Vado a fare coalizione

Images From A Coal Wholesaler As Modi Seeks To End 40 Year Gover

di Massimo RIBAUDO

Ancora sento nelle orecchie il ronzio delle fantasie e delle speranze degli oppositori di Matteo Renzi. Poveracci, li capivo. Avevano perso non solo un congresso, ma una scalata aziendale a suon di azioni comprate al mercato delle vacche, e, come si dice a Roma:”nun ce volevano sta“. Così si inventavano narrazioni personali autoassolutorie completamente svincolate dal benché minimo senso della realtà.

“Vedrai che Renzi cade”, “Adesso la bolla si sgonfia”: lo stesso Fabrizio Barca parlò a proposito del governo Renzi – credendo ad una falsa telefonata di Vendola – di operazione avventurista e sconclusionata, senza strategia. Si sbagliava di grosso.

Infatti Renzi è ancora lì, con la sua aria di “dopo di me, il diluvio“, e ha spaccato Forza Italia, inglobato Scelta Civica e molti del Nuovo Centro Destra oramai avrebbero voglia solo di entrare nel PD. Cosa che, a livello locale, stanno già facendo. Esattamente quello che voleva.

Bastava guardare la realtà, e non le proprie illusioni, come fece accuratamente Perry Anderson – storico e sociologo della “New Left” britannica dotato di grande acume e onestà intellettuale – in “The italian disaster” (di cui l’ottima traduzione in italiano si può leggere su Il Fatto Quotidiano). In quel saggio veniva dimostrata, tra le altre cose, la terribile responsabilità (molti exPCI sono responsabili – come amavano definirsi – ma del disastro) di Giorgio Napolitano nell’aver condotto l’Italia sotto il giogo dell’egemonia tecnocratica finanziaria e di aver così spalancato le porte a Matteo Renzi, nuovo garante di questa impostazione ideologica e dottrinaria.

Le difficoltà poste nei confronti di Bersani, e prima ancora nei confronti di Prodi, testimoniano dove si voleva condurre la partita. Al suo risultato finale: un Partito della nazione che gestisca e disciplini le diverse cordate di potere oligarchiche nazionali e ne assicuri i profitti. Il mondo finanziario non si poteva fidare di Berlusconi, e ha messo lì Renzi. Per fare cosa? Assicurare la scomparsa dei sindacati e delle tutele del lavoro, la prevalenza della scuola privata rispetto a quella pubblica, la compressione del potere contrattuale dei parlamentari e degli enti locali, quindi del voto dei cittadini. Renzi è stato messo lì per questo: per distruggere il PD come partito di centrosinistra e rendere l’Italia terra di conquista, eliminando i lacci legislativi e costituzionali, per la finanza.
Anche un cieco lo vedrebbe, ora.

E quindi, scusatemi, cari amici di Sel, del Pd, di tutte le formazioni che reggono in vita questa strategia attraverso una finta opposizione: vi saluto.

Rispetto all’ipocrisia di alzare la voce in Parlamento quando i giochi sono fatti, di dichiararsi alternativi a Renzi e poi far votare la sua candidata nelle elezioni regionali venete, del dire tutto ed il contrario di tutto pur di mantenere un ufficio al Nazareno, preferisco lo spietato cinismo di Renzi.

Anzi, preferisco andare sabato 28 a fare Coalizione Sociale con Maurizio Landini e tanti altri. E’ un tentativo. Un inizio. Non so dove può portare. Spero, il più lontano possibile dai professionisti dell’antirenzismo, dalla connivenza travestita da opposizione.

Perché nel Pd, come tra le fila di Vendola, nessuna opposizione seria e responsabile è possibile.

Crudo e reale, lo sottolinea ancora Anderson nella sua importante intervista su il Manifesto, a proposito dell’opposizione a Renzi nel Pd:
“…nes­suna oppo­si­zione che possa minac­ciare la sua posi­zione o alte­rarne il corso. Lo scon­tento si pre­senta in due forme. Da una gene­ra­zione più anziana tutt’altro che radi­cale, ma la cui mode­ra­zione incarna ono­re­voli valori – un senso della decenza, un certo attac­ca­mento al movi­mento ope­raio – della tradizione del Pci, in disac­cordo con le posture di sfac­ciato neo­li­be­ri­smo di Renzi: un’eredità imper­so­nata da figure come quella di Ber­sani o di Gotor. C’è poi una più gio­vane gene­ra­zione di car­rie­ri­sti, alcuni dei quali, come Orfini, sono saliti sul carro di Renzi, men­tre altri – Fas­sina, Civati – rumo­reg­giano cri­ti­che per­ché messi da parte. Nes­sun gruppo è incline a opporre alcuna ferma resi­stenza a Renzi, ne è testi­mone la loro per­for­mance sul Jobs Act, la riforma elet­to­rale, l’abolizione del Senato. Renzi getta loro delle bri­ciole di volta in volta, sapendo che di più non chie­de­ranno“.

Vado a fare coalizione. Ne va della mia dignità personale. La cui manutenzione è più importante di ogni altra cosa.

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