Il volare alto e la ferocia (Riflessioni, 1° parte)

parigi

 

di Gianni MARCHETTO

Le foto dei ragazzi

• La foto del ragazzino che in Siria spara alla nuca dei prigionieri o le due ragazzine nere che si fanno esplodere in mezzo ad altre persone in un mercato in Nigeria mi hanno decisamente sconvolto per il loro intento feroce. Feroce evidentemente in chi li ha fatti fare, non nei ragazzi che materialmente li hanno fatti.

• Riflettendoci su, un momento dopo mi hanno fatto pensare a quanta ferocia ci sia in chi ha pensato all’utilizzo di “droni” per bombardare (tecnologicamente) siti nemici (arabi).

• Chi aveva iniziato erano stati gli americani nella guerra in Vietnam che, con i B52, volavano talmente alto che neanche la contraerea li raggiungeva. Per converso i vietnamiti quando catturavano gli americani come prigionieri non andavano molto sul tenero.

La disumanizzazione dello scontro

• Tutte le guerre sono feroci. Mi pare di capire, però, che in questi ultimi decenni sia in atto un salto di “qualità” in termini di ferocia. Da un lato le tecnologie in mano agli eserciti e agli specialisti bianchi portano appunto al “volare alto” o a far volare le macchine senza gli uomini a bordo, dall’altro i disperati di questo mondo accentuano le loro motivazioni allo scontro con scuse religiose, ci va infatti una “buona ragione” per farsi esplodere o per essere fieri dei propri figli “martiri”.

• Le mie riflessioni attuali, muovono da un particolare assunto: in quest’epoca il liberismo dominante ha prodotto una regressione della coscienza nelle masse diseredate sia nell’occidente e maggiormente nei paesi del “terzo mondo” e in particolare nei paesi del Medio Oriente. Ma, in parte, questa regressione riguarda anche la coscienza delle classi al potere: tutte dedite al “farsi ricco in fretta” e non più con una visione generale di egemonia sulla società, da una parte, e dall’altra un ristretto numero di persone (grandi manager, finanzieri, ecc.) sono diventati apolidi, “volano talmente alto” che manco li vediamo: è come se avessimo perso la nostra controparte.

• In questo contesto assistiamo anche nella nostra civilissima Europa ad una regressione nei diritti dell’individuo che da persona, man mano, è stato trasformato in numero e in merce tra le merci.

Il 1789 e la rivoluzione borghese

• Personalmente credo di essere figlio di quella Rivoluzione e delle sue parole d’ordine: Liberté, Égalité, Fraternité. Credo di essere pure figlio dell’Illuminismo e di ciò che quella rivoluzione ci ha dato: l’ascesa della borghesia al potere (tagliando le teste ai nobili, al clero, ai proprietari fondiari) e con il risultato di aver distinto il potere della Chiesa (e quindi della religione) da quello dello Stato. Di una diversa e innovata presenza dell’individuo nella società. Cosa, questa, che fa differenza tra l’Europa e il resto del mondo.
Domanda: questo processo e valso per tutti ed è a senso unico, in avanti? No, a me non pare. Non lo è mai stato per tutti e in questi ultimi decenni mi pare ci siano forze che tendono a ripristinare il passato.

• In gioventù attraverso la mia adesione al pensiero di Marx e di Gramsci e alla mia militanza nel PCI e nella FIOM-CGIL, ho pure “emancipato” la mia visione del mondo diventando un non credente. La lettura della “Sacra famiglia” di Marx mi ha convinto: la religione (tutte le religioni) è l’oppio dei popoli!
Se c’è una epoca in cui questo è vero è proprio la nostra: non basta solo vedere l’estremismo islamico con le sue aberrazioni ma anche certi rigurgiti nelle nostre società all’ombra di altrettanti fondamentalismi (cristiani, populistici, razzisti, ecc.).
Devo dire, comunque, che nella mia esistenza ho avuto modo di lavorare e di imparare un sacco di cose anche da persone credenti le quali, però, non perdevano neanche un secondo nel tentare la mia “conversione”. Quindi ne viene che credenti e non, siamo tutti figli del 1789.
Domanda: nel mondo arabo, nell’Islam c’è quanto di analogo a questa nostra storia? Io faccio fatica a vederla.
Mi pare sia in atto una vera e propria “guerra civile” tra gli arabi per avere il sopravvento. (segue…)

