Siete uomini, o caporali?

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di Vincenzo G. PALIOTTI

L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali.
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque, dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera. (Totò Esposito, in “Siamo uomini, o caporali?” (1955)

Non voglio credere che tanti italiani si bevano le bugie di un “ragazzotto” che sta distruggendo una Costituzione che è stata considerata per anni esempio e oggetto di studio da parte di altre nazioni per la sua efficacia.

Costituzione che per gli equilibri e i pesi e contrappesi che contiene garantisce un bene ineludibile la democrazia e quindi la libertà. Questa persona merita un analisi approfondita per capirne le mire, gli obiettivi. Degli accadimenti delle ultime ore per esempio, si evince che forse neppure lui si rende conto di cosa può provocare la sua azione, e sarebbe veramente grave aver affidato le redini del paese ad un ignorante, ma ancora di più se ignorante “involontario” perché non ha calcolato i danni e le conseguenze che queste modifiche possono portare alla democrazia ed alla libertà del Paese conquistata con il sangue di tanti italiani, non lo dimentichiamo mai! Oppure ne è cosciente e quindi è un vero pericolo da fermare perché vuole arrivare ad una forma di potere assoluto, che non è eccessivo chiamare dittatura. Non essendo io uno psicologo me lo spiegherò con quello che mi detta la mia esperienza di vita: ho fatto per quarant’anni un lavoro dove ho conosciuto milioni di persone ed ho imparato quanto meno a difendermi da quelle più “pericolose” e infide e questo può bastare per tracciare un profilo del nostro “soggetto”.

Matteo Renzi, oggi, rappresenta, per me e par tanti come me, il famoso “caporale” che tanti di noi hanno incontrato nella loro vita sotto tanti diversi aspetti ma sempre e comunque utilizzando i suoi metodi poco chiari e puliti.

Sono certo che tutti saprete che il grande Totò catalogò il genere umano maschile in uomini e caporali, e questa distinzione esiste, purtroppo, anche nel genere femminile. “Egli” quindi è il prototipo perfetto del caporale. Noi tutti lo abbiamo incontrato già dalle scuole elementari, qualcuno che ha fatto l’asilo lo trova anche li. Il caporale , che agisce dappertutto, è quello che dall’alto del suo ego si permette ogni genere di cosa, spazia dappertutto ostentando sicurezza e si nasconde dietro un aspetto buono, timorato di Dio per non ci pensa due volte nel decidere e compiere le sue “imprese” che di solito sono meschinerie. Partecipando alle tante competizioni che la vita ci presenta egli bara, imbroglia per sopravanzare gli altri e mente per vincere. La bugia è una delle sue armi preferite che usa indiscriminatamente con amici e nemici. Di solito il caporale usa circondarsi di persone di basso profilo, e comunque al di sotto del suo livello, questo per evitare di essere sbugiardato, ma forse sputtanato è più efficace. Normalmente è dotato di mezzi economici sopra la media, ottenuti per “discendenza” da un caporale ed ottenuti “logicamente” con metodi da caporale. Eh si perché quasi sempre questa “definizione” la si tramanda di padre in figlio, ci sono le eccezioni ma sono molto rare: un caporale è caporale anche nell’educare i propri figli. Il caporale ama sentirsi adorato, seguito e per questo di solito si sa presentare vantandosi di virtù che all’atto pratico dimostra di non avere. Odia, combatte con ogni mezzo chi gli si pone contro, naturalmente e principalmente con la menzogna e la diffamazione, a volte e quando la situazione lo richiede usa l’arma del ricatto per ottenere favori e posizioni. Il caporale sa tutto e non ha bisogno di lezioni di nessun genere e da nessuno, come somiglia sempre di più al “nostro egli”. Il caporale cambia opinione e/o decisione a seconda della sua convenienza mai per chi agisce o per chi gli ah affidato incautamente un compito. Egli si sceglie gli alleati degni della sua moralità, li sceglie per lo più tra i suoi simili ma la peculiarità indispensabile che questi devono avere è la ricattabilità per cui i suoi alleati sono quasi sempre di moralità vicino allo zero. Il caporale è tutto quello contro il quale abbiamo combattuto noi di sinistra.

Il conformismo, la differenza di classe che lui dice di ignorare smentito poi dalle sue frequentazioni che sono di tutt’altro lignaggio fedele al principio, da caporale, che lui fa sempre le cose giuste anche se per gli altri le stesse sono da rimproverare.

Lui è sempre al di sopra di tutti, ostenta il sapere (?) e specialmente si fa forte dei suoi mezzi economici. Per fare un esempio terra, terra di come è fatto il Caporale prenderemo il tipico bambinetto, figlio di papà, che si presenta al campetto della parrocchia per giocare a calcio con una divisa fiammante, un paio di scarpini da calcio che sono stati sempre il tuo sogno, ed un pallone vero e, giustamente e secondo la sua mentalità, vuole giocare. Poi si scopre che dietro a quella divisa fiammante, dentro a quegli scarpini sogno di tanti c’è uno che non sa neppure come si calcia un pallone ma deve giocare, altrimenti si porta via il pallone.

Il caporale tradisce, è nel suo DNA. lo fa di frequente nelle piccole e nelle grandi cose, lo fa sempre anche quando non sarebbe necessario, così per abitudine.

Quando deve raggiungere un obiettivo, una posizione sociale, un posto di prestigio non ci pensa due volte a tradire anche persone che gli si sono dimostrate leali e con le quali diviso l’appartenenza ad un partito, ad un gruppo, ad un progetto pur di raggiunger il suo scopo.

Il caporale ha molte vite perché anche quando viene sputtanato riesce a girare le cose in modo da uscirne quasi indenne e pronto per ricominciare, questo perché oltre tutto il caporale non si mette mai con i deboli, al contrario è forte con questi e con i forti è docile, servile, sottomesso e ne ottiene quindi la protezione. La storia di caporali ce ne ha dati tanti, due però in particolare hanno lasciato una traccia indelebile, purtroppo nefasta. Loro caporali lo erano per definizione ma anche per grado militare, il tedesco infatti lo era stato nella prima guerra mondiale, quello italiano invece caporale lo era della milizia. Hanno fatto tutti e due una fine tragica non prima però di aver provocato milioni di morti, distruggendo intere generazioni portando i rispettivi paesi alla fame e togliendo loro il bene supremo della libertà.

Tenendo presente i corsi e ricorsi della storia, e con esempi simili, io continuo a diffidare appunto dei caporali e rivolgo la ormai proverbiale domanda di Totò leggermente modificata ai nostri politici, specie quelli che si definiscono di sinistra e che stanno a guardare, alcuni “quasi” compiaciuti, alcuni senza quel coraggio che richiederebbe la situazione, altri approvando quanto sta accadendo: ma voi: “Siete uomini o caporali?”.

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