Abbattuto in uno scenario di guerra

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di Luca SOLDI

Strage di Ustica.
Il Dc-9 dell’Itavia abbattuto nel cielo di Ustica il 27 giugno del 1980 fu colpito da un missile lanciato da un altro aereo che intersecò la rotta del volo. Così sentenzia la Corte di Appello di Palermo, rigettando il ricorso dello Stato italiano al risarcimento per le vittime.
Questa sentenza restituisce dignità a quei morti, ai loro cari.
Ad un intero Paese.
A delle istituzioni che adesso non hanno più alibi.
Che devono andare avanti nelle indagini.

Così, fu un atto di guerra in piena regola, in tempo di pace. Nei cieli di un Paese usato, suo malgrado, come scenario di una battaglia aerea ancora misteriosa.
Quel 27 giugno di un lontano 1980, nel cielo italiano.
E non fu dunque un cedimento strutturale, non fu una bomba a farlo esplodere.
Le ipotesi che furono montate e smontate di continuo sono state, così definitivamente archiviate. Giudicate irrealistiche e pretestuose, decisamente false.

Lo ha ribadito la prima sezione civile della Corte d’appello di Palermo che ha respinto il ricorso dei ministeri dei Trasporti e della Difesa contro il verdetto di primo grado che li condannava a risarcire i familiari delle vittime.

Confermando che il volo Itavia 870 con 81 persone a bordo fu abbattuto mentre sorvolava il cielo di Ustica in uno scenario di guerra.
Per un missile lanciato da un altro aereo da combattimento intersecò la rotta del volo Itavia e non lascio nessuno scampo a quel volo partito da Bologna e diretto a Palermo.
Un missile lanciato da uno dei tanti aerei da guerra, americani, francesi, inglesi o forse libici che in quei momenti concitati affollavano i cieli di quell’area.

Mentre le nostre forze armate assistevano impotenti da qualche schermo radar quello che avveniva sui cieli di Ustica.

Dunque, secondo la sentenza della Corte d’appello, rimane confermata la responsabilità dei due ministeri per non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia 870 che trasportava 81 passeggeri. Per non aver garantito l’incolumità dei cittadini italiani durante un’azione di guerra compiuta da stati stranieri nel proprio spazio aereo.
Così, finalmente, i familiari delle 81 vittime del DC-9 Itavia 870 che da quasi trentacinque anni combattono una battaglia contro un vero muro di gomma, saranno attesi da una nuova udienza, ad ottobre.

Almeno per la determinazione di un danno che restituisca, che ripaghi, non le perdite di una vita cara, non delle sofferenze, ma almeno gli sforzi, le umiliazioni che li ha visti combattere una battaglia lunga 35 anni.

Per Daria Bonfietti, presidente dell’associazione familiari delle vittime, si ha la giusta conclusione di una vicenda che si iscrive nelle pagine buie del Paese.
Una storia che ha umiliato tutto il paese, che ha visto pezzi importanti dello Stato, deviare, sviare, coprire quello che avvenne, in quei minuti, nel cielo di Ustica.
Ma anche, ed è quel che è peggio, nel costruire a tavolino ipotesi alternative meno devastanti di quelle che sono apparse dalle indagini e dalle verità svelate.
Squarciando le nebbie costruite dalle complicità con chi aveva premuto il grilletto.

Non molti giorni addietro, a Bologna, il 21 marzo, in occasione della Giornata della Memoria dedicata alle vittime della mafie e delle stragi, organizzata da Libera, centinaia di persone avevano visitato il Museo che custodisce i resti della fusoliera dell’aereo. Suscitando emozione, dolore e rabbia.

Oggi questi sentimenti rimangono immutati, ma sono finalmente allentati da una sentenza che non può che indicare di proseguire nel cammino verso la verità completa.

 

(immagine dal web)

 

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