In Liguria i nodi sono arrivati al pettine (1° parte)

cofferati 2

 

di Nello BALZANO

L’ANTEFATTO

Il 17 gennaio 2015 in Liguria si è definitivamente chiarita la situazione. L’uscita dal Partito Democratico dell’On. Sergio COFFERATI, membro dell’Europarlamento, eletto per un secondo mandato nel collegio nord-ovest, in occasione delle ultime elezioni Europee (per intenderci quelle del famigerato 40,8%), ha rappresentato la possibilità di un cambiamento concreto nella Politica ligure, che potrebbe forse dare una svolta per chiarire, una volta per tutte, le contraddizioni presenti anche a livello nazionale, nella compagine del centro-sinistra.

Occorre descrivere però gli antefatti che permettono di comprendere questo passaggio: nella regione Liguria il 17 maggio si svolgeranno le elezioni per rinnovare l’amministrazione, ad oggi presieduta dall’on. Claudio BURLANDO non più ricandidabile perché al termine del suo secondo mandato.
Da quasi 2 anni è iniziata una campagna elettorale alla luce del sole che vedeva, senza proposte alternative, l’assessore Raffaella PAITA sostenuta dal presidente, tutta la giunta, ad eccezione dell’assessore alla sanità MONTALDO, e dei consiglieri di maggioranza rimasti ancora in carica, visto che dopo l’apertura delle indagini della Magistratura a carico degli esponenti dell’Italia dei Valori, UDC per la maggioranza, più alcuni consiglieri dell’opposizione, atte a verificare l’utilizzo improprio dei fondi a disposizione dei membri del Consiglio, hanno provocato diverse decadenze e dimissioni compresi 2 presidenti dello stesso Consiglio regionale.

Con l’elezione del Segretario Nazionale del PD Matteo RENZI, come sempre succede, il carro del vincitore attrae molto e tra i “passeggeri”, molti consiglieri e appartenenti della giunta, in molti casi cambiando radicalmente opinione rispetto ai sostegni del passato recente a partire dal Presidente. Tutto ciò che si rende chiaramente visibile nel momento dell’apertura delle primarie per l’elezione del Segretario regionale, sono i 3 candidati: il renziano CAVARRA, il cuperliano LUNARDON ed il civatiano GAGGERO, presi in un’aspra battaglia che vede tra i temi principali anche la gestione dell’amministrazione regionale, criticata da LUNARDON, da GAGGERO e per niente da CAVARRA.

Facile immaginare gli schieramenti, nonostante ciò gli elettori indirizzavano il risultato finale in una spaccatura del Partito che ha visto  prevalere nel risultato LUNARDON su CAVARRA, ha visto GAGGERO diventare ago della bilancia. Quest’ultimo poi, ha deciso di astenersi con i suoi delegati, condizione che ha costretto LUNARDON ad una non facile mediazione per ottenere la maggioranza dell’assemblea.

La campagna elettorale di LUNARDON come detto sopra, chiedeva all’Amministrazione regionale un cambio di passo – visto il continuo declino della Liguria su tutti i fronti – chiedeva la fine di finanziamenti a pioggia nei confronti degli enti locali letti come la creazione di un consenso, il cambio della legge elettorale – in particolare l’abolizione del cosiddetto listino – che permette di eleggere un certo numero di Consiglieri senza indicare le preferenze e misure simboliche, ma che dovevano dare un segno a chi chiedeva più sobrietà e moralità, quali ad esempio, la riduzione dell’indennità al livello di quella dei sindaci metropolitani.
Nessuna di queste richieste è stata recepita, la Maggioranza continuava (anche con molte difficoltà per le inchieste giudiziarie, che in un altro filone vedeva coinvolta anche la componente del PD), nella sua normale “routine”, marciava quindi a pieno ritmo la campagna elettorale.

Il percorso verso le primarie si era avviato nell’estate scorsa: piccole schermaglie tra l’assessore PAITA con altri contendenti che non potevano godere dello stesso sostegno, visibilità, ma soprattutto dei suoi mezzi; seguivano ritiri, rimbalzavano ipotesi di un super candidato imposto “dall’alto”, che poi non ha visto la luce, fino alla presentazione della candidatura di Cofferati.

