La speranza è una cosa seria

altan

 

 

di Ivana FABRIS

Un vecchio jingle pubblicitario di quando ero poco più che una bambina, diceva che la fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie.
Ecco il senso del titolo di questo scritto, scelto un po’ parafrasando quel vecchio spot dei primi decenni della televisione italiana che, nel suo essere un po’ banale, dice qualcosa che spesso diamo troppo per scontato.

Ma immagino che vi starete chiedendo cosa c’entri parlare di speranza in un blog che si occupa di politica. Beh, c’entra e parecchio.
C’entra nella misura in cui sia stato proposto il nome di quella che appare (e sicuramente lo è) come una persona perbene, rassicurante nel ruolo di Presidente della Repubblica, ma, a mio modo di vedere, che è stato proposto come operazione di facciata, come restyling, come cortina fumogena per dichiarare al “mondo” che non c’è nessun patto nazarenico, che Lui (Renzi) è un Segretario che ascolta le minoranze, che anche lui si sta rendendo conto dei suoi errori nel fare inguacchi con Silvio Berlusconi, che quelli che parlano di Partito Unico della Nazione, sono solo rosiconi e gufi, invidiosi della sua capacità di vincente, che sta in qualche modo solo cambiando verso un’altra volta.

C’entra nella misura in cui questa operazione sta portando ad una battuta d’arresto tra le fila di chi, nella base del Pd, aveva raggiunto una certa consapevolezza, quella lucida e razionale, quella che non fa sconti a nessuno, quella che ha portato tantissime persone a pensare che il Pd sia un partito tossico per la sua gente, per il paese e per la democrazia.
E uso la parola tossico non a caso. L’intossicazione, generalmente, è un fenomeno che avviene gradualmente, che si insinua facendo accumulare tossine nell’organismo fino a minarne l’equilibrio e, come accade a livello organico, altrettanto accade a livello del pensiero delle persone.

Umanamente capisco il meccanismo di difesa, di ricerca di rassicurazioni. Una larga fascia del popolo della sinistra, ormai naufrago, esule, profugo, sbandato, senza più riferimenti, senza più rappresentanza, non può nemmeno pensare a certi scenari che fanno troppo male, non riesce neanche ad immaginare di vedere le conquiste di un secolo di lotte e di battaglie, finire miseramente fagocitate dalle fauci del nuovo leader assurgente. Un leader che tutto ha in mente, fuorchè il miglioramento della vita delle fasce più deboli del Paese, fuorchè la protezione della Carta Costituzionale, fuorchè la salvaguardia dei diritti acquisiti, fuorchè il prendere minimamente in considerazione le minoranze del suo partito, della sinistra del suo partito.

Un leader che preme talmente sull’acceleratore delle sue cosiddette riforme che non solo non si preoccupa, ma addirittura è disposto a tutto, persino a scavalcare i principi costituzionali pur di raggiungere i suoi obiettivi.

Questo passaggio sull’elezione del Presidente, per come la vedo io, sa molto di pura propaganda. È stato molto ben gestito, molto sottile nelle mosse compiute sulla scacchiera ma soprattutto è subdolo e perverso nell’aver rinfocolato speranze ormai sepolte declinandole addirittura in illusioni.

Penserete che io sia una cinica disincatata che non crede nella speranza e non è così. Trovo, invece, che nella continua mistificazione a livello comunicativo, si parli di speranza come di un qualcosa di veramente irreale.
Personalmente sono sempre aperta ad ogni possibilità, posso persino concedermi di pensare che gli alieni vivano tra noi sotto mentite spoglie. Ma un conto è l’essere possibilisti, un conto è avere speranza e un altro ancora è illudersi.

La speranza è qualcosa che necessariamente deve attingere ad un principio di realtà, che si costruisce su dati oggettivi, sull’analisi di quanto è accaduto e accade, altrimenti è solo un sognare ad occhi aperti, è proiettare i propri desideri convincendosi che sia possibile realizzarli al di là di ciò che invece mostra la realtà oggettiva.
Temo che quello che tutti definiscono speranza, in italiano abbia tutt’altra corrispondenza per definire questa dinamica e la parola è, appunto, illusione.

