Autunno rovente

Renzinello

 

 

di Nello BALZANO

La situazione è sempre più pesante, le fratture che si stanno generando nel Paese sono sempre più profonde e pensare che si possa ristabilire un clima di collaborazione e sinergia tra le parti in causa, sta diventando sempre più un’utopia.

Qual è il limite di questo governo presieduto da Renzi, cerco di darmi una risposta il più possibile avulsa dai miei pregiudizi.
Al momento la più plausibile è che sta improntando una strategia politica che va molto oltre le prerogative che doveva avere, perché sostengo questo è semplice, la legislatura doveva vedere un periodo di riforme condivise, la rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica, rappresentava quel significato, il fatto che a breve si dimetterà, a mio giudizio non è un aver raggiunto l’obiettivo, ma la presa d’atto che l’aspetto tecnico, rappresentato dalle larghe intese, che doveva dare determinati risultati si è concluso prima del tempo.

Sono sotto gli occhi di tutti le differenze tra il governo Letta e l’attuale, il primo aveva interpretato quello spirito, non cercava una legittimazione politica, ma una possibile realizzazione di passaggi economici e non, condivisi, soprattutto si era dato una scadenza ravvicinata, consapevole che una tale situazione, se prorogata molto nel tempo, avrebbe compromesso la già bassa credibilità politica di chi sosteneva il governo.

La strategia di Renzi pur se con una legittima fiammata iniziale, dovuta alle aspettative dopo le primarie, al risultato elettorale delle Europee, sta segnando il passo, il perché, secondo me, è da ricercare proprio nella strada scelta, l’aver voluto accentrare l’attenzione sulla sua figura, il continuo cercare di far passare come protagonista dell’azione politica un Partito Democratico che non è maggioranza in una Camera fondamentale come il Senato e che non esclude problemi anche nella camera dei Deputati, l’obiettivo di voler portare la legislatura alla scadenza naturale, deve per forza ricercare compromessi difficili se non impossibili con una linea politica opposta, il che si contraddice con il percorso intrapreso.

Da qui la nascita di un movimento estemporaneo, ma legittimo, di un popolo che non si riconosce in queste politiche, quello della sinistra con tutte le conseguenze del caso, e sinceramente rimango interdetto quando si sente il Presidente del Consiglio raffigurarsi come vittima di una serie di contrasti con chi rappresenta un mondo che è parte fondamentale di quella parte politica, non può confrontarsi con le vicissitudini del Governo Monti, che non aveva mire, ma solamente calcoli ragionieristici, che per forza di cosa colpiva dove erano presenti più risorse, ma soprattutto godeva di un sostegno leale, pagato a duro prezzo nel risultato elettorale, di un PD che agli occhi di tutti rappresentava le aspettative di un elettorato di centro sinistra.

La nascita di una nuova componente politica di sinistra in questo momento rappresenta la cosa più salutare per il Paese, non perché mi sento parte in causa, ma proprio perché non si riesce a vedere una soluzione credibile nel panorama politico attuale, non deve spaventare nessuno, anzi c’è da augurarsi questo passaggio, perché l’elettorato di sinistra proprio per le sue caratteristiche è difficile da interpretare nei suoi movimenti, può disertare il voto, o addirittura proprio per i difficili momenti economici che sta attraversando ricercare aiuto da chi con facili promesse o facendoti vedere nemici, parti della società che soffrono più di te, cambiare atteggiamento.

Non vedo alternative quindi a questa situazione, se non un’inversione di marcia del Presidente del Consiglio che azzererebbe le aspettative dei suoi sostenitori, non è un caso che abbia limitato al massimo, la discussioni nei luoghi deputati (circoli), non è un caso l’evitare il confronto con chi è in difficoltà, ma consentirlo solo a chi ti crea un alone di positività, con questo atteggiamento gli scontri di piazza, di protesta di chi si sente trascurato devono considerarsi scontati non destare sorpresa e contrarietà; il sindacato (la CGIL in particolare), rappresenta un argine importante a derive pericolose, pur con i suoi limiti, grazie alle competenze, all’organizzazione capillare, riesce a interpretare il malcontento, non con sterili posizioni, ma con proposte che andrebbero ascoltate, che andrebbero soprattutto mediate con quelle governative.

La sinistra che nascerà non sarà conservativa, non sarà di semplice contrasto, sarà una sinistra di proposta, che si inserirà nella discussione cercando di armonizzare le aspettative di ogni parte sociale, ma tenendo fermi più punti: la difesa dei più deboli, la solidarietà, il diritto di crescere partendo tutti dalla stessa linea e con gli stessi mezzi, il contrasto alle politiche esclusivamente di stampo finanziario, il rispetto delle dignità in ogni luogo di tutti.

Noi di sinistra accettiamo con sarcasmo e simpatia l’essere definiti “gufi”, però una cosa è certa: non saremo mai “ALLOCCHI”

 

 

(foto dal web)

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