Regalare una cravatta

cravatta

 

di Sil Bi

Ho ascoltato un pezzo della conferenza stampa congiunta di Renzi e Tsipras e da parte del nostro premier ho sentito solo la solita fuffa.
Alla fine ha fatto al collega greco un regalo, per me, orribile dal punto di vista simbolico: una cravatta.

Renzi ha spiegato così il suo dono: poichè giorni fa Tsipras ha detto che non indosserà la cravatta fino a quando la Grecia non sarà uscita dalla crisi, il suo voleva essere una specie di augurio.
Ne ha infatti accompagnato la consegna con le parole: “Noi vogliamo dare una mano vera alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione, ma siamo sicuri che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier indossare una cravatta italiana“.

Mi è sembrato un gesto di un paternalismo incredibile: come a dire “noi la cravatta già ce l’abbiamo, anzi possiamo pure regalartela; mi raccomando, vedi di meritarla“. E quell’inciso, “che non vuol dire dare sempre ragione“, fa capire che, nei suoi negoziati con la Troika, la Grecia non potrà contare più di tanto sul sostegno italiano: l’atteggiamento del nostro Paese sarà aspettare che i vicini ellenici si cavino da guai da soli; il nostro contributo sarà, appunto, solo il fornire al leader greco la cravatta con la quale “celebrare” la fine della crisi.

Nel simbolismo scelto da Tsipras – quello di non indossare la cravatta per mostrarsi vicino al suo popolo più che ai burocrati della Troika – Renzi ha insomma scelto di stare dalla parte degli “incravattati”. E la condiscendenza del donare un capo italiano pare quasi dire: “Basta fare lo scapestrato, impara da noi, rimettiti in riga“.

Direi che in questo passaggio Renzi ha dimostrato pienamente quanto sia naturale per lui essere forte con i deboli e debole con i forti. Sicuramente Frau Merkel avrà apprezzato la sua presa di posizione tutt’altro che determinata in favore della Grecia; speriamo di non doverci trovare mai nella necessità di chiedere un sostegno ai nostri vicini mediterranei, perchè ci meriteremmo una cortese pernacchia.

 

 

(foto dal web)

La speranza è una cosa seria

altan

 

 

di Ivana FABRIS

Un vecchio jingle pubblicitario di quando ero poco più che una bambina, diceva che la fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie.
Ecco il senso del titolo di questo scritto, scelto un po’ parafrasando quel vecchio spot dei primi decenni della televisione italiana che, nel suo essere un po’ banale, dice qualcosa che spesso diamo troppo per scontato.

Ma immagino che vi starete chiedendo cosa c’entri parlare di speranza in un blog che si occupa di politica. Beh, c’entra e parecchio.
C’entra nella misura in cui sia stato proposto il nome di quella che appare (e sicuramente lo è) come una persona perbene, rassicurante nel ruolo di Presidente della Repubblica, ma, a mio modo di vedere, che è stato proposto come operazione di facciata, come restyling, come cortina fumogena per dichiarare al “mondo” che non c’è nessun patto nazarenico, che Lui (Renzi) è un Segretario che ascolta le minoranze, che anche lui si sta rendendo conto dei suoi errori nel fare inguacchi con Silvio Berlusconi, che quelli che parlano di Partito Unico della Nazione, sono solo rosiconi e gufi, invidiosi della sua capacità di vincente, che sta in qualche modo solo cambiando verso un’altra volta. Continua a leggere