Democrazia portami via

Group of people in shape of speech bubble

 

di Ivana FABRIS

Sin dall’adolescenza, ho sempre nutrito un’enorme simpatia verso gli Ateniesi e quando mi sono trovata a calpestare il suolo dell’Acropoli, ho provato un’emozione profonda, mi sentivo in quella che, per una persona laica, è la sua “Terra Santa” perchè
ero dove la democrazia è nata

Da diverso tempo rimugino su una questione che mi è sempre apparsa determinante: il ruolo del sistema elettorale in un paese come il nostro e sono arrivata alle conclusioni che leggerete qui di seguito e sulle quali mi piacerebbe avere il parere di molti.

I Padri Costituenti ci hanno consegnato un sistema democratico autentico dove, attraverso un sistema elettorale come quello proporzionale, ogni cittadino si poteva sentire equamente e democraticamente rappresentato.
Perchè di questo si tratta. Si tratta di democrazia e di rappresentatività.
Perchè sin dai suoi albori, il principio fondativo della democrazia moderna è proprio quello di consentire al cittadino di votare per eleggere un proprio rappresentante acchè porti in Parlamento le nostre istanze, quindi la democrazia è partecipativa proprio solo ed esclusivamente su queste basi.

Noi siamo un popolo la cui storia è tutta costellata, dalla notte dei tempi, da frazionamenti politici dati proprio dai vari governi che gestivano Regni e Reami, Papati e Potentati, quindi antropologicamente e culturalmente siamo sempre stati alquanto lontani dal sentirci parte di un unico grande sistema che veniva diviso in due parti politiche nette come invece accade ed è accaduto in molti altri paesi la cui storia è ben diversa.
Siamo tra l’altro un Paese in cui, in molte aree, ancora non si è digerita l’Unità d’Italia e le ragioni sono ben note.

Il sistema proporzionale, quindi, ha sempre fatto sentire ai cittadini di essere garantiti proprio sotto l’aspetto della democrazia.
L’andare a votare, oltre ad essere percepito come un momento importante nella partecipazione politica, faceva sentire protagonista ciascun soggetto andasse alle urne.
E’ vero che culturalmente il Paese di cui parlo, era costituito prevalentemente dalla generazione che aveva attraversato una guerra e che quindi aveva una consapevolezza diversa di ciò che significasse andare a votare (perchè non ce n’è, la democrazia ha un valore enorme quando soprattutto te l’hanno tolta e hai dovuto pagare con il sangue per poterla riavere) ma è anche vero che molto si è mistificato da un certo momento in avanti.

Spesso io mi domando: perchè ci hanno investiti di un ruolo e di una responsabilità che non toccavano a noi?
La governabilità, non è un problema dell’elettore, non riguarda chi fa una scelta nell’urna, riguarda chi viene eletto in Parlamento.
Non serviva, perciò, arrivare al sistema maggioritario, serviva avere una classe politica capace di rappresentare l’elettorato, di coglierne le istanze e di trovare le coalizioni necessarie allo scopo di raggiungere quella governabilità che serve ad ottenere soluzioni per l’intero Paese.

Invece no. Ci hanno indotto ad ispirarci a modelli culturali di realtà geopolitiche e storiche profondamente diverse dalla nostra, ci hanno fatto credere che dovessimo confluire tutti in un sistema che diventasse una sorta di calderone che raccogliesse a sè la parte progressista del paese e la parte conservatrice.

E qui sta l’errore che si è trasformato in un errore fatale per noi italiani: di fatto, in questo Paese, un progressista che ha come background il comunismo, difficilmente potrà trovarsi vicino alle posizioni di un cattolico di area progressista; troppo diversa è la concezione di laicità dello Stato, solo per fare un esempio.
Stessa cosa vale per chi votava PRI o PLI, un tempo, e si è trovato a dover votare lo stesso partito di gente che ha sempre votato MSI.

Certo, è finito quel tempo, ci dicono in ognidove. Le ideologie sono morte, pare.
Non si capisce perchè, invece, se sono morte certe ideologie, non sia mai morto il liberismo che addirittura si è trasformato in neoliberismo e più ideologico di quel sistema economico, non c’è nulla.

Ma tornando al punto, a me sembra che il sistema maggioritario non solo abbia svuotato di significato il voto, non solo sia servito ad instaurare una sorta di oligarchia partitica mascherata da democrazia, ma in più ha condizionato un comportamento nella massa: con il solito indottrinamento ci hanno convinti che fosse arrivato il tempo dell’adeguarsi, del superare certe posizioni che ci hanno spacciato come ideologiche quando invece erano sostanziali.

