Coalizione sociale. Si parte con il piede giusto.

landini-rodota

di Antonello BADESSI

È troppo presto per azzardare previsioni sulle prospettive della “Coalizione sociale” lanciata da Maurizio Landini. Si può solo dire che se dovesse fallire, francamente, nessuno sa cosa potrebbe esserci dopo. A quel punto, temo, le avremmo tentate tutte.

Lungi dal fare il menagramo, mi viene da dire – ma non sono il primo, vivaddio, né l’ultimo ad affermarlo – che il destino di questa bozza di progetto che nutre il segretario generale della FIOM (immagino come traduzione di uno sforzo collettivo dentro il suo sindacato) dipenda molto, troppo, dalle riserve diffuse che un ceto politico variamente disposto a sinistra antepone agli interessi generali ad ogni piè sospinto.
Forse l’idea di Landini avrà dei difetti, che ora non mi vengono mi mente ma ci penserò perché è altamente umano che li abbia, ma ha degli indubbi pregi che attengono al presupposto, se vogliamo non voluto ma inevitabile, di minare alle posizioni consolidate delle forze politiche della sinistra, senza alcuna eccezione, e dei singoli dirigenti.

Il fatto stesso che si rivolge alle associazioni, quelle vere e non quelle che mimano i vizi cristallizzati delle forze “partitiche”, la dice lunga.

Francamente è difficile trovare quali potrebbero essere i rimproveri da muovere, che so, a “Libera” o “Emergency”, tanto per non fare nomi. Poi magari, come tutti, ne meriteranno, di rimproveri. Tuttavia sono cose concrete fatte da uomini e donne che si sono messi in gioco, rinunciando a carriere personali e politiche. Ma forse nessuno ha mai tentato di offrire candidature a Gino Strada? In segreto è avvenuto sicuramente e in segreto il medico avrà declinato. Certo è che se fossero avvenute in maniera palese, in maniera altrettanto palese quel qualcuno sarebbe stato preso a calci.
Perché mai Strada avrebbe dovuto fare il favore ad un soggetto che, magari, intendeva strumentalizzarlo per aver qualche voto in più? Lo stesso Landini resta nel vago, giustamente, su alcuni connotati del suo progetto, poiché si pone comunque il tema del futuro della FIOM e della sua leadership.

E poi, parlando di “Coalizione Sociale”, se non altro parte con il piede giusto. Troppe volte, a sinistra, siamo partiti non dalle gambe. Ultimi due esempi, “L’Altra Europa” e, temo purtroppo, anche “Human Factor”. Ora basta!

C’è il grave problema di una società troppo “liquida” che, salvo eccezioni, rifiuta l’impegno, a qualsiasi grado di responsabilità. E c’è il problema, risultante di una sinistra che, nelle sue articolazioni, o non legge questo dato per quello che è e mantiene la testa rivolta all’indietro, oppure si limita a leggerlo e lo asseconda. Entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati.

Il primo perché fuori dalla realtà, il secondo perché rinuncia al ruolo formativo e pedagogico che spetta alla politica che non può limitarsi a fare da notaio e a pensare di accrescere il consenso sul senso comune ma dovrebbe ricostruire il buon senso, due categorie che cito nella loro piena accezione “gramsciana”. Ebbene, non possiamo certo immaginarci che il gruppo dirigente di un sindacato, che è il tipo di organizzazione più lontano possibile dal basare il suo agire sulla mera opinione, possa indulgere alla liquidità. Semmai rischia di più il contrario, cioè di non considerare abbastanza il peso di questa liquidità. Se vogliamo, quindi, dei difetti li troviamo. Come pure il fatto che la fabbrica ha perso la sua centralità. Ma non è certo colpa di Maurizio Landini se Susanna Camusso ha per la testa altre cose, sempre che abbia cose per la testa! Quindi questo offre il convento.

Il progetto della “Coalizione Sociale”, il nome stesso lo evoca, ha la potenzialità di poter parlare al contempo alle pance – cosa che fa bene, ahinoi, la destra – come pure, però, ai cervelli cosa da cui la destra è avulsa. Cioè di tornare a rimettere in campo quella sinistra, sociale e politica, che per decenni è stata capace di affrontare temi concreti, e farci organizzazione, in un orizzonte segnato da una idea di società futura.

Vedremo se si tratterà di questo.

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5 Pensieri su &Idquo;Coalizione sociale. Si parte con il piede giusto.

  1. Uno dei pregi e delle fortune è quello di non doversi misurare sempre solo con le “cragne” quotidiane della politicaccia , come invece sono costretti a fare i partiti, e di far lavorare il cervello ed i cuori per individuare uno scenario per i valori della sinistra.

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  2. Saluto i compagni, io mi ritengo di sinista-ma prima di tutto sono comunista, ho collaborato con la -FILCAMS-CGIL- MILANO- X tutti gli anni di piombo. 1968- fine anni 80, nel frattempo ho conosciuto il grande Berlinguer, mi fù presentato da Bertinotti al salone Di Vittorio in camera del’lavoro, e da lì diventammo amici,mi è rimasto un bel ricordo e tanti suoi pensieri custoditi nel mio non + giovane cuore…vi ho raccontato di Berlinguer solo xchè Landini con la sua onestà ed il suo entusiasmo di voler fare, me lo ricorda e come lui si batte lottando x il mondo del’lavoro, cosa che ho fatto anch’io tutta la vita, voglio segiurlo-x quanto mi sarà possibile – e magari incoraggiarlo, anche se lui di coraggio ne ha da vendere…HLVS…a pugno chiuso Tina…

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  3. E’ ridicolo chi dice che il sindacato non deve fare politica : l’ha sempre fatta, da Di Vittorio. Quello ha paura che gli si tolga il terreno sotto i piedi. Politica la fa anche mia moglie quando va a fare la spesa.

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  4. Il fatto che “la fabbrica” nel progetto di Coalizione Sociale non sia più al centro lo trovo positivo. Ieri dall’Annunziata Landini ha evidenziato problemi concreti, delle mancanze nel sindacato. Per esempio di aver abbandonato del tutto e per anni le Partite IVA, spesso false: una marea di persone spesso sottopagate, spesso spremute. Il lavoro va tutelato anche se non è in fabbrica. Le tipologie di lavoro sono trasformate negli ulimi trant’anni.

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