Oltre questa Sinistra, per Una, vera Sinistra

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di Francesco GENTILINI
(dal suo blog Bereshit)

 

Premessa introduttiva della Redazione di Essere Sinistra

Abbiamo ricevuto da un blogger nostro lettore, un suo scritto, e ci fa piacere proporvelo come spunto per un’ulteriore riflessione su quanto sta avvenendo in questi ultimi giorni a Milano, allo Human Factor organizzato da SEL.
Quella di Francesco Gentilini, che ringraziamo per il contributo, è senz’altro un’analisi ragionata e ben argomentata che non fa sconti a nessuno nella critica. Di conseguenza, ci aspettiamo che non sarà pienamente gradita a tutti i lettori.
Riteniamo, però, che meriti di essere sottoposta alla vostra attenzione e discussa, visto lo scenario politico attuale a sinistra, ma anche perchè l’autore ha sicuramente scritto nutrendo una profonda speranza e non poca passione per una vera Sinistra.

La Redazione 


 

C’è una data, un luogo e un nome.
23-24-25 Gennaio 2015, Via Turati 34 a Milano, Human Factor.

Ora, scrivere di questa iniziativa potrebbe venir inteso come presa di parte in sé: scrivendone bene ci si schiererebbe dalla parte degli Apostoli, scrivendone male, invece, dalla parte della Lista Tsipras e dello zoccolo duro di Rifondazione (per comodità – ma con atroce semplificazione – definiamola “area Revelli”).

Si tratta chiaramente di una distinzione semplicistica e barbara, ma non è raro incontrare questo dualismo insensato nelle discussioni tra compagni di aree diverse nelle assemblee o sui social network. Il tutto a causa di una incomunicabilità formale che è difficile spiegare, ma che di sicuro ha, come dirò anche più avanti, origine in un passato travagliato.

Io cercherò di non prendere una parte (come se ci fosse da prenderne una e la scelta fosse solo tra due – credo che nella Sinistra italiana oggi esistano tante linee politiche quanti iscritti e/simpatizzanti), ma di analizzare questo nuovo passaggio della sinistra orfana di futuro con qualche accenno al momento generale che sta vivendo, in Italia e in Europa.

(Premessa: prima di proseguire vorrei dare per scontata una visione della situazione della Sinistra in Italia ben sintetizzata da Pucciarelli in questo articolo.)

Per prima cosa, vorrei soffocare definitivamente una polemica abbastanza squallida e inconcludente, cominciata con un articolo abbastanza tirato via e arido di Gramellini e ripresa in seguito da Guido Viale, ovvero quella sul nome: di sicuro se ne sarebbero potuti trovare di più originali, tutti sono allenatori della nazionale in fondo, ma la scelta di parlare già dal titolo di Uomo in un periodo in cui, come direbbe Murray Bookchin, il problema della sinistra è diventato solo con quali partiti fare alleanze, e non quale tipo di individuo si desideri per (cambiare) questo mondo e viceversa, è, a mio parere, molto fortunata.
Senza una chiara epistemologia dell’uomo postmoderno non c’è alcuna speranza di giungere ad una comprensione chiara del distacco tra politica e vita reale al giorno d’oggi. E senza questa comprensione non si può sperare di parlare ai precari, ai giovani, agli imprenditori, ai migranti, ai lavoratori, a chiunque non sia un “militante”. Anche perché solo coi militanti, come si è visto, non solo non si fa la Rivoluzione, ma nemmeno si riesce a parlare una lingua comune. Per di più, non vedo come a persone che provengono dalla cultura dell’internazionalismo possa dare fastidio un nome in inglese; anzi, mi sorprendo che ancora i congressi, le assemblee e le piattaforme della Sinistra in Italia non traducano tutti i loro documenti almeno in inglese, se non anche (sembrerebbe il minimo) in francese, tedesco e spagnolo.
Onestamente questo sembra l’ennesimo dibattito circolare e sterile di una Sinistra che si divide sulle sigle, sui simboli e sul ricordo di vecchie ferite, senza arrivare a toccare le proposte per un futuro migliore, sulle quali ci si trova spesso quasi d’accordo.

Ecco, se c’è un esempio di metodo che dobbiamo fare nostro dall’esperienza di Syriza di sicuro è quello della discussione sui punti di convergenza. Come racconta spesso Argyrios Panagopoulos, i partiti greci hanno deciso di dividere i temi tra “cose su cui siamo d’accordo” e “cose su cui divergiamo”, lavorando sulle prime e tornando sulle seconde solo in un secondo tempo, scoprendo ben presto che la diversità li aveva arricchiti e non impoveriti.

Ad ogni modo, per andare oltre alle formalità, serve ora capire la natura e le potenzialità di questo incontro.

