Nessuna speranza di pace in Ucraina

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di Giuseppe MASALA

Per come la vedo io non vi è alcuna speranza di pace in Ucraina.

Se si va a vedere un po’ di dati economici e finanziari si vede che le riserve in valuta estera della banca centrale ucraina sono ridotte al lumicino, meno di 7 miliardi di dollari. La moneta locale, la Ghryvna sta letteralmente sprofondando, in un paio di giorni ha perso oltre la metà del suo già infimo valore. In questa situazione è evidente che il collasso finanziario è questione non di mesi ma di settimane. Collasso finanziario che porterebbe ad un collasso istituzionale, politico e sociale del paese.
Al vertice di Monaco per la sicurezza gli ucraini infatti si sono spinti a dire che occorrono urgentemente altri 20 miliardi di dollari per andare avanti. Ovvio che per l’Unione Europea e per gli USA l’avventura ucraina, già politicamente folle, si sta dimostrando finanziariamente insostenibile.

In questo contesto le attuali trattative non possono essere un tentativo di ricerca equa di una pace possibile, ma solo il tentativo – da un lato – di guadagnar tempo per riuscire a circoscrivere l’attuale ennesima catastrofe militare in corso e dunque il tentativo di tirar fuori dalla “sacca di Debaltsevo” i circa 8000 militari ucraini destinati a morte certa. Dall’altro lato vi è il tentativo europeo di crearsi un alibi di fronte alle proprie opinioni pubbliche sostenendo di aver cercato la pace con tutti i mezzi.

E’ evidente che per gli USA, l’UE e la NATO visto anche lo sforzo finanziario sostenuto l’unica pace accettabile è quella che vede una capitolazione della Russia. Ovvero l’accettazione di una Ucraina nell’orbita occidentale e con truppe Nato e installazioni militari ai suoi confini. Termini chiaramente inaccettabili per la Russia che vedrebbe la sua sicurezza nazionale messa in pericolo (basti pensare allo scudo antimissile NATO a 500 km da Mosca). Dall’altro lato qualunque altra soluzione mediana sarebbe una sconfitta per il blocco occidentale che perderebbe la faccia di fronte al mondo e avrebbe sprecato decine di miliardi di dollari inutilmente e sarebbe costretto chissà per quanto a sostenere finanziariamente un paese enorme senza avere alcun beneficio militare e strategico.

E’ chiaro ed evidente che di fronte ad uno scenario come questo mercoledì a Minsk Putin, Poroshenko, Hollande e Merkel potranno al massimo infiocchettare un “armistizio” (strumentale agli occidentali per evitare la rotta militare che si sta delineando e utile a Putin a guadagnare altri mesi preziosissimi) mascherato da “accordo” che in realtà sarà quasi subito violato dagli ucraini stessi per oscurare la bancarotta finanziaria inevitabile.

Purtroppo per come si è delineata questa storia non ci sono soluzioni mediane: o la capitolazione della Russia o la sconfitta dell’Occidente e dei suoi ascari nazifascisti. Obama ha combinato il più grande disastro diplomatico militare della storia degli Stati Uniti d’America e l’ultima occasione per rimettere le cose apposto l’ha avuta alcuni mesi fa se avesse deciso di seguire i consigli del vecchio Kissinger che sarà anche un “fottuto figlio di puttana” ma già nella primavera 2014 aveva capito tutto.

Ora si balla sul filo del rasoio, con i vertici della Nato che spingono per lo scontro sperando probabilmente in una capitolazione, senza combattere, dei russi e il dipartimento di Stato USA con i burattini europei che, letteralmente presi dal panico, sperano in una trattativa che per logica non può portare a nulla perché qualunque soluzione – al di là della capitolazione della Russia – significa comunque sconfitta per l’Occidente.

Un ritiro – magari con l’onore delle armi che l’occidente sarebbe ben felice di tributare alla Russia – è possibile?
No. La storia insegna che i russi non vogliono nessuno sulle rive del Don. E non si ritireranno mai, fino a quando avranno una pallottola e un uomo pronto a sparare.

Così la vedo io.

 

(immagine dal web)

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