Ho visto cose che voi umani

hovistocose

di Mario GALLINA

Ho sentito più di una volta definire il PD partito “trasformista”, ma interpretarlo così, a mio giudizio, è profondamente sbagliato, perché in un certo senso con questa definizione si va, seppure in una accezione negativa, a legittimare un suo percorso politico, quello appunto della trasformazione da un partito ad un altro, quasi una sorta di riformismo mascherato.

In realtà questo partito con Renzi, ma io credo anche da prima, con altri leader, è voluto diventare un’altra cosa dal ruolo che la democrazia italiana gli aveva, suo malgrado, assegnato, come ereditario in linea retta del patrimonio politico PCI-PDS, e più specificatamente, portavoce e bandiera della rappresentanza della sinistra.

Questo ruolo il Partito Democratico lo riveste tenendosi stretto, con autorefenzialità, il ruolo di schieramento di “centrosinistra”, mentre nei fatti è nato e si sta sempre più dimostrando nell’operato, cioè nel “governare”, come un partito di “destra” (per me), autenticamente conservatore, o più generalmente, se preferite, di centro-destra.

Questo in ragione del fatto che il suo segretario attuale Matteo Renzi, ma potrei dirlo anche per il suo fondatore Walter Veltroni, altro non è che un “furbetto”, un meschino, borseggiatore da fiera di consensi, che vuole comunque tenersi i voti dei distratti che credono di votare a sinistra, per consuetudine e non si pongono tante domande: sono una fetta considerevole, perché sono la dote, che è il portato della storia, che “paron Bersani” gli ha – bontà sua – conservato intanto che il Furbetto è diventato grande.

Nel frattempo ottiene i voti delle destre, che vedono realizzare i loro disegni, e non già perché hanno cambiato casacca, ma grati del fatti che, prima volta nella storia di un paese democratico, un partito di sinistra dal ruolo di oppositore e controparte della destra, ne diventa non già alternativa, ma “concorrente”, per andare a fare le stesse cose che la destra stessa non era mai stata in grado di realizzare, nemmeno in nome e per conto dell’Unione Europea.

Quindi questo partito altro non è che un grande, mastodontico imbroglio e una mistificazione politica, messa in campo per creare un centro di potere dominante, al fine di distruggere e disperdere tutte le conquiste, particolarmente quelle sociali, che la classe lavoratrice aveva ottenuto dal dopoguerra fino alla fine del secolo scorso, a costo di gravissimi sacrifici e lotte durissime!
Tutto questo, bisogna riconoscerlo per onestà intellettuale, a causa dell’errore imperdonabile commesso da noi di sinistra di pensare che quando si era conquistato un diritto, questo in quanto tale diventava automaticamente irreversibile e per sempre.

NON È COSÌ e non è mai stato così, i diritti vanno custoditi e difesi come dei bambini nel seno di una madre premurosa, altrimenti te li strappano, li rapiscono, li azzerano con una facilità impensabile.

E noi rimaniamo orfani e contemporaneamente inebetiti dallo scippo con il quale, con destrezza, il richiamato furbetto ci sta rubato tutti quei diritti che in un baleno sono stati dispersi come “LACRIME NELLA PIOGGIA”.

E’ tempo di tornare a lottare.

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3 Pensieri su &Idquo;Ho visto cose che voi umani

