Si può fare

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di Claudia Baldini

La Grecia vuole proporre uno scambio (swap, in gergo) agli investitori tra gli attuali titoli di credito e nuovi bond. Le obbligazioni che Atene vorrebbe offrire in cambio sono di due tipologie. Il primo tipo indicizzando il debito al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Dunque, più Atene cresce più salirebbe la somma pagata ai creditori internazionali.

Il secondo tipo riguarda i titoli in possesso della BCE. Si punta ad una sostituzione del vecchio debito con obbligazioni perpetue, che non hanno scadenza. (Tipo quelle in atto col Portogallo) Qui, però, la proposta è ancora da precisare e forse si andrà definendo meglio dopo l’incontro con Draghi.

Secondo Varoufakis, il piano da lui tratteggiato sarebbe una sorta di intelligente “ingegneria del debito”, che permetterebbe di evitare il temuto taglio (haircut), che provocherebbe danni immediati per tutti.
A ciò dovrebbero corrispondere avanzi primari di bilancio tra l’1 e il 5% del Pil, un piano di riforme per la crescita e la lotta all’evasione fiscale, che tra i ceti sociali più elevati greci è dilagante.

Non so come verrà accolta la proposta globale.
Ma se non si vorranno rivedere i vincoli di bilancio o se Bruxelles giocherà eccessivamente a ribasso potrebbe aprirsi un’altra partita, ben più difficile per Tsipras.

Di fronte al muro, se la Grecia decidesse di adottare la linea dura, potrebbe attuare un default del debito e un ritorno alla dracma. A quel punto, però, si aprirebbero questioni da non sottovalutare.
Bisognerebbe far fronte a un decremento delle importazioni e, dunque, a un consistente aumento di deficit verso l’estero. E ciò avrebbe ripercussioni su tutti i paesi del sud Europa e metterebbe in grave difficoltà la moneta unica. Deve riflettere la UE, e finalmente pare che la Merkel lo stia facendo.

Dunque, speriamo che arrivino segnali di apertura, soprattutto da Draghi, per un compromesso intelligente e favorevole per le parti in causa. Anche perché, come sottolineato da Emiliano Brancaccio, (noto economista italiano di orientamento Keynesiano) nessuno potrà rimproverare ad Atene di non aver fatto i compiti a casa assegnati finora dalla Troika.

Tali ricette hanno determinato negli ultimi quattro anni: un aumento della pressione fiscale del 5% rispetto al Pil, una diminuzione della spesa pubblica di un quarto, una caduta dei salari monetari di venti punti percentuali, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 50%. Grazie alla Troika.
Basta così o volete l’anima?

Infine, vorrei dire che tutti quelli che sottovalutano l’importanza della Grecia negli equilibri europei si sbagliano. Atene in questo momento è fondamentale e, se non si vuole porre le basi per la fine di un sogno continentale genuinamente federale, bisognerà tenere conto delle sue richieste.
Altrimenti si andrà incontro ad un ulteriore indebolimento economico di tutti i paesi europei e conseguentemente la UE finirà per giocare un ruolo in politica estera del tutto marginale che, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo non è per nulla auspicabile.

Il dogma del rigore e del liberoscambismo non bastano a creare un’unione di Stati, adesso servono sussidiarietà e un welfare europeo.

Forza Grecia, Forza Tsipras, Forza Varoufakis. Ce la dobbiamo fare.

 

(immagine dal web)

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