Camusso-Landini: il sindacato ci serve unito

camussolandini

di Antonello BADESSI

Anche il Fondo Monetario Internazionale fa una scoperta straordinaria. Qualcosa di cui non si era accorto nessuno.
Secondo un articolo di due economiste del Fondo, Florence Jaumotte e Carolina Osorio Buitron, il calo degli iscritti ai sindacati è una delle principali cause dell’aumento di 5 punti della concentrazione del reddito nelle mani del 10% più ricco della popolazione, nelle economie avanzate, tra il 1980 e il 2010.
L’indebolimento dei sindacati riduce il potere contrattuale dei lavoratori rispetto a quello possessori di capitale, aumentando la remunerazione del capitale rispetto a quella del lavoro” e porta le aziende ad assumere decisioni che avvantaggiano i dirigenti, per esempio sui compensi dei top manager, affermano Jaumotte e Osorio anticipando i risultati della ricerca sulla rivista dell’Fmi ‘Finance & Development’.

Ce ne eravamo accorti da tempo. E lo ha capito anche Maurizio Landini che lancia l’iniziativa del 28 marzo a Roma e della Coesione Sociale proprio per arrestare questa tendenza pericolosa.

E qui voglio affermare un punto importante.
Non ci porta da nessuna parte un livore, credo ingiustificato, contro la dirigenza CGIL, della quale, ricorderderei, fa parte anche Landini in qualità di massimo dirigente di una categoria. Certo Susanna Camusso è in una posizione difficile, ai limiti della insostenibilità. Oltre tutto deve far fronte ad aree molto insofferenti verso la proposta della “Coalizione Sociale”. Susanna Camusso deve preoccuparsi di tenere in piedi l’unità della CGIL, che è poi la stessa preoccupazione di Landini. L’importante è che i lavoratori, tutti i lavoratori italiani e coloro che da disoccupati sentono il morso della crisi economica sempre più forte partecipino il 28 marzo a Roma a sostegno della forte iniziativa di Landini. Così come è fondamentale che il sindacato non si spacchi. Ne va della vita e del futuro dei lavoratori.

(immagine dal web)

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