La scuola vera è anche un videogioco.

videogioco

di Vincenzo SODDU

Voglio scrivere sulla scuola di oggi, quella vera, quella che incontro domani mattina, in aula. Non “La Buona Scuola” patinata, ancora in fieri, di Renzi, ma quella vissuta tutti i giorni, sulle barricate, piena di difetti, certo, ma forse proprio per questo vera e capace di essere migliorata per davvero.
Userò naturalmente per i ragazzi, come al solito, dei nomi fittizi.

L’altro giorno, alla radio, ho sentito che in Olanda la storia viene insegnata con i fumetti.
Una buona idea, se non fosse che gli unici fumetti che questi ragazzi leggono sono delle improponibili storie post futuriste di disperata sopravvivenza… va a finire che questi mi scambiano Cleopatra per una mummia post-industriale…
Far lezione non è facile, non è da tutti, e soprattutto non è improvvisabile.
Te lo devi guadagnare il DIRITTO di far lezione.
Giorno per giorno.
Davanti a te non hai più quegli antichi alunni disciplinati e compunti che si alzavano in piedi quando tu entravi in aula, ma piccoli geni informatici convinti di sapere tutto ciò che possa servir loro su questo pianeta.

In aula ti ritrovi tutti i giorni davanti a chiassose monadi refrattarie a qualsiasi altro modello educativo venga loro offerto come alternativa. Così devi improvvisare, ma non inventare di sana pianta, piuttosto tirare fuori ogni volta, dal cilindro dell’esperienza, quel coniglio che può magicamente risolvere le situazioni più intricate.

Fare il docente, oggi, è essenzialmente questo.
Vi potrò sembrare cinico, ma anche provocare nei ragazzi le più svariate battute di spirito è già sintomo di successo della lezione.
Significa che li hai scossi. Che ti hanno preso in considerazione, e qualche risultato lo puoi attendere con sufficiente sicurezza.
Questo è il tesoretto del docente…

E poi ci sono i temi.
I ragazzi, lì, ti confessano tutto, anche l‘improbabile.

Enrico, che di controllo non ne vuol sapere, soprattutto quando la sera si diverte fuori da scuola, una volta ha avuto il coraggio di scrivere una riflessione dal sapore filosofico, come se fosse diventato, d’un tratto, un giovane consapevole…
“ Se fossimo tutti più controllati e i genitori fossero più temuti, come un tempo, ora non saremmo a questo punto… “
Da pazzi.
Forse, questo di Enrico, è soltanto un grido di dolore, forse un’affermazione qualunquistica, ma, si sa, i ragazzi sono ragazzi, ed hanno bisogno soprattutto di essere ascoltati.

Un’altra volta, in occasione del solito tema sui luoghi comuni degli adolescenti odierni, ricordo che tale era stata la loro eccitazione nel descrivere l’universo videoludico (come chiamano loro la galassia dei videogiochi) che mi sono commosso: li vedevo sognare con tanta intensità mostre, progetti, interi mondi in cui perdersi e sorridere, che mi è scesa un’enorme lacrima.
Quella volta mi son detto che avevo fatto centro, che per quella volta la forma non l’avrei proprio controllata.
In particolare, da quel tema, era saltata fuori una realtà sorprendente, ben rappresentata da un gioco molto praticato da loro.
Si chiama GTA, ed è l’acronimo di Grand Theft Auto.
E’ un gioco dove si interpreta un criminale che per guadagnare soldi e farsi una reputazione si scontra con le gang rivali arrivando anche a uccidere…
Il gioco pare sia stato messo all’indice quando un ragazzo, dopo avervi giocato per ore, ha massacrato di botte la madre che tentava di farlo smettere.
Beh, sempre in quel tema, la maggior parte di loro ha avuto il coraggio di affermare che i videogames migliorerebbero la coordinazione nei movimenti e la visuale periferica dell’individuo.
Claudio addirittura ha asserito con sicurezza che essi sarebbero un mezzo di cura per i malati muscolari degenerativi.
Giovanni è arrivato a rivelare che molti giochi hanno una morale e quindi un importante ruolo educativo.
Giuseppe, poi, ha confessato che per lui il videogioco è una palestra utile per affrontare il mondo di fuori.
Ma mi fermo qui.
I ragazzi sono così.
Devi pensare con la loro testa, altrimenti puoi anche rinunciare a capirli.

Ti devi guardare dentro e chiederti se vuoi conquistarli o accontentarti di tenerli a distanza.
Se vuoi demonizzare i loro feticci, o magari usarli per farli crescere.
Così, per conquistarli, bisogna abbracciarli metaforicamente, avvicinarsi a loro, anche fisicamente, respirare la loro stessa aria, non stare seduto in cattedra, ma passeggiare tra di loro, donargli il cuore, perché poi ti tornerà sempre indietro.
Questo è il gran segreto dell’insegnante.

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4 Pensieri su &Idquo;La scuola vera è anche un videogioco.

  1. Ho fatto questo… a modo mio… ognuno ha il proprio cilindro con il proprio personale cilindro… Oggi che comincio ad essere vecchio, penso con invidia ai miei insegnanti di un tempo… Quelli erano i contenuti (attenzione: contenuti, non semplici nozioni… come se le nozioni fossero fuffa, cianfrusaglie con le quali sarebbe inutile confrontarsi) quello era il percorso tracciato… Poi la vita e l’individuo se la sarebbero vista tra di loro… O meglio l’individuo deve farsi la propria strada e vedersela con la propria vita, nella massima consapevolezza possibile e sapendo di non essere completamente solo… Certo.

    Vorrei poter dire molto altro che mi urge, dentro… Ma credo, per me, sia meglio fermarmi qui… Mi piace rimandare come utili letture di riflessione ulteriore ai libri di Pennac (a “Come un romanzo” ad esempio e non piuttosto a… ora non ricordo)…

    Sono sincero: se potessi lascerei, e non perché ritengo di avere la soluzione in tasca, ma il sistema non me la fa usare… No no… Ho 55 anni… e dopo trenta anni e più di “battaglie per la cultura o meno” alcuni si sentono spompati, svuotati, inutili, persino malati… Questi “alcuni” dovrebbero poter essere “aiutati” o a tornare a vivere o a essere tumulati, messi finalmente in una nicchia (come i prodotti di nicchia, ad esempio). I ragazzi non sono tutti uguali, nemmeno i prof. (se vengono considerati persone). Siamo tutti unici e irripetibili. Forse è per questo che le ricette, qualsiasi ricetta, non funziona per tutti…
    Scritto troppo e in maniera confusa, lo so. Inoltre so anche di espormi, così, a dure critiche e a ben motivate reprimenda da parte di molti. Il mio sfogo, ché di questo si tratta… (forse un sommesso grido di aiuto), presenta ben più di un punto debole… Ma il mio intento non era di candidarmi a paladino di un pensiero forte. Anzi…
    Chiedo venia.

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    • Oddio, ci sono troppi “errata corrige” da effettuare…
      Es.: “ognuno ha il proprio cilindro con il proprio personale coniglio, dentro”…

      Ma se non pubblicate, per me è meglio… vi ringrazierò almeno due volte.
      Cari saluti.

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      • Figurati, Fabarth, quello che tu dici è giusto: pochi ci aiutano e la forza, gli stimoli, meglio, ce li dobbiamo cercare da noi, a volte a costo di procurarci piacevoli esaurimenti nervosi… ma questo è il segreto del carattere complesso della nostra professione.

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