Parla con lei: Chiara e il futuro

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In occasione dell’8 marzo Essere Sinistra intervista le donne. Quelle che tutti i giorni vivono la realtà della vita in Italia. Che credono, ricordano, immaginano, progettano. Vivono, appunto e ci danno la loro sensazione del mondo. Sono diventate un soggetto attivo sociale, culturale, politico grazie alla loro lotta e ai partiti di sinistra.
Perchè la sinistra è emancipazione di ogni forma di vita umana che non deve più essere oppressa o repressa in alcun modo.
Per questo i lavoratori vogliono parlare ed essere ascoltati. Come gli studenti, le minoranze, i poveri. E da quando parlano e si ascoltano le donne, abbiamo un mondo più degno di essere vissuto.

La Redazione


Parliamo con CHIARA, 36 anni, di Milano. Sposata, un figlio di tre anni.


ES: Quando eri ragazza come immaginavi (o ti hanno fatto immaginare) che sarebbe stata la tua vita una volta diventata donna?

Immaginavo di avere una famiglia e un lavoro appassionante. La famiglia c’è e l’ho voluta, il lavoro appassionante no, e purtroppo, contrariamente a quanto speravo, sopporto situazioni negative per necessità di avere un reddito fisso.

ES: Le aspettative che tutti avevano su di te, hanno influenzato la tua vita? Se sì, in che misura?

Sì. Ma lo capisco solo ora, mentre vivevo il periodo non lo capivo.
Certe scelte non sono state veramente mie.

ES:  Già a scuola o nell’infanzia ti sei sentita diversa per il fatto di essere femmina? E cosa hai provato?

Non ho provato disagi nell’essere femmina da bambina, solo i normali disagi legati alla crescita.

ES: Hai mai avuto paura di subire un’aggressione o una violenza sessuale?

Sì, è sempre una grande paura.

ES: Come ha condizionato la tua vita questa paura?

Sicuramente sono prudente, evito situazioni che potrebbero essere pericolose, anche minimamente.

ES: Hai mai subito una qualsiasi forma di violenza (anche psicologica) da parte di un uomo?

Ricordo di un gruppo di ragazzini alle medie che picchiavano anche le ragazze. Non l’ho subito ma ne avevo paura.

ES: Nel mondo del lavoro come ti senti in quanto donna?

Discriminata, frustrata, non capita e non apprezzata abbastanza.

ES: Pensi che i condizionamenti famigliari, in quanto donna, abbiano in qualche modo influito sulle tue scelte personali?

Sì specie nelle relazioni amorose.

ES: Nella tua quotidianità quanto spesso ti senti sola nell’affrontare problemi e decisioni?

Molto spesso, soprattutto da quando sono mamma.

ES:  Senti reale vicinanza da altre donne al di là della condivisione verbale di ansietà etc.?

Sì, delle amiche intime.

ES: Le tue amiche e conoscenti vivono i tuoi stessi disagi? Pensi che sentano senso di isolamento, inadeguatezza, insicurezza come persone?

Sì, sono sicuramente sentimenti comuni, ma soprattutto nelle donne con famiglia che lavorano. Nelle altre vedo frustrazione ma spesso possibilità di realizzarsi in ambiti diversi.

ES: Quanto spesso ti senti non riconosciuta, svalorizzata nel tuo essere una donna in ogni ambito in cui ti relazioni?

Quotidianamente ormai nell’ambito lavorativo,. Nell’ambito privato raramente.

ES: Pensi di aver potuto vivere la maternità così come sarebbe stato giusto per te e per tuo figlio? Se no, come ti ha fatto sentire?

Sì, sono riuscita a prendermi il tempo per stare con mio figlio, ottenendo anche un part time al lavoro. Non mi sento totalmente realizzata e serena perché per me la soddisfazione lavorativa era una parte importante del mio benessere. Con mio figlio ho sicuramente arricchito la mia vita ma non è sufficiente a farmi colmare il vuoto.

ES: Cosa conosci delle lotte per la conquista dei diritti da parte delle donne? Che percezione ne hai avuto?

A fine del XVIII secolo in europa si sono sviluppati movimenti femminili, che avevano lo scopo di raggiungere l’eguaglianza politica, sociale, economica tra uomini e donne. Conosco il movimento delle suffragette per il diritto al voto delle donne e il fermento femminile in italia negli anni ’70 ma in modo non approfondito.

ES: Pensi che potresti fare un percorso come il loro per poter ottenere ulteriore parità? Riesci ad immaginarti impegnata in quell’ambito?

No, credo ci voglia una vera e propria vocazione e una grande forza interiore per intraprendere questo tipo di battaglie e io non sento di poterlo fare.

ES: Ritieni che le tue amiche siano a conoscenza di quelle lotte?

Sì, in modo forse superficiale e non dettagliato.

ES: Pensi di essere stata discriminata in quanto donna e madre? Se sì, come ti ha fatto sentire?

Sì, discriminata dopo la maternità, a volte prima all’università e mi ha fatto sentire arrabbiata, delusa e impotente.

ES: Ritieni che tuo marito sia realmente consapevole e in grado di capire davvero le difficoltà e i disagi oltre che la tua eventuale solitudine?

In quanto uomo intelligente e innamorato sa capire ciò che riguarda me, ma in quanto appartenente al genere maschile non può neanche immaginare cosa voglia dire.

ES: E come ti fa sentire questo?

Frustrata ma nello stesso tempo “superiore”. Per tutto ciò che siamo in grado come donne, di superare, sopportare e farne anche una forza.

ES: Se potessi tornare indietro con la consapevolezza che hai oggi, come valorizzeresti maggiormente te stessa, cosa non permetteresti più che ti fosse fatto o imposto?

Farei un percorso universitario diverso, vivrei più liberamente esperienze personali e abiterei per un periodo all’estero sicuramente.

ES: Ti senti realizzata come persona, malgrado tutto, o pensi che in quanto donna ti sia stato sottratto qualcosa?

Non totalmente realizzata ma non per ingiustizie legate all’essere donna.

ES: Le difficoltà che hai incontrato nel lavoro, ti hanno impedito di avere un altro figlio? Se sì come ti ha fatto sentire questa rinuncia?

No anzi, al contrario proprio le difficoltà sul lavoro mi spingerebbero a farne un altro.
Solo che la mia realizzazione e il mio benessere non sono legate esclusivamente alla maternità. Per ora un figlio mi basta!

ES: Ti senti mai impotente nel riuscire a garantire un futuro a tuo figlio/a?

Sì, ma per lo scenario generale in italia, le scarse possibilità che ci sono ora e che purtroppo saranno sempre meno per lui.

ES: Cosa ti fa davvero arrabbiare maggiormente fra tutto ciò che ti fa sentire discriminata?

L’inconsistenza delle motivazioni per cui sono discriminata, i luoghi comuni, l’invisibilità delle tue azioni e dei risultati positivi.

ES: Rispetto alle donne più grandi della tua famiglia ti senti più o meno avvantaggiata, fortunata, facilitata? Se sì, in cosa?

Più avvantaggiata grazie alle tecnologie, meno per ciò che riguarda l’aiuto che un tempo era scontato nelle famiglie.

ES: Hai ancora la capacitá di sognare per te stessa?

Sì.

ES: Come ti immagini nel tuo futuro più lontano?

All’estero, con un lavoro molto soddisfacente e utile, e forse…con un altro figlio!

ES: Grazie Chiara con l’augurio che l’8 marzo sia tutti i giorni dell’anno anche per te.

 

 

(immagine dal web)

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