Giustizia sociale e dignità umana: fattori di crescita

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di Luca SOLDI

Tagliando, tagliando i nostri Comuni non possono più reggere, garantire i servizi minimi, di fronte ad una situazione di crisi sociale sempre più drammatica.
Le testimonianze che arrivano dagli amministratori locali sono ormai divenute delle litanie quotidiane puntualmente disattese.
Tutto questo, spesso, alimenta tensioni fra gli stessi “ultimi”, fra le vittime della crisi. Episodi che vengono strumentalizzati da quei politici che non trovano di meglio di tagliare e ridurre i fondi quando, i “costi”, non portano acqua al mulino del proprio consenso. Mentre ormai, da troppo tempo leggiamo di ingiustizie vere o mascherate: di graduatorie disattese, di attenzioni mancate, di tentativi di scalare le miserie per ottenere il privilegio di una qualche elemosina.
In una continua umiliazione che si aggiunge sulle teste di chi deve far fronte alle umiliazioni quotidiane. Mentre il mondo del volontariato, vera grande specificità del Paese, risorsa invidiata da tutta l’ Europa, ansima, in alcuni casi collassa, dopo essere stato abbandonato a sé stesso.

Di fronte a questo panorama desolato e desolante, dobbiamo vedere, con speranza, ogni operazione che sensibilizzi i luoghi delle decisioni con un brusco cambio di strategia che imponga una maggiore attenzione alle emergenze sociali.
A partire dal reddito di dignità, per andare al sostegno verso disagio nella scuola, nella sanità. Verso tutte le situazioni di debolezza e fragilità che improvvisamente, possono colpire anche chi, fino ad ieri, si è ritenuto al riparo da ogni attacco alle proprie certezze di vita.
Come affermano Don Ciotti e LIBERA: “La povertà è la peggiore delle malattie in senso sociale, economico, ambientale e sanitario. che colpiscono il paese.” Da qui, diventa necessario “rimettere la lotta alle povertà al centro dell’agenda politica per costruire una risposta a problemi che riguardano la dignità e la libertà delle persone, di fronte alle diseguaglianze che aumentano, a una povertà fuori controllo, con milioni di cittadini coinvolti, una crisi economica che vede il rafforzamento dell’economia criminale e del potere delle mafie”.

Ed arrivare a comprendere il tema di come, un grande Stato, ancora ai vertici di benessere mondiale, debba e possa affrontare le politiche di accoglienza, d’integrazione fra genti di culture, tradizioni diverse, senza che questo possa minare i propri fondamenti. Lo Stato, in sostanza, per sua propria sopravvivenza, deve tornare ad “investire” nel sociale.

Deve considerare il fattore umano non in termini di costo senza ritorno, ma come valore sociale, di vera ricchezza, per una nazione moderna ed avanzata. Deve considerare queste ritrovate, maggiori attenzioni, come fattore di crescita. Non come fattore di semplice dispersione delle risorse. Un valore da considerare come il complesso del Pil, alla stregua della struttura economica generale, degli indici di borsa. Non in una visione populistica fatta di semplici parole e neppure con una gestione notarile di fondi volutamente più esigui. Il Paese deve tornare a credere nel sostegno agli ultimi ed a quello per ultimi degli ultimi. Così fermare ed invertire la tendenza alla smobilitazione dello Stato Sociale diventa, può diventare, occasione anche di quella ricostruzione morale che tanti esempi illustri hanno contribuito a disattendere.

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2 Pensieri su &Idquo;Giustizia sociale e dignità umana: fattori di crescita

  1. Per ottenere quanto Luca auspica lo Stato dovrebbe essere svilcolato dai gruppi di potere economico e dalle Lobbies e non mi smbra certo questo ilnostro caso. Comunque ho già firmato la petizione di Don Ciotti anche se so che non cambierà la situazione. Stiamo in mani sbagliate ho paura

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  2. Cara Ilda, ti ringrazio innanzitutto per la considerazione.
    Condivido il tuo pensiero ma non posso fare a meno di pensare alle nostre colpe.
    E devo poi dirti che mentre percorrevamo le strade di Bologna mi sono rappacificato con la speranza.
    Quella espressa da tanti giovani, tantissimi ai quali noi non lasciamo altro che i ruderi di uno Stato, di una Democrazia.

    Non i soliti giovani che si ritrovano per una manifestazione gioisa con mille propositi e che poi tornati a casa si rinchiudono nelle cameretta davanti solo a qualche schermo.
    ( Come può essere capitato anche a noi, qualche tempo addietro)
    Ma giovani, pieni di passioni concrete realizzate e realizzabili.
    Giovani che già agiscono nel sociale e per il sociale.
    Quotidianamente.

    Direi la “nostra” meglio gioventù se mi passi il termine.
    E vederli mi ha ridato speranza nel dover fare qualche cosa in più d’ieri.
    Nel poter continuare a crederci.
    Per loro e per noi.

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