Antifascismo, se non ora quando?

Striscione-antifascista-GC-610x250

 

di Ivana FABRIS

Il fascismo è il fascismo, ed assume molteplici forme, si manifesta sotto diversi aspetti, veste panni più affidabili di quelli di una camicia nera ma di certo non meno pericolosi.

Ho letto con interesse e partecipazione quanto scritto, qui, da Christian Raimo che stimo e seguo sempre, e una domanda mi è salita alla mente: perchè.
Perchè è successo che l’antifascismo sia diventato, nell’immaginario collettivo, qualcosa che appartiene al passato, perchè se ne sia fatto un vessillo di tempi che furono, perchè si sia voluta cancellare, così, una parte di storia italiana addirittura mistificandola e manipolandola.

A differenza di Raimo, io li ho vissuti personalmente certi passaggi, li ho vissuti negli anni ’80 con la consapevolezza di essere tra quei ‘vecchi’ che nell’antifascismo crederanno fermamente sempre e, proprio condividendo altrettanto fermamente il pensiero di Luzzatto, ci ho cresciuto le mie figlie nella conoscenza di ciò che è stato e di ciò che potrebbe ancora essere anche se espresso sotto altre forme. Altrettanto con la fermezza del far comprendere che essere antifascisti non significa necessariamente essere comunisti ma che, anche se fosse, non sarebbe certo un disvalore, pensando al comunismo italiano e a quello che per l’Italia ha rappresentato.

Ma intanto è successo, è successo che ad un dato punto della storia, qualcuno ha cominciato a propagandare l’idea che si dovessero superare le contrapposizioni politiche, che si dovesse abbandonare quel sentimento di rifiuto di ciò che era stato il fascismo durante l’ultimo conflitto, che si dovesse cominciare a guardare avanti senza più pensare al passato.
Anche l’azzeramento della conflittualità, tra le diverse parti politiche, è stato spacciato come qualcosa di necessario, di indispensabile alla crescita culturale e sociale di questo paese.

Mi sono battuta contro questo concetto, non tanto perchè sia una nostalgica ma perchè ho sempre ritenuto pericolosissimo il meccanismo che si profilava: buttare il bambino con l’acqua sporca.
Ma non solo. La pericolosità dell’annullare la conflittualità ha poi creato le basi per arrivare a ciò che abbiamo oggi, a governi non espressi dal popolo, al Partito Unico della Nazione, all’impedire alla gente di riconoscere una vera destra e una vera sinistra nel Paese, con tutto ciò che comporta oggi e comporterà domani.

Così, in nome di una presunta pacificazione post-bellica, qualcuno ha usato quel messaggio e anzichè farne materia di elaborazione degli errori del passato, con un colpo di mano, dato in modo subdolamente ‘gentile’ e continuativo, è riuscito non solo a far perdere di vista il fatto che il fascismo è qualcosa da combattere per ciò che rappresenta a livello culturale, ma ha anche fatto sì che quegli anticorpi acquisiti con la storia della Resistenza nel nostro paese, diventassero inefficaci.
Insieme a questo, ha cambiato l’antropologia anche del popolo della sinistra italiana che ormai accetta e tollera tutto in nome della governabilità.

Inoltre, svilire, sminuire, rendere obsoleto l’antifascismo, nella narrazione che ci propinano ormai da quasi trent’anni, ha creato uno strappo profondo nel sistema immunitario di questo Paese e il continuo riproporsi di eventi come quelli legati a CasaPound, lo dimostra apertamente.
Mai e poi mai, in Italia, fino a qualche anno fa, sarebbe stato possibile da parte di organizzazioni di estrema destra, alzare la testa fino al punto che osserviamo oggi e pare che, fatto salvo una certa fascia di persone più politicizzate, passi come assolutamente normale, nell’indifferenza di molti.

Ben vengano, a questo punto, insegnanti come il Prof. Raimo che, all’interno del sistema scolastico, quello che abbiamo oggi, tra l’altro, riesce a veicolare messaggi essenziali alla riparazione del danno ma non basta. Serve che anche le famiglie facciano il loro dovere civile e politico, ed è proprio su questo che nutro serie preoccupazioni e dubbi profondi perchè rilevo che non è la crisi economica ad aver determinato questa totale indifferenza e impermeabilità alla politica ma la perdita del conflitto, qualcosa su cui la maggioranza delle famiglie stesse costruiscono la loro identità, contribuendo così, a generare e formare individui incapaci di discussione, di contrapposizione, di ribellione e, pertanto, funzionali alla società che si sta via via costruendo.

Una società dove saranno tutti sempre più uguali, a livello politico, ma in cui le diversità e soprattutto le diseguaglianze saranno tali da generare il più orrendo dei passaggi storici mai visti e in una società costituita soprattutto da individui incapaci di criticismo e di provare la voglia di reagire e ribellarsi perchè nessuno gliel’ha insegnato in nome di una presunta, illusoria ed effimera pacificazione.

 

 

(foto dal web)

2 Pensieri su &Idquo;Antifascismo, se non ora quando?

  1. Come si può non concordare su un’analisi così lucida e attinente la realtà.
    È vero. Fanno sentire chi crede e difende ancora i valori dell’antifascismo “vecchi” e “obsoleti”, con la testa perennemente voltata indietro e che non si rende conto che il tempo “è cambiato” ecc. arrivando addirittura a cercare di negare che siano mai esistiti i campi di concentramento e altro.
    Sta anche a noi, però, svegliarci da questo torpore che ormai ci fa un po’ scivolare tutto , addosso trovando come unica arma di non assuefazione il disertare le urne, rendendoci, purtroppo, complici dello sfacelo attuale.
    Forse è proprio per questo che l’antifascismo va combattuto e fa paura perché è stato quel sentimento comune tra persone di varie ideologie di unirsi per lottare per una società diversa e migliore e sicuramente se riuscissimo non solo a ricordare, ma a ritrovare quello spirito i tanti governi non eletti , che hanno ucciso la partecipazione del popolo (il vero valore dell’antifascismo), andrebbero a casa.
    Marisa

    "Mi piace"

    • Indubbiamente la propaganda che è stata utilizzata ha colpito nel segno, soprattutto a sinistra, e credo lo abbiamo visto in tanti.
      Frazionare, dividere e allontanare, avevano uno scopo ben preciso e sicuramente svuotare di significato l’antifascismo era una componente fondamentale del programma.
      Mai come oggi serve riprendere il cammino tornando a parlare di questo e altrettanto serve che la sinistra smetta di dividersi per difendere un leader o una bandiera, se vogliamo che non venga distrutto tutto.
      Dobbiamo essere noi stessi, in primis, a farci portatori di quei valori, uscendo dal silenzio e dalla rassegnazione che ormai attanaglia un popolo che ha sempre saputo lottare.
      Non tutto è perduto ma ognuno di noi deve fare la sua parte per risvegliare dal torpore tutte quelle coscienze che in questo momento tacciono.
      Grazie per aver voluto condividere il tuo pensiero, Marisa, spero (speriamo) di leggerti ancora.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...