Partiti politici e questione morale

Costituzione

di Giovanni CHIARINI
[Un appello costituzionale pubblicato sul giornale “Libertà” del 16 marzo 2015]

I partiti politici hanno un’origine storica ben chiara: sono un’organizzazione associata di cittadini che perseguono finalità comuni (e non personali) per lo più ispirandosi a una ideologia o a uno stesso orientamento politico; essi nascono come incanalatori delle diverse idee e anime sociali, in modo da poter convivere in democrazia attraverso una continua (e rispettosa) dialettica assieme o contro le altre parti. E’ proprio dai partiti che devono uscire i programmi politici che poi si tramuteranno in legge tramite la rappresentanza in Camera e Senato, sacre e laiche istituzioni parlamentari.
Questo meccanismo, apparentemente semplice, è in realtà un delicato bilanciamento dei poteri, e come tale presuppone la coesistenza di vari elementi: innanzitutto, esso dovrebbe implicitamente tener conto del rispetto delle altrui opinioni, anche se radicalmente diverse; e, dall’altro lato, necessita di una cultura politica profonda e cosciente, che possa portare il “politico” o il “volontario” di partito a discutere, con onestà intellettuale, dei tanti (purtroppo tantissimi) problemi sociali per trovar loro delle soluzioni.
Trovare soluzioni, infatti, è uno dei ruoli principali (se non il principale) della politica, che oggi, invece, appare sempre più rilegata ad un’autocelebrazione misera , nonché ad una patetica e cortigiana spartizione di poltrone.

Enrico Berlinguer sostenne più di 30 anni fa che era ora di mettere fine alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali, perché questo era (ed è ancora oggi) il male da cui poi sono sorti tutti i fenomeni degenerativi nella vita pubblica. Oggi lo ripete Stefano Rodotà, sostenendo l’esigenza di una “coalizione sociale”, visto che “i partiti sono diventati oligarchia e hanno espropriato i cittadini”.

Un altro ostacolo che bisogna evitare in origine, ma che purtroppo pare essersi affermato in gran parte nella vita dei partiti, è la logica della “militanza acritica”, che porta a sposare senza nessun spirito critico ogni parola che esce dai direttivi del partito di turno, riempendosi la bocca di promesse elettorali spesso infattibili e prive di ogni fondamento teorico e concreto.

Tutto ciò è pericolosissimo, ed oltre a snaturare il ruolo storico di tali soggetti politici, minaccia anche la tenuta stessa della democrazia, che si dovrebbe fondare su scontri di idee mature, e non su ripetuti annunci o slogan; cosa che invece, negli ultimi 20 anni, ci stanno abituando ad assimilare. Forse sarebbe il caso di ascoltare un po’ di più i vecchi esempi di statura morale che la nostra storia istituzionale ci ha donato, indipendentemente dal colore politico. Lo studio e la conoscenza di personaggi come Giuseppe Mazzini, Piero Calamandrei, Sandro Pertini, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo Rosselli, Giuseppe Dossetti, Norberto Bobbio e tanti, tantissimi altri (e citarli tutti richiederebbe un articolo a parte) può servire oggi a porre le basi per una rinascita morale ed etica della politica italiana, nonché ad un risorgimento della stessa “società civile”. Ora, il ruolo di “noi popolo” è certo quello di informarci, protestare e dissentire, ma non solo: il nostro compito principale è quello di non dimenticare i nostri diritti e soprattutto i nostri doveri. E il dovere di oggi, per tutti noi, è quello di non piegarci a questa logica di potere e di putrefazione morale ed etica dei partiti e della società politica, ma è quello di reagire, di avere il coraggio di dire “no”, di organizzare una coalizione sociale.

Se, come prescrive il nostro art. 54, coloro “cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” non rispettano il dettato costituzionale, sarà compito di tutti i cittadini (sempre come dispone l’art. 54) adempiere al “dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”. E osservare la Costituzione e le leggi, oggi, ha un significato ben preciso: quello di non accettare a testa bassa l’attuale stato delle cose, di proteggere l’assetto democratico da queste riforme vigliacche, di resistere e di organizzarci per portare alti i valori costituzionali comuni nella vita di tutti i giorni, imbracciando i principi della nostra legge fondamentale per farli vivere democraticamente nella società. Come disse Calamandrei, nel suo celebre discorso ai giovani, “la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, se la lascio cadere non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.”

A noi comuni cittadini, dunque, tocca questo duro compito. Viva l’Italia! Viva la Costituzione Repubblicana!

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5 Pensieri su &Idquo;Partiti politici e questione morale

  1. Mi è piaciuto molto questo articolo che rispecchia fedelmente le mie idee e i miei programmi. Il paese non è solo dei politici ma di tutti i cittadini. Avanti, ragazzui, svegliatevi e lottate per quello che vi appartiene!

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  2. Lista Civica Italiana – un gruppo politico che nasce dalle Liste civiche vere – pochi giorni fa ha diffuso un comunicato riguardante la necessità di cambiare le modalità di fare politica. Non basta parlare di programmi e valori di riferimento, occorre che le forze politiche nascenti dicano chiaramente con quali modalità intendono organizzarsi e fare politica. Se vi interessa lo trovate qui http://www.listacivicaitaliana.org/2015/03/17/nuove-formazioni-politiche-lci-chiede-chiarezza-sulle-modalita-di-fare-politica/

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