Parla con lei: Claudia, un mondo e tutto il resto

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In occasione dell’8 marzo Essere Sinistra intervista le donne. Quelle che tutti i giorni vivono la realtà della vita in Italia. Che credono, ricordano, immaginano, progettano. Vivono, appunto e ci danno la loro sensazione del mondo. Sono diventate un soggetto attivo sociale, culturale, politico grazie alla loro lotta e ai partiti di sinistra.
Perchè la sinistra è emancipazione di ogni forma di vita umana che non deve più essere oppressa o repressa in alcun modo.
Per questo i lavoratori vogliono parlare ed essere ascoltati. Come gli studenti, le minoranze, i poveri. E da quando parlano e si ascoltano le donne, abbiamo un mondo più degno di essere vissuto. 

La Redazione


 

Parliamo con CLAUDIA, 67 anni, di Ravarino (MO). Sposata, una figlia.


ES: Ciao, vuoi dirmi qualcosa di te, del  tuo carattere, dei  tuoi desideri delle aspettative per il futuro tuo personale?

Mah, vediamo. Per il carattere, sono socievole, testona, altruista, cogliona. Le aspettative sono sempre troppe e regolarmente vengono deluse. Sai, ho sempre sognato fin da piccola di realizzare qualcosa che servisse alla gente per vivere bene. Ma la vita gira a volte in modo casuale.

ES: Tu sei di una generazione che ha lottato sicuramente per affermarsi. Come ti hanno fatto sentire la famiglia intorno a te, gli amici maschi?

Eh, bella domanda. Sì, io sono di quelle educate bene, ad esempio alla verginità fino al matrimonio. Educazione sessuale era sconosciuta, forse anche una parolaccia. Era il maschio che prendeva le iniziative. Quando ero ragazzina, l’unica cosa che mi veniva detta era di non restare incinta.

ES: Ma tu stavi maturando altre idee, altri sentimenti? Come vivevi questo clima di paura dell’amore?

Hai detto giusto: voglia intensa, sogni e paure di amare. Amare, oddio, anche questa era una parolona, solo da film. Però devo anche dire che il mio carattere di sognatrice mi ha spinto in direzione opposta. Andare incontro ai sentimenti, non fuggirli. Difficile poterli vivere con le paure. Ma è ugualmente stata una bella adolescenza, di emozioni, di slanci.

ES: Come ti divertivi e come ti diverti oggi?

Beh, ragazzi.  Il sabato si andava a ballare con le amiche. Si usciva alle 20, ma alle 23 le sale da ballo chiudevano. E tutte a casa. Ma il ballo era l’occasione per far sussultare il cuore, lo stomaco e tutto il resto. Certi Lenti!!!  Ma io ero appassionata di rock e boogie e poi il twist. Mi scatenavo. Facevo coppia con un ragazzo bravissimo e abbiamo fatto parecchie gare di ballo insieme.
Ma i lenti, erano la cartina tornasole per capire se provavi qualcosa per qualcuno. Il rossetto messo fuori casa e poi tolto. Eh, era così. Poi io avevo genitori molto aperti. Il ballo è sempre stato il mio divertimento preferito. Oggi sono altre cose, un film, un libro, una mostra, un viaggio, giocare con le mie nipoti.

ES: Quanto ti hanno condizionato gli uomini nelle tue scelte?

Sempre, bene o male, noi siamo state fin da piccole educate a seguire il compagno che doveva essere il marito. Io questa cosa l’ho vissuta malissimo, così male che non mi sono mai rassegnata. E l’ho pagato. Ma era giusto. Quella educazione però ti dà una impronta che non si scioglie quando sei emancipata.
Cambia, si riversa sui figli, sui nipoti, è come se ti portassi dentro il senso di colpa di volere essere libera, libera come un uomo. E questo fa sì che ti spendi troppo per gli altri, per i tuoi cari. E nemmeno questo è giusto né per me né per loro.

ES: Come hai vissuto dentro di te la scuola e il lavoro? Intendo dire verso sia i colleghi, ma anche verso l’istituzione

Dopo le medie, che allora non erano obbligatorie, la mia passione e curiosità per le Scienze fisica e matematica mi portarono a studiare in classi maschili. Allora era una rarità che una ragazza scegliesse di studiare Elettronica. Non sono mancate le umiliazioni. Ad esempio un prof. ogni volta che entrava in classe diceva ‘Oh, oggi interroghiamo una signorina’ e c’ero solo io. Un altro mi chiedeva sempre se stavo anche imparando a cucire e a lavorare a maglia e soprattutto a cucinare, che altrimenti non trovavo marito.
Sinceramente devo invece dire che i miei compagni di classe erano solidali. Qualcuno mi filava pure. Ma questa è un’altra storia.
Poi andai a lavorare e andai all’università. Ecco devo dire che nel lavoro sono stata fortunata. Perchè  lavoravo con americani, inglesi, svedesi. Quindi nessun problema, perché da loro le donne ingegneri c’erano già da tempo.
Avevo più problemi fuori dal lavoro perché mi vestivo con la minigonna, i jeans, tutte cose che una brava ragazza allora non avrebbe dovuto fare.

ES: Hai mai temuto di subire violenza sessuale o temuto violenza dai tuoi compagni?

Temuto violenza dai miei compagni  no. Sull’altro punto, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

ES: C’è qualcosa che ti aspetti ancora dalla tua vita?

Sì, mi aspetto di vivere abbastanza per vedere crescere le mie nipoti, di vivere abbastanza per continuare il mio volontariato, di vivere per coltivare queste nuove amicizie che mi permettono di sognare ancora, come da bambina, di fare qualcosa che serve al mondo.

ES: C’è qualcosa che non ti ho chiesto che vorresti dire?

Tutto il resto

ES: Grazie Claudia e Buon 8 Marzo anche a te!
(immagine dal web)

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