La democrazia minacciata e gli attacchi alla Magistratura

magistratura

di Nello BALZANO

Sta succedendo qualcosa in questi giorni, che in modo velato viene trasmesso all’opinione pubblica: un racconto che (a mio giudizio) mina uno dei fondamenti della struttura della nostra Repubblica: si sminuisce il ruolo del potere giudiziario. È noto che la nostra Costituzione è stata costruita calcolando ogni minimo particolare per ottenere il bilanciamento tra i 3 sistemi di potere:
Il potere esecutivo, che si riferisce al sistema di Governo e tutte le sue derivazioni;
Il potere legislativo, che disciplina la composizione e i compiti delle due camere elettive, quella dei Deputati e quella del Senato;
Il potere giudiziario, che in forma autonoma verifica e controlla che ogni atto della vita politica, amministrativa e civile del Paese si sviluppi nel rispetto delle leggi a partire da quella fondamentale: la legge costituzionale.

Quali sono gli elementi che mi portano ad una riflessione che può apparire a molti “pesante”? Per comprenderla occorre sviluppare una cronistoria di eventi che si sono succeduti durante questo anno di Governo Renzi. Nel mese di settembre del 2014 la Procura di Genova apre un fascicolo per bancarotta fraudolenta a carico del padre del premier, che vede implicato il figlio, ma senza conseguenze penali; tutto ciò ha scatenato le normali e dovute polemiche, da ambo le parti, chi la vedeva come un aspetto negativo che assimilava il presidente e segretario del PD alle vicende del passato, che prevalentemente riguardavano esponenti del centrodestra, chi invece lo giudicava come una atto mirato ad interferire le attività governative, insomma la classica ridda di notizie stile tifo calcistico, che però ponevano discussioni inutili verso ciò che invece dovrebbe riguardare la normale attività investigativa.

Arriviamo agli inizi del 2015, si discute del funzionamento della macchina giudiziaria e di una conseguente riforma, com’è di prassi da parte di questo Governo, viene lanciata una campagna fatta di annunci spot, atti a creare nell’opinione pubblica, discussioni pro e contro, con i media messi in movimento in tutti i loro mezzi, si discute di tempi della giustizia, viene individuata, a detta del Presidente del Consiglio, tra le principali cause, “i lunghi periodi di ferie nei tribunali”, godute dai principali attori: magistrati e giudici, ciò che ne consegue sono continui scambi anche pesanti tra le due parti, Governo e Magistratura e relative tifoserie.

Segue a breve distanza di tempo la legge sulla responsabilità civile dei Magistrati, quando questi con i loro atti potrebbero creare danni agli imputati, poi eventualmente prosciolti o assolti, dispositivo già presente, ma che viene descritto da chi vuole portare avanti questa battaglia, non sufficiente e per fare questo si usano diversi argomenti, che suscitano emozione e partecipazione, ad esempio, il referendum del 1987, che si incrocia con le vicende processuali che avevano colpito Enzo Tortora; la legge viene modificata tra le dure polemiche e accuse di ambo le parti, il risultato finale è l’allargamento delle maglie dei filtri che permettono le procedure di richiesta dell’eventuale danno, con il rischio di indebolire l’attività di indagini.

Arriviamo al 10 marzo 2015: la conferma di assoluzione, da parte della Cassazione, di Berlusconi nel processo d’appello riguardante le accuse di prostituzione minorile e concussione di pubblico ufficiale, quello che vedeva l’implicazione dell’allora minorenne “Ruby” e altri; su questa vicenda com’era da ritenersi scontato, più parti hanno detto la loro sdegnandosi o rallegrandosi, a seconda del punto di vista, compresa la componente clericale che riteneva, comunque, che non doveva considerarsi cancellata l’immoralità di quei fatti, ma senza scomodare la religione occorrerebbe ricordare, che seppur negli anni, dopo la condanna di primo grado, le leggi hanno “casualmente” subito modificazioni nella parte riguardante la concussione, esiste un articolo della Costituzione Parte seconda al n°54 “….I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”; in questa vicenda è opportuno ricordare, inoltre, la posizione di Michele Emiliano, esponente di rilievo nel PD pugliese sindaco di Bari ed attuale segretario regionale, candidato per le prossime elezioni regionali in qualità di presidente, che, nonostante provenga dalla Magistratura, non ha risparmiato, in sintonia con l’entourage di Berlusconi, dure critiche a chi aveva provocato la condanna in primo grado: costoro dovrebbero, secondo il suo pensiero, “scusarsi” con l’imputato assolto definitivamente. Capite quanto sia assurdo, questo ragionamento. E preoccupante.