 

(foto dal web)

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4 Pensieri su &Idquo;Il volare alto e la ferocia (Riflessioni, 1° parte)

  1. Non mi trovo d’accordo. Tutte le guerre moderne sono orribili e non esiste atteggiamento cavalleresco: chi può colpire senza essere colpito lo fa e da ben prima del Vietnam. Chi ha più mezzi lo fa di più, e non perché sia più cattivo. Però l’uccisione di prigionieri a sangue freddo viola trattati e quel poco di civiltà a cui si è arrivati. Peggio ancora ostentare sangue e spietatezza come propri caratteri distintivi ed esemplari per gli altri. Preferisco l’ipocrisia, se debbo scegliere. Sono per vedere sempre i bombardamenti dalla parte di chi sta sotto, però non tutti i nemici dei miei nemici sono miei amici. I droni sono un mezzo, per quanto spietato, forse meno distruttivo dei bombardieri. L’eventuale orrore è in chi li guida.

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  2. Aggiungo un commento alla questione centrale dell’articolo, cioè l’Islam e l’89. Vedo due cose da tenere presenti: da un lato la religione è un pretesto per una riscossa araba contro l’occidente che lo avrebbe umiliato negli ultimi secoli e in particolare con Israele (non è del tutto vero, ma molti la sentono così). Dall’altro le società più tradizionali sono ormai invase dal modo di vedere occidentale e sono terrorizzate dal cambiamento. Precedentemente avevano meno paura perché erano più compatte, e molti erano affascinati dagli aspetti liberatori della modernità. Il marxismo si presentava contemporaneamente moderno e critico della modernità, perfetto per società che volevano rinnovarsi senza sottomettersi. La sua caduta (del marxismo) segna forse la fine dell’egemonia intellettuale occidentale.

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    • caro P. Henrici, sono abbastanza d’accordo con i rilievi che fai al mio articolo (ti mando per completezza l’articolo completo). Lungi da me prendere parte per chicchessia. La guerra, qualsiasi guerra è sempre feroce. Penso che anche nel mondo mussulmano si debba fare strada una sorta di “laicismo” così come anche noi occidentali l’abbiamo conosciuto dal 1789 in poi (anche se non abbiamo vinto su tutta la linea). Non capisco però il tuo rilievo “all’uccisione a sangue freddo di prigionieri”, perchè “viola trattati”. C’è un qualche trattato invece che dà la possibilità di usare droni, napalm, e ogni altra schifezza? il problema ci riporta a capo 12.
      Grazie comunque – Gianni Marchetto

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      • Il tuo controrilievo è giusto, però mi lascia insoddisfatto. Trovo che atti di guerra, come i droni, il napalm ecc. siano comunque diversi dall’uccisione pubblica e a sangue freddo di prigionieri con le modalità più “terrorizzanti” possibili e atteggiandosi a giustizieri. Non voglio dire che siano più “umani”, voglio dire che non solo sono atti di guerra, ma sono atti di esaltazione della guerra, fatti neanche per vincerla, ma per provocarla ed estenderla.Queste caratteristiche, propriamente “terroristiche” ci sono anche in ogni atto di guerra, droni ecc., ma non come elemento essenziale e prevalente come nelle esecuzioni messe su internet. Questo volevo dire: non mi piace attenuare la condanna di queste cose annegandole nel mare degli orrori di ogni tipo. Mi sembra che abbiano dentro una qualità e una volontà malefica particolari. Con questo non giustifico né attenuo il giudizio sui droni e i bombardamenti e le altre forme di orrore tecnologicamente avanzato, però mi sembra che le esecuzioni pubbliche con l’ostentazione del disprezzo e la svalutazione degli uccisi facciano un altro passo avanti nell’orrore.

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