Democrazia portami via

Group of people in shape of speech bubble

 

di Ivana FABRIS

Sin dall’adolescenza, ho sempre nutrito un’enorme simpatia verso gli Ateniesi e quando mi sono trovata a calpestare il suolo dell’Acropoli, ho provato un’emozione profonda, mi sentivo in quella che, per una persona laica, è la sua “Terra Santa” perchè
ero dove la democrazia è nata

Da diverso tempo rimugino su una questione che mi è sempre apparsa determinante: il ruolo del sistema elettorale in un paese come il nostro e sono arrivata alle conclusioni che leggerete qui di seguito e sulle quali mi piacerebbe avere il parere di molti.

I Padri Costituenti ci hanno consegnato un sistema democratico autentico dove, attraverso un sistema elettorale come quello proporzionale, ogni cittadino si poteva sentire equamente e democraticamente rappresentato.
Perchè di questo si tratta. Si tratta di democrazia e di rappresentatività.
Perchè sin dai suoi albori, il principio fondativo della democrazia moderna è proprio quello di consentire al cittadino di votare per eleggere un proprio rappresentante acchè porti in Parlamento le nostre istanze, quindi la democrazia è partecipativa proprio solo ed esclusivamente su queste basi. Continua a leggere

Non è tutt’oro quello che luccica

merkel-monti

 

di Claudia BALDINI

Ho studiato un poco di Economia in giro. Quello che ho imparato lo metto qui a disposizione di chi voglia prendersi 10 minuti per comprendere cosa si nasconde dietro il mito della ‘Grande Germania‘.

Pensate un po’: l’Istituto Rosa Luxemburg, illustre fondazione dedita alla ricerca e alla comparazione di modelli economici e Marcel Fratzscher, presidente del principale istituto di ricerca economica tedesca, il DIW, concordano su un’analisi puntuale e documentata che lo stesso Fratzscher ha estesamente illustrato nel libro Die Deutschland Illusion, L’illusione tedesca (che ho comprato).

Secondo Fratzscher, il mito del modello tedesco si basa su una serie di false illusioni, prima fra tutte l’idea che l’enorme avanzo commerciale accumulato dalla Germania in seguito all’ introduzione dell’euro (a fronte di un disavanzo commerciale altrettanto grande nei paesi della periferia) sia da imputare alla maggiore “produttività” ed “efficienza” dell’economia tedesca, a sua volta il risultato della famosa riforma del mercato del lavoro (detta “Hartz”) introdotta da Schröder nel 2003-2005, quella a cui si è ispirato Renzi per il suo “Jobs Act”, a cui andrebbe il merito di aver ridotto la disoccupazione e rilanciato la crescita nel paese. Questa in sostanza la narrazione autocelebrativa del “miracolo tedesco”, che però ha ben poco a che vedere con la realtà.
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