Il meccanismo dell’adeguamento, è un meccanismo assai pericoloso. Ci si adegua ma non si è convinti. Ci si accontenta quando in realtà si è scontenti o, perlomeno, non si è soddisfatti della propria scelta.
Ci si adegua a votare e a votare sempre più spesso il meno peggio e quando si arriva alla nausea, ecco che ci piazzano sulla scena il potenziale pericolo per indurci a votare sempre il meno peggio che viene rappresentato come salvifico dinnanzi al pericolo di turno.

E a forza di adeguarci, accettiamo tutto. Fino all’implosione, fino a smettere di andare a votare. Fino allo scenario a cui siamo di fronte oggi, al non sentirci più rappresentati.

Perchè invece di far crescere culturalmente questo popolo e garantire un sistema democratico parimenti a come previsto dalla Carta Costituzionale, si è scelto di forzare il sistema, proprio il sistema democratico così come previsto e pensato dalla Costituzione.
Il sistema maggioritario, poi, lo forza accentrando maggior potere su chi ha già vinto le elezioni per garantire governabilità, non rappresentatività. E democrazia diventa solo una parola non un sistema di fatto.

Molto elegantemente e subdolamente, certo, ma comunque forzato e se oggi è proprio la democrazia ad essere in pericolo, forse servirebbe cominciare ad allargare le domande che ci poniamo, specie trovandosi di fronte un sistema elettorale come l’Italicum.

 

 

(immagine dal web)

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4 Pensieri su &Idquo;Democrazia portami via

  1. Tutto ciò che hai scritto è reale e palpabile. Così è stato nominato al governo un Renzi che, come Berlusconi che nei vent’anni precedenti trasformò gli avversari politici in nemici interni, pur dicendo di voler fare il partito della nazione, non fa che inasprire le divisioni tra i cittadini. Che in questo modo risultano sempre più sparpagliati. Come ho sempre detto gli italiani non hanno insito nel DNA il concetto di collettività. Siamo tutti molto individualisti (come si dice in posicologia ognuno coltiva il proprio orticello) e costretti in due corporazioni che non condividono del tutto adottano l’astensione. Tra l’altro ci hanno convinti che votare o non votare è la stessa cosa perché chi va al potere si dimentica facilmente le promesse fatte ai potenziali elettori sostenitori. E questo, se non ci si pone un rimedio, è un problema serio per la democrazia. Sempre più mi convinco che in Italia c’è bisogno di una vera sinistra disinteressata al potere in quanto tale ma fortemente interessata a portare avanti le necessità delle persone. Ma evidentemente siamo in pochi a pensarla così perché si parla si parla ma non si combina niente di buono e… il tempo vola via finché arriverà un momento che sarà troppo tardi per fare qualunque cosa e ci ritroveremo sotto una nuova dittatura. Forse il popolo italiano è proprio di questo che ha bisogno visto che non assumersi le responsabilità e delegare ad altri va tanto di moda

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  2. Il problema è culturale, Ilda, tanto da aver generato un fenomeno antropologico ma rimango sempre della stessa idea: è stato voluto sempre, non solo da Berlusconi e oggi da Renzi.
    Un popolo che sa non è manovrabile.
    In quanto al tempo credo siamo ormai arrivati al punto e che prima di quanto pensiamo qualcosa potrebbe cambiare.

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  3. Queste sono tutte parole giuste.
    A mio modesto parere però senza fatti non si arriva a nulla:
    Bisognerebbe far sì che ogni cittadino con diritto al voto o che comunque risulti capace di intendere vada a denunciare la “mala-politica” e che un tribunale giudichi coloro che ci GOVERNANO (e non rappresentano) come persone inette e incapaci di fare ciò per cui sono giunti a ricoprire le loro cariche.
    Un premier che non mantiene le promesse fatte in campagna elettorale e che non ci rappresenti a dovere dovrebbe essere condannato per falso, o comunque per truffa nei confronti del popolo elettore e dovrebbe pagare per i suoi errori come ogni persona comune, senza privilegi! Sono i privilegi che aumentano la corruzione e la malavita prende sempre più perde.

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    • In quello che affermi, Simone, non hai torto.
      Se i parlamentari e lo stesso Presidente del Consiglio hanno tutele giuridiche diverse dall’uomo della strada, un motivo c’è, e quando i Padri Costituenti li hanno determinati, quei diritti, avevano anche delle ragioni. Il problema è che negli ultimi 30 anni i politici hanno svilito la politica come mai prima.
      Si deve ripartire da un processo di moralizzazione sia per quanto attiene al valore della politica stessa, sia per quanto riguarda i privilegi. Questi ultimi, poi proprio non hanno ragione di esistere.

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