Human Factor nasce come un congresso di SEL. Sarà pure un congresso programmatico, aperto a tutti, ma resta un congresso di SEL. Questo apparentemente piccolo dettaglio comporta alcune conseguenze non prive di peso.
In primis, l’egida del partito sull’iniziativa “scoraggia” l’interesse di tutti quei movimenti e partiti extraparlamentari che percepiscono avversione per Vendola e i suoi, a volte a ragion veduta (si vedano le elezioni regionali in Emilia Romagna), a volte per il puro sport di giocare a chi è più rosso e a denigrare chi prova a sporcarsi le mani e a compromettersi, sport diffuso assai in Italia. Sia chiaro, anche io provo molta diffidenza riguardo SEL e le sue scelte di linea, ed in particolar modo verso la sua dirigenza, nazionale e locale, che non credo rappresenti il meglio di un partito che si regge soprattutto su militanti instancabili, amministratori (quasi sempre) capaci e parlamentari superbi.
In secondo luogo, un congresso per definizione è un luogo appannaggio di iscritti e militanti, in cui gli esterni, per quanto invitati ed ascoltati, hanno puro ruolo di rappresentanza (di sé stessi) e nient’altro.

Inoltre, l’iniziativa nasce all’ombra di due documenti (già citati da Viale nel suo articolo) che non agilitano le cose. Analizziamoli con ordine.

Il primo, “Per Introdurre”, da subito si concentra sull’Uomo attraverso una dialettica poetica e astratta, assolutamente dolce e condivisibile, ma che resta lontana dai problemi concreti dell’ “oggi-Italia”. La sua trattazione (che ricorda l’articolo di Giuseppe Ferraro “Generazioni e Ideologie” apparso su Mimesis), spiega bene, e in modo a volte anche un po’ pleonastico, gli effetti del turbocapitalismo neoliberista sulla vita dei contemporanei, in particolare i giovani, e sul pianeta. Ricorda ancora (se ce n’era bisogno) del disperato bisogno di una Sinistra nuova, una Sinistra “della crescita umana”, che richiami ai valori e alle forze esterne al mercato.
Argomenta anche contro le logiche di potere (di cui anche SEL fa uso spesso) che portano a difendere il proprio giardinetto, per paura di perderlo, piuttosto che lavorare per “issare una bandiera più grande tutti insieme”, come disse Casarini (che ha parlato di Human Factor in questa intervista) al congresso di inizio anno.

Insomma, fin qui niente di che e niente di nuovo. E’ il secondo documento, “Per Organizzarci“, quello che mi preoccupa, e non poco.

Si tratta di un documento senza capo né coda, scritto col solito stile incomprensibile, che tutto vuol dire e niente dice, della sinistra (stavolta con “s” minuscola) autoerotica davanti al suono della sua voce.
Dopo aver preso timidamente atto che il partito non rappresenta nessuno, e che i suoi apparati dirigenti non hanno impatto positivo a nessun livello, politico od organizzativo che sia, si arriva a voler partire da una nuova “mission” (qui sì che la scelta dell’inglese è orrenda, oltre che incomprensibile) che si propone, da un lato, di dare più potere ai circoli (secondo la logica, secondo me perversa, del “partito liquido”, di cui si stanno vedendo gli effetti nel PD) e, dall’altro, di aprirsi “oltre SEL” (che così vuol dire tutto e quindi niente).
Il primo lato della mission, di fatti, non cambia granché rispetto allo stato attuale delle cose, dove ogni circolo fa come gli pare in assenza di organi forti e di scambio democratico sopra di esso, e le federazioni (insieme ai coordinamenti) restano luoghi spesso autoreferenziali distanti dagli iscritti che non forniscono nemmeno verbali delle loro attività.
Se proprio vogliamo fare critiche linguistiche, anziché criticare grossolanamente la scelta di una lingua, potremmo discutere del fatto che una volta i circoli si chiamavano “sezioni”. Si è passati quindi da una apertura che permette uno sguardo all’interno, ad una forma simmetrica con caratteristiche non replicabili con altre geometrie e, soprattutto, non comunicante con l’esterno.

E’ però sull’apertura alla società del partito (su cui nessuno credo abbia niente da dire a livello teorico) che credo si arrivi all’insensatezza totale: infatti, dopo essersi ricordati che SEL era “nata per morire” sin dalla sua fondazione, con l’intento di aiutare e guidare un processo più ampio della Sinistra, gli autori (che ancora non si sa chi siano) propongono cose abbastanza stravaganti. In ordine: un “albo della sinistra” di persone da consultare per quasi tutte le scelte di linea, a vari livelli, che suona come un’idea poco seria, non solo perché pochi esterni a SEL credo si farebbero attirare da questa idea, ma anche perché non si capisce cosa diavolo ci stiano a fare dei coordinamenti e delle dirigenze se poi le scelte le prendiamo noi iscritti (tanto vale che il partito sia “degli iscritti”, senza dirigenti); una quota percentuale di”esterni” presenti nella dirigenza del partito. Una formalità assolutamente senza nucleo, che non vedo quali effetti positivi possa avere sul partito (il testo non lo dice). Si profila quindi una volontà di riformare il partito (direi più di “snaturare”) senza però cambiarne quasi per niente la struttura, il che credo rifletta la mancanza quasi totale di cultura politica che SEL vive profondamente nei suoi dirigenti.

