Il circolo vizioso dell’antipolitica

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Lunedì,  9 febbraio 2015

L’autunno è passato da un pezzo, ma pare che le migrazioni non siano ancora finite: almeno in Parlamento, dove un cospicuo numero di deputati e senatori viene dato in partenza dalle desolate lande dell’opposizione verso i tiepidi lidi della maggioranza.

Difficile credere ad uno slancio disinteressato, motivato dal “bene del Paese”: le tempeste degli ultimi giorni fanno piuttosto pensare che l’inverno elettorale sia vicino, col ventaccio gelido delle urne pronto a spazzare via i parlamentari più indifesi – meglio, quindi, trovarsi un riparo politico sicuro, o allontanare per quanto possibile l’arrivo della stagione fredda…

Se si aggiunge a questo spettacolo di opportunismo quello, ancor più devastante, dei tanti casi di corruzione, non stupisce che i sondaggi confermino ogni giorno la tendenza, già emersa nel 2013, al “voto di protesta” (quello al M5S) o, addirittura, al “non voto di protesta”, cioè l’astensione.

Purtroppo, questo orientamento degli elettori – perfettamente comprensibile, data la situazione – rischia di alimentare un circolo vizioso: tanto più i cittadini rinunciano ad esprimere il loro consenso, o lo indirizzano su una forza politica di pura opposizione, tanto più spianano la strada a chi intende governare come si è sempre fatto: lasciando intatte le consorterie dedite al malaffare e ricorrendo a meschini “giochi di palazzo” per garantire la sopravvivenza dell’esecutivo e della legislatura.

La cosiddetta “antipolitica” non è, infatti, l’antidoto alla cattiva politica, ma un elisir di lunga vita per chi la pratica impunemente. Non vi è nulla di meglio, per chi governa in modo mediocre o addirittura disonesto, che avere all’opposizione una forza capace solo di “abbaiare alla luna”, ma non di costruire un’alternativa di governo: le critiche più circostanziate, le denunce più appassionate non riusciranno a scalfire l’egemonia di chi, solo, appare credibilmente in grado di reggere le sorti del Paese.

Il rischio appare ancora più grave se consideriamo che le riforme istituzionali in via di approvazione “comprimeranno” lo spazio della nostra democrazia, assegnando il ruolo di protagonista assoluto al partito che riscuoterà più consensi di tutti gli altri: una vittoria scontata, se a contendersi il primo posto saranno una forza di governo e una “strutturalmente” di opposizione, incapace di elaborare un programma convincente. Altre forze politiche più piccole, magari ricche di proposte innovative e praticabili, rimarranno schiacciate dall’infernale meccanismo elettorale dell’Italicum.

Tirando le somme, mi sembra urgentissima la nascita di una nuova formazione politica capace di proporsi come alternativa affidabile alla “solita minestra” (che, con diversi ingredienti e gradi di cottura, ci viene propinata ormai da troppi anni) e di affermarsi rapidamente sul proscenio nazionale.

Avremmo allora una nuova migrazione, ma ben più felice: quella degli elettori arrabbiati, sfiduciati o rassegnati, che tornerebbero dalle terre dell’astensione e del voto di protesta, grazie alla nuova stagione della nostra politica. Una primavera della quale, oggi più che mai, siamo in tanti a desiderare l’arrivo.

Silvia BIANCHI

 

(immagine dal web)

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