Tutto in una notte

Dietro-la-lavagna

di Vincenzo SODDU

“chi è fuori è fuori, ciao ciao” (Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana)

Lo scorso mercoledì notte, una settimana fa, è stato perpetrato uno strappo grave alla democrazia.
Per diversi motivi. Vediamo quali.

Nel DDL Scuola presentato il 12 marzo scorso al Consiglio dei Ministri, infatti, rimane poco o niente dei contenuti di quella bozza programmatica o documento progettuale, come preferisce che si chiami il Nostro Presidente (parliamo della Buona Scuola), su cui siamo stati chiamati appena sei mesi fa a dare un parere, e di cui avevo già delineato le criticità a Dicembre dello scorso anno.

Paradossalmente, anzi, proprio l’unico aspetto soddisfacente, benché scontato, di questa sorta di carta costituzionale della scuola è stato eliminato. Con un colpo di mano, poche ore prima della presentazione del disegno di legge. Per oscuri motivi che in quanto tali lasciano attoniti chi da quella decisione si aspettava una garanzia, addirittura, sulla sua futura esistenza.
Parliamo dell’assunzione degli idonei al Concorso del 2012 che, insieme ai supplenti di ultima fascia che avessero lavorato per 36 mesi continuativi e ai cosiddetti precari storici (in questo rigoroso ordine, giacché, nessuno me ne voglia, il merito, per asserzione stessa di Renzi sarebbe dovuto venire prima del calcolo dell’anzianità), sarebbe dovuta scattare con decreto legge già una settimana prima.

Ora, all’atto del mancato decreto che avrebbe dovuto seguire questa bozza, secondo la volontà originaria dello stesso Leader, poi misteriosamente rinnegata (non possiamo credere che un filibustiere della politica come Renzi si possa essere spaventato di fronte al monito del Presidente Mattarella a non abusare dell’ufficio dei decreti legge), di questa categoria di assunti, nel disegno di legge presentato al Parlamento non troviamo appunto più traccia.

E così, gli idonei di un Concorso, al termine del quale si contavano un numero impressionante di prove selettive, dopo aver visto i loro compagni di viaggio, solo qualche posto avanti, entrare nella scuola, sono stati improvvisamente cancellati.

Perché?
Nelle parole degli idonei intervistati che abbiano trovato la forza di esprimere questo sconcerto di fronte a un’inspiegabile esclusione nelle ultime ore della notte prima della conversione in disegno di legge del Provvedimento, c’è soltanto, come abbiamo visto, disperazione.

E allora perché? E a vantaggio di chi, eventualmente, questo provvedimento è stato cassato?

Proviamo ad avanzare qualche ipotesi.

Sono mancati i fondi…Ma Renzi non aveva parlato di una cifra più che sufficiente per attuare il piano delle assunzioni, sostenendo che 4 miliardi sarebbero bastati? Dunque si sbagliava, o magari bluffava, sulla testa di chi aspettava questo provvedimento come legittimo e risolutivo?

Sono intervenute altre priorità…, e in questo, complici i sindacati, i sacrificati sono stati proprio i candidati più meritevoli a vantaggio di aggiustamenti politici degni del manuale Cencelli.

E poi, perché questa ossessione a voler obbligatoriamente far rientrare definitivamente un esercito di precari delle Gae (graduatorie a esaurimento) fermi lì da anni, senza aver mai vinto un concorso, per il solo fatto di avere un’anzianità di servizio utile alla scuola per risolvere i problemi connessi con le responsabilità stagionali della politica?

Per carità, non voglio sminuire i meriti di una categoria che ha aspettato tanto, donando tanto alla scuola in termini di tempo, così come non voglio insistere sul fatto che tra quei precari ci sia la moglie di Renzi. Come si può pensare che un uomo così potente, così ricco e così intelligente pensi di sottomettere alla ragion personale questioni inerenti piuttosto ad una più seria ragion di Stato? E’ impossibile, ne convengo.

Piuttosto, è grave che una norma consolidata da decenni in Italia, secondo cui nell’assunzione del personale della scuola si privilegi il cosiddetto doppio canale, facendo cioè entrare alternativamente un idoneo per merito e un candidato presente nelle graduatorie di anzianità, sia stata laconicamente disattesa.

Come quella che vuole che si debbano scorrere le graduatorie di concorso per almeno tre anni fino all’indizione di un nuovo concorso. Disattesa anch’essa.
E il merito tanto sbandierato da Renzi?
Sparito, appunto.

Come sparito, questo merito, lo è da un altro dei capisaldi del primo documento renziano, quello della gestione e della valorizzazione del personale docente, che è passata dal controllo del Dirigente alla tirannia del Dirigente, visto che secondo il disegno di legge che ne è derivato, l’ex Preside potrà nominare direttamente i suoi collaboratori, in barba al Collegio dei Docenti, ma anche stabilire i ruoli e la stessa importanza dell’intero personale.

Come l’imperatore Augusto, princeps senati, sceglieva le province a suo piacimento, il nuovo Dirigente potrà distinguere tra organico d’istituto e organico funzionale, dove potrà infilare i docenti da lui ritenuti meno strategici e forse più scomodi, “un ibrido monstrum extracontrattuale, cui non verrà garantita alcuna stabilità lavorativa”, e dove il povero malcapitato “verrà reclutato dal dirigente scolastico dall’albo di rete, in cui tornerà alla fine di 36 mesi lavorativi, avrà un mansionario da tuttologo e tuttofare”. Una novità “che apre – sulla scia del Jobs Act – un vulnus gravissimo su tutto il sistema di reclutamento anche nel pubblico impiego” (Si legga Marina Boscaino sul blog della Legge d’Iniziativa Popolare per una buona scuola repubblicana, vera alternativa alla dittatura renziana dell’educazione scolastica).

E’ il modello della scuola-azienda tanto caro al capo del Pd, lo sappiamo.
La Sinistra di quello stesso PD che fa? Bersani e Fassina ne lodano la spinta propulsiva, anche se quest’ultimo vorrebbe discutere almeno il potere dei Presidi.

Il resto? Follie, come la devoluzione del 5xmille alle Paritarie, in sfregio alla Costituzione, e dilettantesche dimenticanze dettate unicamente dalla fretta di presentare un disegno di legge sostanzialmente improvvisato nonostante i proclami trionfalistici dello scorso Natale.

Ecco perché parlare di strappo alla democrazia è più che giustificato, così come è auspicabile una coraggiosa ed energica reazione delle forze democratiche, che fermi Renzi al sorgere di questo nuovo regime autocratico.

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