  1. Non me ne voglia più di tanto l’estensore dell’articolo (del quale condivido la conclusione) ma ho da rilevare quanto segue.
    1. Laddove si dice che è sbagliato definire il PD al pari di un partito trasformista in quanto in questo modo si legittima la sua trasformazione (o evoluzione dal partito comunista all’attuale) legittimando una operazione di riforma della natura del partito originario (il PCI) in un partito autenticamente riformista; si perde il senso del concetto o termine di trasformismo in politica: in quanto è riferito ad un fenomeno che riguarda la mutazione dei gruppi parlamentari e non la “mutazione” delle finalità dei partiti. Pertanto chi definisce il PD “trasformista” usa il termine in una accezione diversa da quella consolidata in letteratura storico-politica.
    2. Laddove si dice che il PD è divenuto un’altra cosa dal ruolo che la democrazia italiana gli aveva, suo malgrado, assegnato in quanto erede del PCI-PDS (ma non dimentichiamoci dei DS); non comprendo quale animale sia la democrazia italiana tale da concepire un tale finalismo.
    3. Laddove si dice che il PD usi un travestimento da centrosinistra per attuare politiche di centro-destra e che pesca nel mare degli affezionati di sinistra (quelli che per tradizione votano la mutazione PCI-PDS-PD) e l’elettorato di destra orfano di una destra capace di attuare quello che Renzi sta facendo; si tratta di un semplice fenomeno di marketing elettorale facilmente attuabile in un paese in cui è presente nei cittadini un elevato indice di analfabetismo politico, per il quale l’appartenenza ad uno schieramento politico è fondato sul proseguimento di una tradizione ormai per niente legata ad un pensiero politico o molto più semplicemente ad un ragionamento politico fondato su un minimo di elaborazione teorica e di prassi politica.
    4. Laddove si deduce per conseguenza al punto precedente che il PD sarebbe un imbroglio e una mistificazione politica messa in campo per creare un centro di potere dominante, al fine di distruggere e disperdere tutte le conquiste, particolarmente quelle sociali, che la classe lavoratrice aveva ottenuto dal dopoguerra fino alla fine del secolo scorso, a costo di gravissimi sacrifici e lotte durissime! Si tratta dello stesso rilievo che faccio al punto 3.
    5. Che la sinistra debba tornare a lottare è la scoperta della pentola d’acqua lasciata senza coperchio sul fuoco e che dopo un determinato tempo è priva d’acqua. E’ semplicemente evaporata.
    Io ritengo che alla base delle debolezze della cosiddetta sinistra – termine assai abusato che poco significa ha, se non è connotato da una pertinente strategia -, vi sia quello di aver perso la ragione delle proprie ragioni per lottare per un mondo diverso da quello proposto da chi detiene in mani salde il potere. Che di questa evasione, che data da lungo tempo, vi siano state valide ragioni è un altro dato di fatto, ma senza un’elaborazione alternativa continueremo a sbracciarci e a gridare “al ladro”. Tuttavia è anche ben risaputo che da quando il mondo è mondo i ladri sono sempre i soliti, poi ci sono i ladruncoli, ma lasciamo perdere perché la metafora non sempre è compresa.

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    • Intendiamoci sul punto 2. Una democrazia è reale, e non plebiscitaria, quando permette una vera dinamica dell’alternanza. Quali sono i paesi occidentali che, in qualche modo, stanno reagendo alla peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi? I paesi dove questo tipo di democrazia – l’unica secondo molti politologi – esiste. Dove la destra e la sinistra concordano unite sul patto costituzionale del Paese, e poi si affrontano con programmi alternativi e concorrenti. Questo “animale” in Italia, purtroppo, non c’è. Quindi la democrazia è ancora in fase di attuazione. L’estensore dell’articolo, come noi, ancora ha speranze.

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  2. Concordo ovviamente con questa formulazione dell’argomento giacché la democrazia è luogo in cui le parti si confrontano ed accettano un sistema di regole condivise.
    Ma sappiamo che da un po’ di tempo a questa parte l’intenzione di alcuni partiti o dei loro leader, a dir il vero, è quello di cambiare la carta fondamentale di quelle regole – e di farlo con tutti i mezzi senza il coinvolgimento dei cittadini. La carta costituzionale non fu soltanto l’esito di un gruppo di individui scelti ad elaborare la costituzione, ma il momento in cui si elaborò un progetto di stato che nasceva dalla lotta antifascista e dalla volontà di dare al paese Italia e ai suoi cittadini una serie di valori di libertà, di solidarietà e sicurezza sociale e di giustizia che oggi vediamo stravolti e stracciati in funzione di un progetto di società assai lontano e al quale i cittadini (inebetiti dall’ultimo trentennio di malversazione a cui, è vero, tutto il paese ha contribuito).
    Da questo punto di vista il PD (nella sua linea evolutiva a partire dai PDS) si è trovato a partecipare a questo progetto detenuto da un tink-tank legato alla finanza internazionale.
    Pertanto tornando al mio rilievo ritengo errato dire che “questo partito […] è voluto diventare un’altra cosa dal ruolo che la democrazia italiana gli aveva, suo malgrado, assegnato, […]” ma che “anche il PD è voluto diventare un’altra cosa dal ruolo che la democrazia italiana aveva assegnato ai partiti”.
    La democrazia è uno strumento per far funzionare al meglio una comunità di cittadini associati, mentre i cittadini associati sono l’animale che deve costituire il fine verso cui muovere.
    La rappresentazione del leviatano in calce al testo di Hobbes è assai significativa evocando la paura che fanno gli uomini associati senza una finalità comune.

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