Per fortuna il documento si conclude riconoscendo la sua non sufficienza e il bisogno di una discussione che porti alternative ed emendamenti. C’è quindi da sperare che qualche valido gruppo volenteroso di iscritti o di dirigenti locali di SEL (ce ne sono tantissimi) riesca a proporre un “controdocumento” che riporti tutti al buonsenso. Non in un’ottica conservatrice di salvaguardia della situazione attuale, ma di un cambiamento vero (e non solo di qualche piccola formalità) di SEL.
Un partito che ha bisogno di più linfa, trasparenza decisionale e autorità nei suoi organi, se vuole restare un partito. Un partito che, allo stesso tempo, deve trovare una dimensione “di strada” per entrare in contatto con la Lotta (non scrivo “le lotte” perché in fondo si tratta della stessa cosa), una dimensione “giovane” per trovare il coraggio di chi non ha nulla da difendere. Un partito fondamentale, come tutti lo sono, per questa Sinistra che verrà, che deve trovare il coraggio di mettersi al pari degli altri in questo processo, cercando di alzare il livello del dibattito con il grande capitale umano, culturale e sociale di cui dispone.

Per concludere, io spero che Milano possa essere un vero inizio, e non solo un gioco di forme. Per fare questo però credo che SEL non basti. Al di là dell’organizzazione rivedibile (a 40 giorni dall’iniziativa ancora non c’è granché sul sito), io credo che Human Factor avrà un senso solo se tutti coloro che, dentro e fuori SEL, hanno a cuore la riuscita di questo progetto, che sta vedendo qualcosa muoversi anche tra le fila del PD, porteranno il loro contributo, critico e radicale, al dibattito, sia direttamente a Milano che attraverso forum e social networks vari. Lo abbiamo già visto, in fondo, che quando ci siamo tutti le cose vengono bene. Troviamoci quindi attorno ad un tavolo; a casa di chi, non ha importanza. Gli amici si vanno a trovare spesso.
A Milano probabilmente non ci saranno grandi finanzieri come Mr. Serra, imprenditori “di tendenza” come il viscido Farinetti o personalità dello spettacolo come Fabio Volo o Pif.
A Milano spero ci saremo NOI, la Sinistra.
Con la voglia di ricordarci che veniamo da lontano e, insieme, lontano andiamo.

 

 

(immagine dal blog Bereshit)

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2 Pensieri su &Idquo;Oltre questa Sinistra, per Una, vera Sinistra

  1. Non sono d’accordo, trovo che gli spunti offerti da “Per Organizzzarsi”, come “l’albo della sinistra”, siano molto interessanti. Credo che i partiti di sinistra soffrano di eccesso di verticismo e di una “democrazia inaccessibile” (da quanti anni Vendola è segretario? E Ferrero? Sel dopo la fondazione ha fatto un solo congresso, che ha contraddetto la linea di Vendola…!).
    Ci serve uno spazio “neutrale” dove tutti i veri democratici possano discutere, autorganizzarsi e prendere decisioni, mettendo da parte gli odi tra fazioni e dirigenze.
    Abbiamo bisogno di più democrazia, ovunque, anche dentro i partiti. Dobbiamo costruire una rete orizzontale, accessibile a tutti, e smetterla con verticismi monolitici. Ridistribuire tutto, a partire dal potere all’interno dei partiti…
    Si guardi l’uso del voto online di Podemos, o degli ottimi strumenti utilizzati da vari partiti pirata (tra cui quello italiano, con il software liquid feedback, malutilizzato da Santoro).
    Grillo ha usato certi strumenti in modo barbaro e assolutamente antidemocratico, e non c’entra nulla con quanto sto dicendo.

    Chiarisco, non sono di SEL e non sono andato a Human Factor (nome orrendo non perché inglese, ma perché sembra “X Factor”…), sono un attivista dell’Altra Europa con Tsipras, e spero/lavoro per come posso per l’unità di chi lotta contro le disuguaglianze. Per un progetto che incarni tutti i valori della sinistra senza aver bisogno di ripetere in continuazione di essere di sinistra…

    Vendola, Civati, Fassina… salutano Tsipras con gioia, però un anno fa si sono schierati contro (Vendola fu costretto dal congresso di SEL a fare dietro front). Che dire, felice che finalmente il fronte si allarghi. Però per costruire bisogna lavorare insieme alla pari, coinvolgendo prima di tutto i singoli, le persone, non solo fusioni a freddo tra partiti.

    Non si può poi sempre dire “uniamo la sinistra; venite da me, la sinistra c’est moi”

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  2. Armando, sono d’accordissimo con te.
    Di “Per Organizzarsi” e dell’ “Albo della Sinistra” non critico l’idea, ma lo stile un po’ troppo inconsistente e pratico….SEL ha secondo me il difetto permanente di dire “è il momento di fare questa cosa!”, e poi non farla mai, delegando con parole vaghe come queste (i congressi sono un milleproroghe continuo).

    Per il resto mi sembra che tu abbia espresso un pensiero molto valido e che condivido.

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