Per coloro che speravano in una soluzione idonea per contrastare la candidata di Burlando, tutto sembrava prendere un’altra piega. L’Europarlamentare godeva di un forte sostegno della base, di elettori di sinistra e del segretario LUNARDON, che usciva dalle vesti di arbitro, sostenendolo, in piena coerenza con quanto detto prima della sua elezione. I presupposti che convincevano molti, senza distinzione di “corrente” al suo sostegno, era la formazione di un’alleanza chiara senza equivoci di centrosinistra, così come dovrebbe essere nella natura del PD, evitando di confondere le acque come invece è successo a livello nazionale, perché le elezioni regionali determinano senza ombra di dubbio una chiara maggioranza, più un netto distinguo dall’attività della Giunta regionale in carica ritenuta inefficace.

Nessuno poteva dubitare della sua buona fede, la sua storia i suoi principi ne erano la chiara testimonianza, l’intento era rimediare alla disaffezione che ha visto in ultimo, proprio in occasione delle elezioni regionali, molti elettori di sinistra non recarsi alle urne come avvenuto in Emilia Romagna, evento unico nella storia repubblicana, dove meno del 38% degli elettori, si sono presentati al voto.

Nel frattempo si verificavano gli eventi alluvionali che, per l’ennesima volta, hanno visto tutte le province colpite con vittime e danni, in particolare la città di Genova, che ha assistito inerme alla replica del 2011: esasperazione, rimbalzi di responsabilità che investono soprattutto l’Amministrazione regionale che ha come responsabile nel settore della Protezione Civile proprio l’assessore PAITA, della data che doveva vedere lo svolgimento delle primarie del 21 dicembre, se ne è riconosciuta l’inopportunità (la prima richiesta è di COFFERATI) , si è deciso, quindi, di posticiparle all’11 gennaio, 20 giorni che risulteranno decisivi che ribalteranno un risultato dato per scontato sia da chi lo sosteneva, sia dai pochi sondaggi effettuati, che ipotizzavano una vittoria del “Cinese”, ma era chiaro a tutti che le condizioni date non permettevano nessun opportunismo, il giorno scelto era l’unico elemento di chiarezza e responsabilità dovuta.

Venti giorni che nonostante comprendessero le festività natalizie, sono stati un continuo di colpi di scena.
Gli argomenti non erano più, come naturale che fossero, in un perimetro politico chiaro, le posizioni programmatiche delle principali prerogative amministrative passate in secondo piano, la candidata PAITA doveva recuperare un distacco che non aveva messo in conto.
A quel punto sono partiti quindi, attacchi verso i sostenitori, alla compagine che secondo la PAITA “rischiava” di essere ostaggio della “sinistra” e con una modalità impropria, lei stessa “ha accolto” di buon grado il sostegno del centro-destra, in una sorta di emulazione dell’agire del segretario nazionale, con la netta differenza che quest’ultimo si appoggiava ai delusi di quella parte politica, strategia che ha dato i suoi frutti, ella invece, probabilmente per la ristrettezza dei tempi, ha sollecitato direttamente esponenti di rilievo per moltiplicare più rapidamente, la ricerca dei voti necessari.

Non c’era giorno che amministratori e dirigenti importanti del centro-destra non le impartissero elogi e riconoscimenti di capacità, auspicando alleanze e collaborazione. E, dulcis in fundo, è arrivata anche “la ciliegina sulla torta”, la “benedizione” della Ministro della Difesa PINOTTI, che ha confermato la strategia di replicare l’esperienza nazionale come la via maestra (evento da tutti ritenuto straordinario, pur se da molti, compreso il sottoscritto, infausto, tanto da abbandonare il Partito), nelle sue parole si intravvedeva anche un eventuale plauso del Premier RENZI.

Questo lo snodarsi della vicenda. Domani le mie riflessioni personali su tutto quanto sopraesposto ed anche altro.

 

(foto dal web)

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