Voglia di sinistra. A Matera, Landini conquista tutti

landinimatera

 

di Giuseppe CARELLA

In questo inizio di Marzo, la città di Matera, capitale della cultura nel 2019, ha ospitato due eventi che hanno fatto assaporare aria di primavera e non certo riferita al clima meteorologico. Due incontri, con Erri De Luca prima e con Maurizio Landini, ieri, 11 marzo. Due location diverse, entrambe capienti e capaci di ospitare centinaia di persone. Due incontri preparati dal “basso”, da associazioni e gruppi di persone che non si rifanno a sigle nazionali.

E’ solo un caso, una coincidenza, che entrambi gli incontri abbiano visto la partecipazione straordinaria di centinaia di persone? E’ solo un caso che ben prima dell’orario programmato le sale erano piene, con gente seduta sugli scalini ed altri in piedi e che non si sono svuotate fino alla fine, dopo due ore e oltre di discussione? E’ solo un caso che eventi promossi solo sulla rete raccolgono un consenso cosi ampio?
La novità, almeno per me, è rappresentata dalla partecipazione massiccia di giovani.
Maurizio Landini, in un auditorium capace di ospitare oltre 400 persone, ha entusiasmato la platea che si è letteralmente spellata le mani.

Eppure il buon Maurizio ha detto cose semplici, note, ripetute fino alla nausea. Ha chiamato pane il pane e vino il vino. E’ andato dritto al cuore della platea. Cosa che ultimamente non riesce a fare più nessuno.
Ma non ha parlato di “sinistra”, se non per indicare schieramenti e partiti che vengono comunemente indicati come tali, l’ha resa concreta e viva parlando di lavoro, della dignità di esso e delle persone.

Ha detto che si, probabilmente le imprese utilizzeranno il “jobs act” perché nessuna impresa rinuncia a 24.000 € di contributi nel triennio per ogni unità e riferendosi a una azienda, di un amico  a caso del Presidente del Consiglio,  che ha preannunciato 2000 nuove assunzioni ha invitato a fare un po’ di conti con una semplice moltiplicazione.
Ma ha spiegato anche perché con il jobs act non si esce dalla crisi senza un piano straordinario di investimenti pubblici e privati, che guardi alle esigenze reali del Paese e non a opere utili solo a rimpinguare le casse dei soliti noti. Questi “giochetti”, non creano nessuna ripresa.

L’art. 18, afferma Landini, garantiva non il posto di lavoro, ma la dignità di esso. Senza, vale il principio che “se non mi piaci ti pago e vai fuori dalle balle“. Lavoro come merce, “body rental”.

Ha spiegato che nel passato i lavoratori erano rappresentati in Parlamento non solo nel tradizionale partito di sinistra, ma anche nella stessa Dc sensibile (almeno una parte di essa) alle problematiche delle classi più deboli. Oggi l’assurdo è che quello che dovrebbe essere il partito che teoricamente dovrebbe tutelare gli interessi del lavoro si trova a realizzare il programma di Confindustria con grande soddisfazione delle forze politiche di destra. Perché il governo, ha affermato Landini, non tratta con le organizzazioni sindacali. “Mosè Renzi” si è posto l’obiettivo di distruggere il sindacato o almeno cambiarne profondamente la struttura, rendendolo simile ai sindacati aziendali degli Stati Uniti, sottraendo al sindacato la rappresentanza confederale dell’intero mondo del lavoro e quindi togliendo al sindacato una funzione “politica” insita in tale rappresentanza.

MosèRenzi cancella il lavoro e i sindacati come cancella Comuni, Province, Regioni e persino il Parlamento. Questo perché il potere centrale, obbediente agli ordini di potentati economici internazionali, intende cambiare l’idea di Democrazia, cancellando la Politica e sostituendola con meri disegni economici. E ha fatto riferimento al pareggio di bilancio.

Riguardo alla sua proposta di coalizione sociale, che tanto ha allarmato il Mosè italiano da indurlo a fare ironia come è solito fare quando ha paura, Landini ha affermato che non sarà e non farà un partito.
La coalizione sociale dovrà opporsi alla frantumazione del lavoro e alla contrapposizione delle persone, dovrà impegnarsi alla costruzione della solidarietà. E se non si affronta la questione con questi obiettivi, il sindacato è destinato a scomparire. Se si sollecita la partecipazione e si sconfigge l’astensione, l’obiettivo è perseguibile.

Proseguendo nella sua analisi, Maurizio Landini non ha mancato di lanciare anche un allarme: secondo rumors recenti, il prossimo obiettivo delle forze di governo è limitare il diritto di sciopero. Questa affermazione ha sollecitato una domanda da parte del pubblico sulla efficacia dell’arma dello sciopero. Landini ha risposto che vi sono modi diversi di scioperare, già sperimentati, come lo sciopero a rovescio che impegna i protagonisti in opere di utilità sociale.
Su un suo eventuale impegno diretto in politica, ancora una volta Landini ha smentito discese in campo o salite sugli scudi, affermando che non ha interesse alla creazione di una nuova forza politica ininfluente con un ipotetico 7 o 8% di consenso.
E infine, richiamando una citazione di Bruno Trentin del secolo scorso, ha affermato che se non ci si organizza dal basso nessuno lo farà mai. Cosa abbiamo da perdere a provarci? In economia e nel sociale non esiste uno più povero di un povero. Per poco non veniva giù l’Auditorium per gli applausi.

 

(foto dell’iniziativa)

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