Inside job act. Non sono tutele e non cresce nulla

lustrascarpe

di Elena TORALDO
[Laureata in Scienze Politiche alla LUISS nel 1990 con una tesi su “Mercati del lavoro e politiche dell’impiego”.
Dipendente di banca dal 1993 e impegnata nell’attività sindacale dal 1996. Attualmente addetta al Dipartimento Contrattuale, Legale e Sindacale di una piccola organizzazione sindacale di categoria
].

Il governo ha approvato, il 20 febbraio di quest’anno, lo Schema di decreto legislativo sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Le mie sono alcune rapide valutazioni – non è questa la sede per approfondite disamine di tipo giuridico e costituzionale – ma alcune cose saltano all’occhio già ad una prima superficiale lettura:

1. Il divieto, per il giudice, di valutare la proporzionalità tra mancanza disciplinare e sanzione;
2. L’aver abrogato la sanzione dell’inefficacia del licenziamento per vizio di motivazione sostituendola con un risarcimento;
3. La necessità, per il lavoratore, di provare direttamente l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore stesso;
4. L’applicabilità della nuova normativa a chiunque sia assunto dopo l’entrata in vigore del provvedimento.

Primo punto. Il divieto, per il giudice, di valutare la proporzionalità tra mancanza disciplinare e sanzione. Vuol dire che potremo essere licenziati per 5 minuti di ritardo? Sì, vuol dire proprio questo. E il giudice non potrà più valutare se la sanzione è eccessiva rispetto alla mancanza disciplinare.
Problemi applicativi serissimi si manifesteranno in relazione alle graduazioni delle sanzioni previste dai CCNL e dai codici disciplinari aziendali e, incredibilmente, anche di applicazione in relazione all’art. 2106 Cod. Civ. che non risulta abrogato. Sempre per la leggerezza con la quale si è messa mano ad una materia così delicata come i provvedimenti disciplinari, si verificherà il paradosso che in caso di sanzione disciplinare conservativa (biasimo, richiamo, multa, sospensione) potremo adire sia le Commissioni di Conciliazione, sia l’Autorità Giudiziaria, che continueranno a valutare la proporzionalità tra mancanza e sanzione. In caso di licenziamento, no. Ma non sarà che così si incentivano i licenziamenti in luogo delle altre sanzioni conservative?

Secondo punto. La L. 604/66 prevedeva, in caso di vizio di motivazione, l’inefficacia del licenziamento. Era una norma a tutela del lavoratore e del suo diritto di difesa. Lo schema di decreto legislativo sostituisce la sanzione dell’inefficacia con una sanzione economica minima (pari alla metà di quella prevista per il licenziamento illegittimo) autorizzando, di fatto, ogni datore di lavoro a violare il diritto di difesa dei lavoratori, potendoli licenziare senza neanche dover fornire una motivazione reale e coerente.

Terzo punto. E se i cinque minuti di ritardo invece non fossero veri? Il lavoratore dovrà provarlo direttamente (non per relationem o per prova indiretta) in udienza. Ma come si fa a fornire una prova negativa, la prova di non aver commesso il fatto? In diritto penale viene chiamata probatio diabolica, la c.d. prova impossibile. Se un lavoratore fosse licenziato con l’accusa di aver rubato – senza prove, se non l’affermazione aziendale che non potrebbe essere stato nessun altro – lo stesso lavoratore dovrebbe forse cercare il vero ladro in maniera da poter provare direttamente di non essere stato lui?

Quarto punto. Se lo scopo del Jobs Act era quello di sbloccare il mercato del lavoro, forse l’estensore avrebbe dovuto tenere conto del fatto che chiunque, d’ora in poi, possa evitare di cambiare lavoro (anche, magari, rinunciando ad una possibilità di crescita professionale) lo farà: nessuno sarà disposto a rinunciare a quelle poche tutele ancora non smantellate dalla furia “innovatrice” del governo Renzi bloccando così quella già scarsa mobilità professionale esistente ed ingessando del tutto il nostro asfittico mercato del lavoro.

In relazione a queste scarne valutazioni del Jobs Act si impongono alcune considerazioni di carattere più puramente politico.
Lo schema di decreto legislativo espressamente esclude la reintegra per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, ed abroga anche le procedure conciliative previste dalla L. 92/2012 (legge Fornero) siano essi, eventualmente, anche ingiustificati. È evidente che sarà, quindi, questa la forma più semplice, economica e maggiormente utilizzata di espulsione di manodopera dal mercato del lavoro. Ma, quand’anche il datore di lavoro volesse utilizzare la strada del procedimento disciplinare, avrebbe strada libera.
Non era un caso se l’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, quello sui provvedimenti disciplinari – smantellato in sordina dal divieto, per i giudici, di valutare la proporzionalità della sanzione disciplinare rispetto al fatto che ne è causa – fosse inserito nel Titolo I dello Statuto stesso intitolato “Della libertà e dignità del lavoratore”. Il diritto di difendersi da accuse non provate e/o capziose e/o strumentali era considerato un diritto di libertà e dignità e, ora, non lo è più.
Con una semplice frasetta, il Governo ha abrogato un diritto di libertà e dignità che nulla ha a che fare con l’andamento del mercato del lavoro. Con la stessa frasetta, il medesimo Governo, ha trasformato un’intera generazione di neo assunti in lavoratori senza libertà. E non basta certo la foglia di fico del aver garantito la nullità dei licenziamenti discriminatori se, per essere licenziati, bastano, voglio sottolinearlo, anche cinque minuti di ritardo. Quale neo assunto metterà a rischio il proprio posto di lavoro per esercitare il proprio sacrosanto diritto di sciopero, sancito dall’art. 40 della nostra Costituzione repubblicana? Ovviamente solo gli eroi ed i martiri, che potranno attendersi una bella contestazione per una mancanza disciplinare irrilevante e vedersi, a stretto giro di posta, licenziati senza alcuna possibilità di far valere le proprie ragioni in giudizio.

(Immagine dal web)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...