Democrazia delegata, democrazia diretta

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di Gianni MARCHETTO

Il combinato disposto oggi vigente, prosciugamento dei poteri di tutte le assemblee elettive in favore degli esecutivi e un nuovo, inedito fenomeno di assenteismo dal voto (vedi per tutte il caso Emilia Romagna), porta acqua all’obiettivo ormai più che praticato dalla élite che impone: + comando = + produttività (o + efficienza).

Questo dal semplice comune fino alle assemblea del Parlamento, della quasi inutilità della Assemblea Parlamentare Europea.

Mi pare che questo trend sia ormai “strutturale”, ergo ne avremo per un prossimo decennio. Trend del tutto “utile” alla nuova élite oggi al comando della finanza e delle grandi multinazionali.

Stessa cosa è avvenuta in quasi tutti i luoghi di lavoro: si è passati dall’operaio taylorista (pagato per non pensare) all’operaio “combattente” (vedi la FCA di Marchionne). Operaio combattente al quale si chiede di integrarsi talmente nei destini dell’azienda fino a smarrire i suoi interessi particolari (una volta si sarebbe detto di classe). E questo è avvenuto specie in quelle aziende che sono state bonificate, risanate dal punto di vista dei rischi ambientali, facendole diventare delle moderne “stalle modello”.

Nelle aziende e nella società con l’obiettivo (quasi dichiarato) di espulsione dal gioco democratico di tutti coloro i quali per vari motivi (fisici, portatori di patologie, ribelli vari) non sono “idonei” ai disegni dell’élite al comando. Vedi il fenomeno abnorme dell’astensionismo al voto nella società e l’espulsione della FIOM e di altre liste sindacali dal voto per l’elezione dei rappresentanti dei lavoratori.

A me pare che queste forme di democrazia rappresentativa per quanto detto sopra soffrano del destino di essere vicine all’aver esaurito la loro forza propulsiva. Questo ad un secolo da quando si affermavano riuscendo ad essere elemento di progresso specie per le classi dei meno abbienti.

Certo occorre non lasciarle all’abbandono, occorre fare tutti i tentativi di resistenza possibili e di rinvigorirle, sapendo però che da sole non ce la fanno: hanno concluso il loro ciclo. Caso mai occorre difenderle attraverso la riscoperta e una nuova pratica di forme di democrazia diretta.

In Italia, in tutte le aziende, ci sono state delle forme di democrazia diretta quali quelle dei Delegati di Gruppo Omogeneo (eletti su scheda bianca tra iscritti e non alle OO.SS, e su collegi uninominali). Delegati che furono oltre che rappresentanti dei lavoratori anche agenti del controllo e del cambiamento delle condizioni di produzione e di lavoro dei lavoratori. E attraverso la pratica della contrattazione furono soggetti portatori di proposte per una maggiore produttività. È stata la stagione degli anni ’70 dei Consigli di Fabbrica. Consigli di Fabbrica unitari.

In Italia, nella società, fino a qualche anno fa abbiamo assistito a forme di democrazia diretta su obiettivi mirati quali la difesa dell’acqua pubblica (e altro) dalla mobilitazione organizzata della società fino alla vittoria mediante il referendum.

C’è da chiedersi: perché queste forme di democrazia e partecipazione diffusa non abbiano contaminato la politica e i partiti?

Perché la “validazione consensuale” che sta’ alla base di ogni democrazia diretta entra direttamente in conflitto con la logica del “comando, del dominio” dei gruppi dirigenti in qualsiasi posto dove questi siano collocati: nelle istituzioni, nelle aziende, nei partiti, ecc. Per i partiti (specie di sinistra) perché è avvenuto un cambiamento antropologico: da diversi e distinti dallo stato ad agenti del cambiamento SOLO attraverso il governo nelle Istituzioni somigliando sempre di più all’ultima e peggiore DC in Italia e al PCUS di Brezniev dove non c’era nessuna distinzione tra partito e stato. Cosa diversa invece per la migliore storia del PCI.

Si pone il problema del “che fare”

Bisogna porsi una domanda: perché mai dovremmo farci rappresentare da un partito che manco ci conosce, non sa cosa sappiamo fare, non sa i nostri problemi, eccetera…. Visto poi il completo esaurimento delle grandi narrazioni che ebbero base nei partiti di massa: il socialismo, la società del benessere per tutti, ecc. e sapendo che per quanto riguarda il moderno astensionismo dal voto, che non si tratta più dei soliti qualunquisti, o talmente pigri, si tratta di persone informate che non ne possono più di delegare il loro consenso ad altre persone che ne faranno strame alla prima occasione. Non basta più dichiararsi di sinistra!

A me pare che occorre allora avere a mente un percorso partecipato FATTO DI UNA SERIE DI TAPPE che permettano di approdare ad una NUOVA RAPPRESENTANZA

1. Tappa: CONOSCERE le esperienze esemplari e i soggetti esperti (sia nel modo tecnico che in quello non tecnico);

2. Tappa: VALORIZZARE tali esperienze, archiviandole in un database;

3. Tappa: ORGANIZZARE (se i soggetti sono d’accordo), creando dei momenti di «pubblicità» delle loro azioni, mettendoli in rete a disposizione dei più;

4. Tappa: RAPPRESENTARE, nelle forme che saranno decise con il metodo della VALIDAZIONE CONSENSUALE, magari imitando le esperienze di democrazia partecipata qua e là esistenti nel territorio nazionale e internazionale;

Nelle aziende, invece, occorre a mio avviso rilanciare di nuovo il tema dell’unità dei lavoratori e delle OO.SS. A me pare che il Delegato eletto su scheda bianca tra iscritti e non, acquisti di nuovo una sua storica legittimità, non fosse altro per rappresentare la concreta condizione di lavoro del suo gruppo. In FIAT a Melfi, a Pomigliano esistono i Team Leader ogni 10 lavoratori: bell’esempio di riappropriazione padronale di una conquista operaia e sindacale.

 

 

(immagine dal web)

 

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