Quando le donne avevano la coda

boschi_serracchiani

 

Rubrica “TUTTO QUANTO FA SPETTACOLO”


C’è stato un tempo in cui le donne avevano la coda. Quella vera ed erano toste, cattivissime, rabbiose quanto bastava e pronte a tutto per farsi valere .
Anche il governo attuale sta riportandoci alle donne con la coda. Quella di cavallo.
Infatti Donna Boschi ci delizia delle sue folte chiome bionde agitandole qui e là, facendo ricadere il ciuffo un po’ ribelle e un po’ da monella che attizza tanto i fanatici del “due colpi glieli darei” (di spazzola, naturalmente) in mezzo a quel paio d’occhi che vorrebbero apparire come seduttivamente tigreschi e che, povera stella, al massimo evocano lo sguardo della contadinotta tos’ana mentre dà di cencio.
Ma anche Donna Serracchiani, che di code di cavallo se ne intende assai assai, non fa che deliziarci con il suo defilè di acconciature in base al ruolo del momento: la coda per gli eventi più intimi e amichevoli come il bacchettare i soliti invidiosi e la frangetta d’ordinanza quando si trasforma in Kapò nel dirci a reti unificate di ‘credere, obbedire e combattere.
Il tutto condito da sguardi irrimediabilmente persi e languidi, degni del migliore romanzo di Liala, per il loro capobranco, un tale di nome Matteo che tra una parola biascicata e un decreto, trova anche il tempo per il suo passatempo preferito, servire di barba e capelli il popolo italiano.

 

Firmato

NUCLEI DI SATIRA PROLETARIA “Senta Berger e Paola Borboni”

 

(immagine dal web)

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