L’antifascismo, l’esempio e il monito

dani

 

di Laila BOLOGNESI

Appena passato Follonica, all’inizio della strada delle Collacchie, c’è una località nel comune di Scarlino, il Puntone.
Da lì s’inoltra il sentiero che attraverso la macchia conduce ad una delle più belle spiagge della Toscana, Cala Violina.
Al Puntone, c’è una piccola piazza, piazza Dani. Piazza Dani Gabriello, è una piccola piazza che ai più non dice molto.

Gabriello, intorno agli anni venti era a capo della lega contadina socialista.
Aveva un piccolo pezzo di terra e una casa colonica che mandava avanti con l’aiuto della moglie.
Aveva cinque figli da sfamare, ma con tanti sacrifici la famiglia riusciva ad andare avanti.

Un giorno, si era nel 1921, arrivarono. Erano una trentina, sopra un camion, le chiamavano le squadracce.
Erano fascisti armati e pericolosi.
Gabriello fece fuggire moglie e figli dal retro della casa. Lui restò ad affrontarli.
Prima che riuscissero a finirlo con le bombe a mano, lui con il suo fucile riuscì a ferirne un paio.
Dopo la sua morte infierirono in maniera atroce sul suo corpo senza vita.

Gabriello Dani era il mio bisnonno. Tersilia Dani era mia nonna e aveva 13 anni quando i fascisti trucidarono il suo babbo.

Penso spesso a quello che la mia famiglia e quella di tanti altri bambini e ragazzi hanno vissuto e pagato e penso all’oggi, penso che non avrei mai creduto possibile sentir parlare ancora di fascismo e farlo con tanta leggerezza, faciloneria e normalità, come nulla fosse mai accaduto.

Ogni volta che vedo simboli fascisti in piazza, mi rendo conto che la storia non ci ha insegnato niente.
Eppure il mio bisnonno – e migliaia come lui – hanno versato il loro sangue per sconfiggere il fascismo e per la libertà.

Pare che ad un nuovo sventolare di bandiere e di striscioni inneggianti al fascismo, badino solo alcune persone più consapevoli.
Pare che la libertà sia inalienabile, ormai, e non è così, qualcuno se ne sta già accorgendo.

Perchè il fascismo esiste, non è mai morto e al di là di quello delle camicie nere, se ne vede un’altra forma all’orizzonte, persino più pericolosa perchè non usa le le bombe.

Non smettiamo mai di lottare, sono tanti, tantissimi quelli che hanno dato la loro vita per la libertà. La loro e la nostra.
Il loro ricordo ci deve essere d’esempio e di monito.

 

(immagine di Laila Bolognesi)

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