Certo, dinnanzi alle sciagure che certe Cassandre come me ed altri paventano, l’essere umano è portato a proteggersi perchè la realtà fa troppa paura, talvolta, e si tende a rifiutarla.
Ma la mia domanda è: davvero pensate che chiudendo gli occhi, scappando o infilando la testa sotto la sabbia (operazione assai rischiosa, oggi, Altan ce lo ricorda spesso) e rimandando all’infinito il momento della verità si scongiuri davvero la possibilità di farsi male?

Non sono bastati i tanti e tali episodi per farci capire che questo che si sta preparando è un regime “morbido”, che non verrà utilizzato  spavaldamente un vero pugno di ferro ma che sarà esercitato celandolo sotto ad un guanto di velluto?
Non sono bastati i 101 a dimostrare che cosa sia il Pd?
Non viene in mente che se un partito che si definisce di sinistra (Renzi e Boschi si definiscono tali quasi appuntandosi la parola sinistra come una medaglia sul petto per poterla esibire tronfiamente) “ammazza” un segretario che è stato davvero di sinistra e lo fa sulla pubblica piazza come accadde in quello sciagurato 19 aprile 2013, forse di sinistra ormai non ha più nulla?

Ma andando proprio nello specifico, non viene in mente che uno che, pur di fare le riforme atte a spalancare le porte con tutti gli onori al liberismo (che ci tengo a ricordarlo, non è un modo di fare politica ma un sistema economico che nel mondo sta mettendo in ginocchio proprio le fasce più deboli e questa la dice lunga su chi sia Renzi) non aveva nessun interesse a mettersi “dentro casa” un difensore della Carta Costituzionale?

E, per inciso, sono in trepida attesa del vedere come un giudice della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum poi possa definire perfettamente aderente alla Costituzione, l’Italicum.
O forse sarà proprio l’assenso così autorevole del neo Presidente nonchè Giudice della Corte Costituzionale alla nuova legge elettorale, a sancire che lo sia e a dare a Renzi un’altra arma per convincere tutti gli italiani e a tacitare il dissenso.

Non escludo anche qualche possibile sopresa nella nomina del Segretario alla Presidenza e nella nomina del Giudice che sostituirà Mattarella alla Consulta. Insomma, come dicono in molti in questi giorni, vediamo. Vedremo…

Francamente credo che una speranza possa definirsi tale e possa tramutarsi in realtà solo ed esclusivamente quando nasce dall’analisi obiettiva, quando scaturisce dalla ricerca della verità. Cruda, dura, amara, ma verità.
E la forza di un popolo, non sta nel nascondersi dietro ad un’illusione per trovare il coraggio di andare avanti bensì nell’ammettere le peggiori verità a se stesso e reagire malgrado la verità atterri chiunque la accetti.

Per il bene di tutti, io spero vivamente di sbagliarmi nell’ipotizzare, oggi, quello che sarà l’operato futuro del neo Presidente ma intanto faccio quello che ho sempre fatto: attingo all’esperienza acquisita su Renzi, sul Pd e sulla sinistra e al ricordo di chi sia stato politicamente Mattarella (certo, non un pregiudicato ma anche un uomo di partito, il suo, un uomo caro a De Mita) che non è valutare qualcuno aprioristicamente ma solo fare un semplice percorso cognitivo.
E non spero niente, tantomeno mi illudo, anzi, sto con gli occhi e le orecchie ben aperti e con la capacità critica vigile.

In questi ultimi giorni, per la prima volta, ho capito cosa intendesse Mario Monicelli, in questa intervista, quando parlava di speranza perchè credo sia dello stesso genere di quella che, da sabato, ho visto riaccendersi in moltissimi oppositori di Renzi.
Contrariamente a ciò che pensai ascoltando quell’intervista la prima volta, mi trovo oggi, amaramente a dar ragione al Maestro: quel tipo di speranza è da bandire perchè vissuta così diventa davvero una trappola pericolosa.

(foto dal web)

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