Durante tutto questo periodo occorre però sottolineare che la Magistratura non si è fermata, le vicende di “Mafia Capitale” a Roma ad esempio, che ha colpito esponenti politici e del mondo imprenditoriale, evidenziando la persistente presenza della malavita organizzata, con la presenza di personaggi in passato già colpita da pesanti condanne penali; sino ad arrivare ad oggi, nell’inchiesta della Procura di Firenze, che vede coinvolte con arresti di importanti figure del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (il consulente Ercole INCALZA) ed importanti “costruttori” nella realizzazioni delle “grandi Opere”, lambendo anche la figura del ministro in carica Lupi e la sua famiglia, pur se non in posizione di indagato.

In tutto questo succedersi degli eventi, continuano le polemiche tra il Potere esecutivo e giudiziario, ed è di questi giorni il botta e risposta tra Rodolfo SABELLI, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che alla sua dichiarazione: “Dove ci sono molti soldi è chiaro che ci sia il rischio che qualcuno voglia approfittarne. Vale in Italia come in qualsiasi altra parte del mondo. E’ lo Stato che deve darsi da fare per evitare il rischio di corruzione. Uno Stato che si rispetti dovrebbe prendere a schiaffi, diciamo virtualmente, i corrotti e accarezzare coloro che svolgono il controllo della legalità, cioè i magistrati. Invece purtroppo in Italia è accaduto l’esatto contrario“. (Unomattina –trasmissione di RAIUNO del 16 marzo) ed il premier Renzi che rispondeva: “…frase falsa ed ingiusta che fa male….”; senza entrare nel merito della polemica è indubbio che tutto ciò si inserisce nel continuo scontro, che crea stati d’animo contraddittori nell’opinione pubblica indebolendo quelle barriere di autonomia ed indipendenza, che devono esistere tra le due parti in questione.

Andiamo al nocciolo della questione, arriviamo da anni di vicende che hanno mutato radicalmente la vita democratica del nostro Paese, le stragi mafiose per colpire i Magistrati Falcone e Borsellino nel 1992, dopo altri tragici fatti, hanno svegliato le coscienze degli italiani, che hanno intravisto nel sistema giudiziario lo strumento per cercare di restituire moralità e giustizia, dimostrato in seguito, con l’attenzione e l’appoggio imprescindibile al pool di “Mani Pulite” di Milano, che aveva scardinato l’intreccio di malaffare tra Politica e poteri economici, indimenticabili i presidi di giornalisti e le manifestazioni di incitamento di cittadini, davanti al Tribunale di Milano, fino al totale sconvolgimento della scena politica italiana.

Le parti politiche si dividevano nei giudizi, è importante sottolineare che la componente di sinistra dell’epoca anch’essa colpita e trasformata (non solo dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989), non aveva dubbi nel posizionarsi dalla parte degli inquirenti, a destra nascevano altri fenomeni che contrastavano, con l’ingiusta accusa di aver frenato il progresso economico, di colpire solo chi, a detta loro, contribuiva alla ricchezza del Paese, nostalgici della Milano da bere, che negli anni ’80 ha contribuito alla dissipazione le risorse economiche dello Stato, portandoci ad essere da potenza mondiale, a fanalino di coda in Europa, un danno che ancora oggi paghiamo e non sappiamo ancora per quanto.

Rimaneva comunque pur nelle continue evoluzioni, quella differenza politica che contraddistingueva la Sinistra dagli altri, il rispetto dell’etica della moralità, fin dall’84 evocata dal Segretario del PCI Enrico BERLINGUER.

Oggi tutto questo appare sbiadito, nonostante la Magistratura continui nella sua opera di contrasto al malaffare, nel continuo rimbalzarsi di urla, accuse ed altro, contrasta l’assordante silenzio di chi in passato si era schierato dalla parte giusta.

Tutto è perfezionabile, la componente umana è l’elemento fondamentale a rafforzare, ma nello stesso tempo può anche indebolire ogni struttura, deve però continuare ad esistere un principio invalicabile quello del “bilanciamento dei poteri”, che è l’unico che evita le prevaricazioni, per fare questo è opportuno che l’opinione pubblica si schieri e manifesti ad alta voce.

In modo sotterraneo vediamo che il Potere Esecutivo, cerca in tutti i modi di rafforzarsi, indebolendo il Potere legislativo, la riforma del Senato, ne è la controprova: a nulla valgono le giustificazioni che la nuova Camera potrà intervenire sulle leggi fondamentali, perché il punto principale è la debolezza di chi interpreterà il ruolo di Senatore, nominato dai Partiti ed inserito in una sorta di “part time” nel contesto di Amministrazione regionale e comunale. E continuano, come enunciato prima, gli avvertimenti alla Magistratura.

Non distraiamoci, non facciamoci prendere dalla foga di cambiamento e di rottamazione, prestiamo attenzione a tutto, chiediamoci sempre il perché di determinate scelte, che nulla hanno a che vedere con il funzionamento efficace della macchina statale, costruiamo le basi che dal basso costituiscano un nuovo orgoglio di sinistra, che riprenda con forza la difesa dei Principi Fondamentali della nostra Costituzione.

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