Camping a cinque stelle

Deputati-M5S-640

di Sil Bi

Oggi, per la seconda volta in due anni, il Presidente della Repubblica verrà eletto senza che il Movimento Cinque Stelle si sia reso determinante nella scelta del candidato.

Certo, la manovra in extremis di includere Prodi nella lista delle “quirinarie” – promettendo di votarlo sin dal primo scrutinio se così avesse decretato la consultazione on line degli iscritti – ha probabilmente contribuito ad affrettare la decisione di Renzi per Mattarella, l’unico tra i nomi in campo nelle varie trattative che fosse alla pari con Prodi. Nonostante ciò, però, le esitazioni e le contraddizioni hanno impedito al Movimento di attuare una strategia – quella di sostenere il Professore insieme a Sel fin dal primo momento – che avrebbe potuto davvero sparigliare le carte; in tal modo, i Cinque Stelle si sono condannati, una volta di più, ad una sostanziale irrilevanza.

Può darsi che quella di “restare sull’Aventino” sia stata una consapevole scelta politica: “sporcarsi le mani” sostenendo un candidato condiviso con altri avrebbe infatti tolto al M5S la sua aura di purezza e gli avrebbe fatto perdere il consenso di quello “zoccolo duro” di elettori qualunquisti, schifati dalla politica, che equiparano il compromesso al “compromettersi”. E tuttavia, la reazione rabbiosa con la quale i vari “opinion leaders” del Movimento hanno subito cominciato a demolire la reputazione di Mattarella mi sembra indice di una frustrazione difficile da nascondere.

La mia impressione è che i problemi del M5S siano sempre gli stessi: la contraddizione tra l’originaria vocazione all’opposizione dura e pura e la necessità di ottenere qualche risultato visibile a livello parlamentare; la discrasia tra la “democrazia diretta” del sondaggione (le quirinarie) e il decisionismo dei guru Grillo&Casaleggio; lo sfasamento temporale tra la rapidità dei processi politici e la lentezza del caotico processo decisionale del Movimento (che continua a non avere regole precise e a procedere a strappi, con fughe in avanti dei vertici e una “base” chiamata ad inseguirli faticosamente e ad avallare ex post le giravolte più incredibili).

Al fondo di tutto c’è la natura indeterminata del M5S: non è nè un partito tradizionale, con statuto e organigramma, nè un “partito personale” o comunque dalla guida forte, perchè Grillo esercita una leadership intermittente e spesso contraddittoria a causa dell’interferenza del “socio occulto”, il guru Casaleggio.

E’ un vero peccato, perchè il M5S degli esordi aveva una caratteristica “staminale” che poteva permettergli di evolvere, adattandosi in modo innovativo alla situazione politica. Si trattava davvero di un’entità “totipotente”, perchè aveva in sè tutto: il rapporto diretto con i territori e le energie “dal basso” dei comitati locali; un leader carismatico; un uso un po’ raffazzonato, ma del tutto originale della Rete; una visione potenzialmente dirompente (la democrazia diretta); istanze in linea con quelle dei movimenti globali; la verginità più puramente anti-politica di chi viene, letteralmente, “dalla strada”.

Il deficit di intelligenza politica continua invece a condannare il M5S ad un ruolo un po’ adolescenziale, di ribellione e di pura testimonianza, che certamente gli conserva la simpatia degli elettori più esasperati ed anti-politici, ma gli impedisce di uscire dal “recinto” del 20% e di avvicinarsi al traguardo impossibile della maggioranza assoluta, che – in teoria – è il suo obiettivo.

Lo sarà davvero? O forse i due guru – e gli stessi esponenti pentastellati – preferiscono crogiolarsi nel ruolo di opposizione, rimanendo sull’Aventino a tempo indeterminato? Lo scopriremo solo nel prossimo futuro, dalle mosse successive. Mi auguro, con sincerità, che siano gli iscritti a chiedere un “meet-up nazionale” (non diciamo Congresso, chè potrebbe venir loro l’orticaria…) nel quale discutere e darsi una solida spina dorsale statutaria, una linea ed una leadership chiara, per iniziare ad agire più concretamente sulla scena politica. Altrimenti, vorrà dire che sull’Aventino ci avranno proprio piantato le tende: una scelta comoda, un po’ pigra, che non aiuta certo la nostra già affannata democrazia.

 

(foto dal web)

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