Ci siamo arresi noi

resaincondizionata

di Massimo RIBAUDO

Una volta anche i bambini sapevano che tra il datore di lavoro e il lavoratore subordinato c’era una differenza di potere, di altezza nel guardarsi negli occhi. “Subordinato”, spiega già tutto. Lui ha più potere di te perchè ti dà il sostentamento per vivere.
Ma c’erano stati dei miglioramenti dalla relazione padrone-schiavo enunciata da Aristotele ne “la Politica”. Lo schiavo, poi il servo, poi il lavoratore tutelato dal sindacato, con quella radice greca, “dike”, che significa GIUSTIZIA. Sindacato: “l’unione degli uomini giusti”. L’unità delle forze lavoratrici per un giusto salario ed un giusto orario di lavoro. Chi dipende dal lavoro e ricerca nella giustizia sociale la forza che emancipa dalla scarsità di beni.
La loro lotta aveva condotto alla diminuzione delle ore di lavoro ed all’aumento della paga salariale. Cose che si imparavano alle scuole elementari e nell’esperienza della vita reale.

Invece, oggi, giornalisti, professori di diritto, uomini di (bassa) cultura si affrettano a dire che il contratto di lavoro è un contratto come il matrimonio civile. Tra pari grado. Se conviene ad entrambi si continua, se a qualcuno non conviene – come ad esempio al lavoratore che può trovare lavoro ovunque – si scinde. Poi, ci chiediamo perchè è inutile frequentare corsi universitari di economia e giurispudenza e leggere i giornali.

A proposito di questi ultimi, la propaganda che vuole mantenere l’Europa delle oligarchie finanziarie – in gran parte proprietarie della old economy editoriale – è partita all’attacco. La Grecia si è arresa.
E’ semplice replicare che di fronte al baratro del fallimento o la resa incondizionata ai voleri delle istituzioni finanziarie, Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis abbiano compiuto un miracolo ad ottenere poteri di codecisione delle misure da adottare ed evitare il default per altri quattro mesi. Era il massimo possibile da ottenere, e l’hanno raggiunto.

C’è invece un paese che si è completamente arreso alla troika. Ed è l’Italia.
Il “Job act” di Renzi rappresenta la scomparsa delle conquiste sindacali del dopoguerra. Il punto zero del diritto del lavoro. Così come legge elettorale (che annulla ogni rappresentatività) ed il monocameralismo plebiscitario con prevalenza dell’Esecutivo – le sue controriforme costituzionali – rappresentano il punto zero della democrazia.

Le tutele crescenti non sono tutele, ma meri risarcimenti, a fronte di un licenziamento senza giusta causa e quindi illegittimo, da contrattare tra una parte FORTE – il datore di lavoro – ed una parte DEBOLE: il lavoratore subordinato. E, per le piccole imprese, sono importi risibili (nove mesi di stipendio). Le cause economiche per licenziare sono indistinte, vaghe e non controllabili da nessun giudice. Grazie a quelle si potrà mascherare ogni licenziamento discriminatorio contro chi “alza la cresta”. E poi c’è il demansionamento, che, di fatto, legalizza il mobbing aziendale. Si consente alle imprese, da sole, di variare le mansioni in tutti i casi di «modifica degli assetti organizzativi» (nella delega il demansionamento era limitato alle sole ipotesi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale). Come e quando vogliono, insomma Non pensate solo alle industrie, ma alle società dove il lavoro non manuale è prevalente. Si potrà coercire il lavoratore a dimettersi svilendolo psicologicamente.
Dimettersi. Vedete? Può farlo quando vuole, quell’ingrato. E’ libero.

E tutti stanno ringraziando Renzi perchè in fondo, prima, non c’erano versamenti Inps o giorni di malattia. Né risarcimento. Certo, adesso tutto questo si contratta, da soli, a tu per tu con il CDA dell’impresa. Ma con sindacati silenti e senza magistratura di supporto. Hanno ottenuto il ritorno alla condizione padrone-servo e pagano qualche spicciolo. Saranno ancora più generosi, forse, con l’altro passo indietro. Quando ci avranno schiavi. Cose fungibili. Forchette, cucchiai, coltelli, ingranaggi.

Come scrive Marco Sappino su Facebook: “Non c’è da stupirsi né da esser contenti se il segno che – la crisi e le riforme di Renzi inducono e accrescono tra gli operai – è la difesa del particulare, la caduta dello spirito di solidarietà. Certo, i dettami della visione iperliberista così vengono applicati. Si ha finalmente una sinistra che realizza i piani della destra, con l’alibi che un altro mondo non è possibile e il sottinteso che decenni e decenni di ideali e di lotte erano tutti un colossale sbaglio“.

Resa totale. Incondizionata. Senza nessuna reazione. Con il sorriso e l’applauso, addirittura.

E Renzi, e i suoi registi occulti, sono riusciti a mandare nelle sale il loro film per il capitale globale: “Italian job”. Azione.

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