A pensarci bene…

accusation

 

di Vincenzo G. PALIOTTI

Spero di non essere frainteso, non voglio con quanto scriverò assolvere nessuno, per “colpe” passate, presenti e future. Vorrei solo fare un piccolo confronto tra quanto avvenuto in questi venti anni e la situazione presente per cercare di comprendere se poi davvero dobbiamo rimpiangere o ringraziare qualcuno per come sono andate le cose.

Renzi ha “sfondato”, si dice, perché ha messo a nudo gli errori dei vecchi DS, quelli che a detta del premier/segretario durante i governi di centrosinistra non hanno agito bene. Non hanno approfittato del potere per fare cose che andavano fatte e, come continuato a narrare sempre nella campagna delle primarie, per questo la “rottamazione” era il minimo che la vecchia dirigenza si potesse aspettare, con il consenso dei media e di tanti componenti della base.

Io ci ho ragionato su tutto questo e mi sono detto: “se fosse vero, finalmente avremo qualcuno che penserà ai deboli, ai lavoratori, ai vessati dal fisco, ai disabili e finalmente potremo sperare in quella giustizia sociale per la quale ci siamo sempre battuti” ed ho ripensato ai governi Prodi e D’Alema che non sono riusciti a fare nulla di tutto questo, sempre a detta dell’attuale premier/segretario che nonostante tutto ribadisce ancora oggi questo concetto vantandosi di avere finalmente messo mano alle riforme. Allora mi sono messo a riflettere per capire quali differenze ci sono tra il passato di centro sinistra, quello dei Prodi e dei D’Alema, e quello attuale del premier/segretario. E qui ho trovato subito una differenza sostanziale: “l’equilibrio tra le parti da governare”, con i “rottamati” esisteva.

Provo a spiegarmi. Un governo che si rispetti deve mantenere un equilibrio che gli permetta di governare per tutti, cioè cercare un punto di incontro tra le parti, in teoria un governo che si dica democratico deve guardare gli interessi di tutti e stare ben attenti che gli interessi degli uni non penalizzino eccessivamente quelli di un altra componente sociale. Agire, una volta al governo,  non da uomini di partito, non da “impiegati” di una ditta ma da uomini di Stato: questo può senz’altro togliere qualcosa a tutte le varie classi che compongono la società.

Forse è stato questo l’errore principale dei “rottamati” Prodi e D’Alema. Hanno pensato per tutti e non per una sola parte del Paese come invece hanno fatto sia Silvio Berlusconi che Mario Monti – e sulla loro scia Renzi -, che tra l’altro sta percorrendo il solco tracciato da questi scegliendo e privilegiando solo una delle due parti: quella più forte e di conseguenza quella più comoda: quella, del grande capitale, che lo protegge di più.

In più i precedenti dirigenti della sinistra italiana un’attenzione per le loro origini culturali e politiche l’hanno mantenuto. Sì, anche Renzi. Peccato però che le sue origini siano del tutto differenti da quelle dell’Ulivo. E’ un amico della finanza britannica e toscana.

Sulla scorta di questo e se mettiamo sul tavolo solo poche cose fatte dai governi Prodi e D’Alema vediamo che poi tutti questi “delitti” si riducono a poca cosa rispetto ai “delitti” di Renzi che addirittura, dopo la Jobs Act, dopo la riforma del Senato sta smantellando la Costituzione. E qui viene anche fuori la differenza che c’è tra il comandare, come intendeva Berlusconi e come intende Renzi, ed il governare inteso così dai governi Prodi e D’Alema.

Certo, l’errore principale dei governi di Romano Prodi e Massimo D’Alema è quello sul conflitto d’interesse: peccato che fu il cavallo di battaglia della critica alla primarie dell’attuale premier/segretario. Una grave colpa che dovrebbe essere ascritta però all’intero sistema politico, opposizioni comprese, che dal 1994 ha finto d’ignorare l’esistenza della legge 361 del 1957 che dichiara ineleggibile chiunque goda di una concessione statale sia in proprio (proprietà effettiva) che come amministratore o manager. Bastava infatti richiedere l’applicazione di tale legge e contrastare Berlusconi, perché cadesse anche questa accusa di averlo “tollerato”.

Tirando le somme, la vecchia generazione ha permesso l'”entrata in campo” di Berlusconi, Renzi lo ha resuscitato dopo una condanna definitiva per un reato infamante quale la frode fiscale. Non solo ma se mettiamo in fila le poche cose fatte o non fatte e i “danni” provocati dai governi Prodi e D’Alema non arrivano neppure lontanamente ai danni che Renzi ha provocato e che ha in mente di provocare in un prossimo futuro. Questo non assolve nessuno ma questo significa che la medicina che è stata prescritta, accettata e voluta da chi sostiene Renzi è molto peggio della malattia che la vecchia dirigenza aveva provocato. Anche se io sono dell’avviso che la sola malattia che ha provocato la vecchia dirigenza è stata quella di far nascere il Partito Democratico. Sono mie riflessioni che non pretendono di essere la verità, servono solo a fare riflettere chi volesse ricercare la verità su quanto sta accadendo.

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