Siam pronti. A che cosa?

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di Luca SOLDI

Siamo pronti a fare la nostra parte. Siamo già pronti alla guerra. Stiamo tirando per la giacca l’ONU con l’isteria interventista (sempre pronta quando bisogna nascondere seri problemi economici interni), mentre sono in corso da tempo difficili e delicati contatti con la galassia tribale che oggi “governa” (non governa affatto) l’area mediorientale.
Pronti a mandare 5000 uomini, afferma il ministro della Difesa. E Renzi calma le acque dandosi arie di “pacifista”, ma essendo pronto – così pare – all’acquisto degli F35 senza tanti controlli sul funzionamento e sui soldi da sborsare agli “amici americani”.

Non riusciamo, invece, ad essere pronti a proporre una strategia internazionale sulla Libia. Il governo del fare è quello del “fare male”, senza pensare ma solo annunciare. E di fretta.

Diciamolo: non siamo pronti neppure a difendere la città di Roma dall’assalto tribale dei teppisti provenienti da Rotterdam per Roma-Feyenoord che hanno devastato il suo patrimonio artistico.

Nessuno si è posto domande serie, analisi approfondite della situazione reale. Giornali ormai smaccatamente – e senza più alcun pudore per la deontologia professionale – filogovernativi e gli interessi finanziari loro proprietari gridano che bisogna intervenire.
Ma il giorno dopo? Quale conoscenza, quali contatti, quali punti d’appoggio? Siamo consapevoli che lo scenario e’ simile e peggiore a quello dell’Iraq o dell’Afghanistan?
Ancora una volta invece di privilegiare una forte azione politica europea ed internazionale si preferisce mostrare i muscoli. Valutare interventi militari. Come afferma Romano Prodi, per una volta nella storia, saremmo di fronte ad una di quelle rare condizioni nelle quali tutto il consesso internazionale potrebbe trovarsi unito nella condanna nei confronti di questi fanatici. Con un’azione davvero incisiva in questo caso.
Dell’Italia, naturalmente e di tutta l’Europa, ma anche degli stati africani confinanti, fino alla Russia, all’America. Ma anche e sopratutto con il coinvolgimento della Cina che teme già qualche gruppo fondamentalista già ai suoi confini e che in Africa ha notevoli interessi economici. Dunque un occasione unica – che molti vogliono boicottare per mere speculazioni nazionali – al fine di ridare dignità e funzioni all’ONU e riportare il governo dei conflitti internazionali sotto la sua giurisdizione. Andrebbe ricordato che la seconda guerra mondiale si scatenò proprio grazie al fallimento della Società delle Nazioni. Ora, se il terrorismo farà fallire l’Onu avrà compiuto la sua opera. Avrà vinto.

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