Parla con lei: Marina e l’indipendenza

 

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In occasione dell’8 marzo Essere Sinistra intervista le donne. Quelle che tutti i giorni vivono la realtà della vita in Italia. Che credono, ricordano, immaginano, progettano. Vivono, appunto e ci danno la loro sensazione del mondo. Sono diventate un soggetto attivo sociale, culturale, politico grazie alla loro lotta e ai partiti di sinistra.
Perchè la sinistra è emancipazione di ogni forma di vita umana che non deve più essere oppressa o repressa in alcun modo.
Per questo i lavoratori vogliono parlare ed essere ascoltati. Come gli studenti, le minoranze, i poveri. E da quando parlano e si ascoltano le donne, abbiamo un mondo più degno di essere vissuto.

La Redazione


Parliamo con MARINA, 74 anni, di Marino (RM). Vedova, senza figli.


ES: Quando eri ragazza come immaginavi (o ti hanno fatto immaginare) che sarebbe stata la tua vita una volta diventata donna?

In famiglia eravamo quattro femmine ed un maschio. Lui, a cui ho dedicato – quando eravamo piccoli – le attenzioni di una madre, doveva diventare “qualcuno”. Noi sorelle, provvedere alla famiglia e trovarci un marito. Ma a me piaceva lavorare, per essere autonoma, e l’ho imposto presto ai miei genitori. Dall’età di sedici anni. Le mie sorelle, invece, hanno seguito quello che volevano mio padre e mia madre. Hanno fatto studiare mio fratello, il maschio della famiglia, e lui mi dice spesso che avrei dovuto studiare io, invece.

ES: Le aspettative che tutti avevano su di te, hanno influenzato la tua vita? Se sì, in che misura?

Io, e molte altre mie amiche abbiamo fatto lo sbaglio di sposarci solo per fuggire dall’autorità dei genitori. Non si dovrebbe mai fare.

ES: Già a scuola o nell’infanzia ti sei sentita diversa per il fatto di essere femmina? E cosa hai provato?

Diversa sì, inferiore mai. Anzi, ho sempre visto che sono gli uomini, nelle condizioni difficili, ad avere paura. E noi a risolverle.

ES: Hai mai avuto paura di subire un’aggressione o una violenza sessuale?

Non mi è mai successo. Da giovane ero desiderata, ricercata, ma non ho mai vissuto esperienze di violenza.

ES: Hai mai subito una qualsiasi forma di violenza (anche psicologica) da parte di un uomo?

Mio padre e mio marito erano paurosamente gelosi. Hanno sempre cercato di bloccarmi, controllarmi. Di dire come dovevo vestirmi, di sapere dove andavo. Ma io ho sempre cercato di fare come mi pare (ride). Mio padre se rientravo tardi mi picchiava, ma io continuavo a rientrare tardi.

ES: Nel mondo del lavoro come ti sei sentita in quanto donna?

Ho lavorato trenta anni in una cooperativa vinicola. Ho fatto di tutto, e mi hanno sempre rispettata. Sul lavoro mi sono sempre sentita meglio che in famiglia.

ES: Pensi che i condizionamenti famigliari, in quanto donna, abbiano in qualche modo influito sulle tue scelte personali?

Siamo stati molto bene con mio marito, nonostante la sua gelosia, e pur non avendo figli, ma pensando al passato l’atmosfera nella mia famiglia era oppressiva. Andar via di casa, l’unica scelta.

ES: Nella tua quotidianità quanto spesso ti senti sola nell’affrontare problemi e decisioni?

Non vado molto d’accordo con le mie sorelle e mio fratello vive da anni a Milano. Ora sono vedova da tre anni. Mi trovo molto bene con le mie amiche, e con le mie nipoti. Sono la loro zia preferita. Mi possono dire tutto, e non giudico mai. Non sento la solitudine.

ES: Senti reale vicinanza da altre donne al di là della condivisione verbale di ansietà etc.?

