Inclusivo sarà lei!

altan andrea

 

 

di Andrea NOBILE

 

Se c’è una parola che mi sta qui, sullo stomaco, è il termine “inclusivo”.
È uno dei vocaboli ‘trendy’ nella discussione politica. E più lo si pronuncia, più l’aggressività e la derisione dell’altro aumentano.
È un’inclusività a senso unico: “ti includo se fai quello che dico io”, pure Renzi è inclusivo, infatti sono diventati tutti renziani.

Sono inclusive anche le cosiddette minoranze Pd che cercano punti di incontro con SEL, sindacato ed elettori delusi del Pd.
Ma se per caso qualcuno non riconosce la loro leadership allora giù botte.
Sono inclusivi quelli che vogliono riprendersi la “ditta”, ma che mollano per strada gli alleati di sinistra per governare con Alfano e non irritare Renzi.

Tutto ha un inizio: il primo degli inclusivi, Uolter ma anche Veltroni, che include Calearo, preti falsi e Binetti varie, sterminando ogni oggetto che si muove a sinistra, sia mai che rubi “consensi”.
Tutti inclusivi, tutti pronti a raccogliere le istanze della sinistra, ma nessuno disponibile a cedere il diritto di sovranità.

Pure gli argomenti, le battaglie comuni divengono oggetto di disputa territoriale, come cani che marcano il territorio, i diversi comitati elettorali rivendicano con veemenza la paternità di una lotta o una proposta che possa raccogliere consensi. Si, proprio così, la priorità non è mica la battaglia da fare, ma il numero di assensi che intestandosela può generare.

Anche Grillo è inclusivo, uno vale uno, basta che non dica o faccia qualche cosa che non sta bene al capo, al costo di veder crollare la sua creatura, garantita da un marchio registrato.
E così, anche la vera grande novità e opportunità politica, perde di appetibilità e di seguito.

Diventano tutti “grillini” piuttosto che cittadini rappresentanti, per buona pace dei tanti bravissimi militanti e parlamentari, la speranza si spegne sulle intemperanze e protagonismi del comico padrone.
Ed è un peccato, un peccato davvero, che tanta novità, che tanta qualità, crolli sotto le randellate di un padre padrone che oggi sembra muoversi mosso solo dal desiderio di smobilitare anche questa speranza e trasformare, con grave dispiacere di molta parte di chi si era impegnato con lui, il movimento in partito.

Io penso ancora che sia molto meglio un movimento, un movimento dove le persone “normali” sono il motore delle idee, delle speranze e delle rivendicazioni, piuttosto che un partito che si aggrappa alla mediaticità di un leader/padrone a cui affidare i propri destini.
Il mio essere “movimentista” nasce da queste considerazioni, nasce dal desiderio di non abbandonare la politica a causa dei politicanti.

Quelli che confondono il termine “inclusione” con il termine “annessione”, o con me o contro di me, vittime, dichiarate o meno, della vocazione maggioritaria che ha come unica priorità un’alta percentuale di voti nell’urna.
La sinistra ha fatto le cose più grandi dai banchi dell’opposizione. Quell’opposizione che la sinistra non considera nemmeno più.

Sono movimentista, perchè è l’unica speranza che vedo all’orizzonte. Ripartendo dai territori e dalle lotte di merito.
Dalle fabbriche perculate dagli innovatori progressisti, le scuole devastate nei fabbricati e nei contenuti, l’ambiente ricordato solo in caso di calamità, i più deboli a cui si scarica la responsabilità di ogni nostro problema (pensionati, immigrati ecc.).

Sono movimentista perchè penso che la degenerazione a cui assistiamo sia figlia di un degrado culturale, di un disinteresse generalizzato per il bene comune, per la cosa pubblica.

Allora la strada per rivedere una qualche luce, passa attraverso l’impegno diretto, la presa di coscienza, l’assunzione di responsabilità in prima persona. Bisogna uscire dalla logica secondo la quale è attraverso un leader che si raggiungono gli obiettivi.

Il nostro futuro siamo NOI e nessun altro. Sono movimentista perchè credo che sebbene sia necessario ricreare, riorganizzare formazioni partitiche strutturate, non vedo all’orizzonte nessuno che abbia la benchè minima caratteristica e/o onestà intellettuale per farlo.

Sono movimentista perchè, in barba alle regole del gioco e ai buoni consigli, nemmeno io riuscirei a depositare una scheda nell’urna così come hanno fatto in Emilia Romagna e Calabria.

Ormai il mio stomaco si ribella a questo meno peggio che puzza troppo e chiamano “voto utile”.
In barba ad ogni vocazione maggioritaria, alle percentuali per poter governare, alle alleanze di comodo ai cartelli elettorali figli della calcolatrice e non della comunione di intenti, dobbiamo riconquistare una nostra identità, quella per cui aver aggiunto la parola centro alla parola sinistra è stato come mescolare la cacca con la cioccolata.

Ripartiamo da noi, perchè, nell’attesa di un messia, ci stanno mandando a fondo.

 

 

 

(immagine dal web)

 

 

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4 Pensieri su &Idquo;Inclusivo sarà lei!

  1. Molto bello e chiaro questo articolo di Andrea Nobile pubblicato su “Essere Sinistra”. Mi sento movimentista anch’io perché la penso esattamente come lui. O i piccoli partiti entrano, non più come partiti, ma come elettori e condivisori di idee e di progetti di sinistra nel nostro movimento o se ne stiano fuori. Non abbiamo bisogno di giochi e giochini di potere. Ne abbiamo visti già troppi!

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  2. L’ha ribloggato su transiberianie ha commentato:
    “Allora la strada per rivedere una qualche luce, passa attraverso l’impegno diretto, la presa di coscienza, l’assunzione di responsabilità in prima persona. Bisogna uscire dalla logica secondo la quale è attraverso un leader che si raggiungono gli obiettivi.

    Il nostro futuro siamo NOI e nessun altro. ”

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