Basta con la politica dei selfie

puntina

Rubrica “IN BREVE”


di Mario GALLINA

Ieri davanti ad una buon bicchiere di vino, con alcuni compagni ed amici si faceva il discorso sulle difficoltà che incontra Landini. L’analisi ci ha portato a considerazioni, forse astratte ma giustificabili, che la difficoltà di far nascere una formazione di sinistra-sinistra (finalmente senza aggettivi) nasce anche perché quei soggetti che dovrebbero farla, come noi per intenderci, si sono disabituati al confronto e poiché sono diventati (alcuni ritornati), da un ventennio, cani sciolti, perdendo quell’humus che prima trovava nelle sezioni ovvero nei momenti di discussione propositiva.

Una volta caduti in questa trappola, per loro predisposta, per mantenersi “vivi” culturalmente e politicamente si sono costretti ad elaborare punti di vista personali, elaborando analisi sulla scorta di quello che il vuoto politico formatosi intorno a loro e le agenzie di informazione credibili, seppure da filtrare, mettevano loro a disposizione.

Tutto questo ha fatto sì che spesso ci siamo comportati e ci comportiamo da monadi del pensiero politico, ci innamoriamo del nostro punto di vista, elaborato con fatica ed anche una certa dose di onanismo, diventiamo poco propensi a ridiscuterlo nei fatti o rielaborarlo collettivamente. Quindi di fatto la solitudine, l’essere entità culturale autonoma, e produrre quindi un punto di vista soggettivo personale, che cosa altro non è questo se non un SELFIE?
E ora Landini ci sfida. Smettiamola. E coalizziamoci.

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