Io vedo che noi donne che abbiamo sofferto, che abbiamo affrontato le difficoltà del dopoguerra, abbiamo più capacità di farci una bella risata. Le mie nipoti mi vogliono bene perchè gli faccio vedere il lato positivo delle cose. Mentre mi sebra che i giovani si facciano troppi problemi. L’unico vero problema è il lavoro. Ma dovrebbero affrontarlo con più coraggio e tenacia.

ES: Quanto spesso ti senti non riconosciuta, svalorizzata nel tuo essere una donna in ogni ambito in cui ti relazioni?

Gli uomini, ed anche le mie sorelle, hanno sempre provato a svalorizzarmi. Ma non ci sono mai riusciti.

ES: Hai sofferto per non aver avuto figli?

Ho accettato di non poterne avere come un fatto naturale, perchè ho sofferto di endometriosi. Neanche mio marito li voleva e non ci ha creato nessun problema.

ES: Cosa conosci delle lotte per la conquista dei diritti da parte delle donne? Che percezione ne hai avuto?

Abbiamo ottenuto tanto, rispetto a quando ero bambina. Ma non mi piace che la guerra sia contro l’uomo. La guerra è contro la società che ti vuole in un modo, sottomessa. E tu ti devi ribellare. Se ti ribelli, ti rispettano e ti ammirano. Non sono mai stata vittima, e se fai capire che non sei vittima, tieni a distanza chi ti vuole colpire.

ES: Pensi di essere stata discriminata in quanto donna? Se sì, come ti ha fatto sentire?

Sul lavoro, mai. Perchè lavoravo meglio di un uomo. In famiglia, o per le chiacchere di paese. Ma sono sia gli uomini che le donne ad invidiare e cercare di farti del male.

ES: Ritieni che tuo marito sia stato consapevole e in grado di capire davvero le difficoltà e i disagi ?

Oggi gli uomini si fanno queste domande. Alcuni uomini. Ma mio marito, no.

ES: E come ti faceva sentire questo?

Che ci potevo fare? Era fatto così. Onesto, un brav’uomo. Ma non si è mai fatto molte domande su come veramente mi sentivo, cosa provavo. A me piaceva andare a ballare, uscire e andare a far festa con le amiche e gli amici. Lui voleva stare in casa. E non c’era verso di farglielo capire.

ES: Se potessi tornare indietro con la consapevolezza che hai oggi, come valorizzeresti maggiormente te stessa, cosa non permetteresti più che ti fosse fatto o imposto?

Prima di sposarmi, ci penserei due volte (ride). Uomini gelosi e casalinghi, mai. Tornassi indietro avrei imposto ai miei genitori di farmi studiare. E sarei andata a vivere a Roma, piuttosto che in paese. Sì, la mia vita così sarebbe stata molto diversa.

ES: Ti senti realizzata come persona, malgrado tutto, o pensi che in quanto donna ti sia stato sottratto qualcosa?

Sto bene, non mi lamento. Non sopporto l’invidia di chi non sa stare al mondo, e cerca di rovinare la vita degli altri.

ES: Cosa ti fa davvero arrabbiare maggiormente fra tutto ciò che ti fa sentire discriminata?

I pettegolezzi, come ho detto, l’invidia e la gelosia. Alcune donne che ti fanno la guerra.

ES: Rispetto alle donne più grandi della tua famiglia ti senti più o meno avvantaggiata, fortunata, facilitata? Se sì, in cosa?

Io, nonostante il carattere di mio marito, ho vissuto una vita serena. Le mie sorelle, più sottomesse, stanno sempre tristi e si lamentano (ride).
Lo dico in romanesco: “Se voi la libertà, te la devi conquistà”.
Ah. Le mimose mi piacciono molto, e quindi buon 8 Marzo!

ES: Buon 8 Marzo, Marina!

 

(immagine dal web)

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