Caro ceto medio ti scrivo…

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di Orietta Basso Persano

Caro Ceto Medio,
vengo a te con questa mia per starti vicino in questo momento triste, in cui ti stai accorgendo che tutto ciò per cui i nostri genitori hanno lottato e sudato, ci viene gradualmente (neanche tanto) tolto.

Le tasse che se possibile non paghi, nel caso in cui sia impossibile sfuggirle, AUMENTANO, i prezzi di tutto ciò che ti è utile AUMENTA, l’unica cosa che non aumenta, sperando che non diminuisca (ma ho i miei dubbi) è lo STIPENDIO.

Chi finora riusciva comunque ad avere un tenore di vita dignitoso, presto dovrà fare i conti con ristrettezze che molti, tra gli under 60, non ricordano.

In questo frangente vorrei ricordarti i meno fortunati di te, quelli che non hanno mai avuto le cose che presto ti mancheranno: la possibilità di farsi una pizzata con gli amici, le ferie (neanche quelle economiche, senza resort, spa, club vari), il vestitino che non serve, ma è così carino, il libro che volevi tanto leggere, etc. e informarti che per loro cambierà poco, cambierà, invece, per te.

Certo non è una tragedia irrimediabile, si sopravvive anche senza tutte quelle cose, cosiddette, superflue. La tragedia sarà che l’economia italiana non potrà fare nessun passo avanti, anzi!

La cosa che probabilmente non è chiara è che l’economia di un sistema come una nazione si regge sul ceto medio. E’ il ceto medio che acquista, certo anche il ceto alto e ultra alto, ma quanti sono? La massa è composta dal ceto medio e quando non si potrà cambiare la macchina o acquistare il frigorifero nuovo o prendere la lavastoviglie, il computer, i vari ammenicoli tecnologici, quando non potremo più comprare l’ultimo modello di cellulare, appena esce sul mercato, l’economia ristagnerà, quindi la crisi si aggraverà e, se continuiamo a tenere questa classe politica (e ci infilo tutti!), ci sarà una nuova stretta su chi paga sempre!

Naturalmente può darsi che questa catastrofica previsione non sia corretta, in fondo sono un’infermiera, mica un’economista, ho solo un po’ di timore per il mio futuro e per quello dei miei figli, perché anche io appartengo al ceto medio e dopo aver lavorato tanto per arrivarci, mi girano un tantino le scatole non potermelo godere un po’.

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