Fermiamoci

metronomo

di Nello BALZANO

Qualsiasi cosa tu debba fare richiede l’utilizzo di uno strumento, il progresso serve a questo: a creare gli strumenti per rendere più semplice ogni operazione, non a renderti un ingranaggio dell’operazione stessa

Se sei un imprenditore e vuoi far crescere la tua attività, hai bisogno degli opportuni investimenti, il tuo lavoro e quello dei tuoi dipendenti è importante, non serve solo a gonfiare il tuo portafoglio, ma è utile alla società e ognuno dei singoli protagonisti della tua attività è fondamentale, oggi chi ti nega ciò, non crea un danno solo agli interessi aziendali, ma all’intera comunità, perché toglie la possibilità ad ognuno di noi di poter usufruire di ciò che produci. In poche parole il tuo lavoro era una forma di solidarietà, ma è diventato solo una parte dell’ingranaggio speculativo del “mordi e fuggi” sempre più avido, bulimico ed immediato.

E tutto questo gli è stato permesso perché è stata cambiata la natura del denaro, non è più uno strumento, ma è diventato la principale forma di condizionamento della nostra vita, è il governante principale e ogni decisione politica si sottomette al suo potere.

Allora tutto viene messo in discussione, il diritto alla salute non è un più un diritto garantito dalla Costituzione, ma diventa impresa e ognuno di noi è convinto che per curarsi meglio, bisogna recarsi dove si spende di più, stesso discorso per l’istruzione e per tutto ciò che riguarda l’essenzialità delle nostre vite.

Ma l’aspetto più inquietante è che proprio questa situazione ci viene rappresentata come il progresso, che non si può più continuare come prima, ma ragioniamo cos’è stato il passato recente, cos’era la nostra vita, quando le aziende producevano e in esse si cercava di ottimizzare ogni prodotto, quando ogni lavoratore non si preoccupava di quanti anni mancavano al pensionamento perché preoccupato da una possibile ed imminente riforma, ma cercava in sintonia con il suo datore, di migliorare le condizioni, perché l’armonia prevale sempre sullo scontro, lì nasce il progresso, lì si sono create le condizioni per allungare e migliorare le nostre prospettiva di vita.

Paesi interi si fermavano se un’azienda entrava in sofferenza, perché era ritenuto un bene comune, i trasporti pubblici erano considerati un diritto, nessuno mai avrebbe immaginato di votare contro la privatizzazione dell’acqua perché mai si sarebbe pensato alla sua commercializzazione per ottenere guadagni, non era importante cercare di ottenere di più di quello che le tue condizioni economiche ti permettevano, perché eri consapevole dei tuoi limiti, ed ogni piccola conquista la consideravi un successo.

Oggi ci dicono che dobbiamo correre, che dobbiamo recuperare il tempo perso, ma quando si corre il campo di visione si stringe e ti devi concentrare su ciò che hai davanti e non ti accorgi che tutto quello che è al tuo fianco ti sta chiedendo: “Dove vai?”, non ti accorgi che chi non ha le energie per starti dietro cade. E nessuno si ferma per aiutarlo a rialzarsi, ma davanti non c’è niente, perché deve essere ancora costruito.
Oggi rimaniamo colpiti dai moniti del Papa che ci ricorda quale sono le priorità, siamo arrivati al punto di dargli una collocazione precisa politica, arrivando al punto di definirlo, non certo ironicamente, che è l’unico che rappresenta la Sinistra e non ci rendiamo conto che, invece, non ci sta illustrando un “credo” diverso rispetto al passato, ma è la Politica, soprattutto quella che proprio si definisce di sinistra, che ha messo in secondo piano i diritti della “persona”: questa politica italiana che ci sta raccontando che le priorità sono altre e tutti noi ci stiamo convincendo che è così e dibattiamo sul nulla.

Veniamo condizionati dall’aspetto esteriore di chi ci sta di fronte, le diversità ci spaventano, veniamo colpiti da chi più alza la voce, abbiamo perso il senso della realtà, allora mi vengono alla mente le immagini di chi non ha la nostra fortuna, di non possedere la facoltà di tutti i sensi, i volti di chi è seguito e curato dalla Lega del Filo d’Oro, che sono sordociechi, che si illuminano di un sorriso, quando si crea un contatto fisico per comunicare con loro, abbiamo tanto da imparare da loro e dai tanti che hanno scelto di stare ai margini, perché non comprendono la nostra frenesia, la nostra insofferenza.

Se state proseguendo nella lettura non aspettatevi soluzioni, non ho le capacità per fornirvele, una cosa sola mi sento di suggerire: “Fermiamoci e pensiamo”, perché è la nostra capacità di ragionare che spaventa chi ti fa correre.

Se non condividi nulla di tutto questo che qui è scritto, non importa, è per me già un grande risultato che ti sia fermato qualche minuto per leggerlo.

(immagine dal web)

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2 Pensieri su &Idquo;Fermiamoci

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