La politica, le discussioni e laggente

aspettando

di Claudia BALDINI

Parliamo di cronache quotidiane.
Uno sta male, non sta per morire, sta male. Vicino, a 15 Km, c’è un piccolo ospedale di quelli che saranno chiusi e che, intanto sono mobbizzati, perché “privato è bello”.
Vai sul sito dell’ASL e te lo cataloga come un ospedale con vari servizi compreso un Pronto Soccorso. Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20, non di eccellenza, non modernissimo, ma c’è. Uno parte e quando arriva si trova che, essendo domenica, non c’è nessun medico, nessun radiologo, nessun infermiere. Ci sono le ambulanze del 118 disponibili ad accompagnarti all’ospedale cittadino. Va bene: andiamo all’ospedale vero, ancora tanta strada. Poi, sette ore in Pronto Soccorso con dolori crescenti. Da osservare, resta ancora, che tali dolori erano stati provocati durante un esame strumentale per un uso scorretto della macchina, un esame di routine nell’ambito della prevenzione. Delle sette ore, cinque passate fuori su sedie di metallo, e due dentro per la scarsità di personale sia medico che paramedico.

Il paziente, molto paziente, non sa nemmeno di che cosa si discute in politica, perché si discute non di quello che c’è da fare, ma di quello che c’è da dire. E per fortuna che la regione in cui abita è la prima o la seconda nella buona gestione della Sanità.

Ancora cronaca.
Una mamma legge il regolamento del nido comunale e vede che per fortuna garantisce con modesta spesa il prolungamento dell’orario fino alle 18. Può quindi accettare un lavoro a tempo pieno. Invece a Novembre il Comune la chiama e le dice che il prolungamento non si può fare, perché c’è solo il suo bambino e la spesa salirebbe al triplo della retta. La mamma non può né fare quella spesa in più, né rinunciare al lavoro. Sono le insegnanti del nido che si accordano per fare a turno quelle ore gratis, purché quella mamma possa lavorare. E’ commovente, e meno male. Ma quel Comune gestito dal grande PD, dove vive? Chiuso dentro gli uffici. Lontano dai suoi cittadini, che sarebbero l’unico motivo per cui esiste l’amministrazione di un Comune.

Ed entriamo in un’altra vita reale.

Un ragazzo abituato a navigare per la rete si imbatte in suo amico che è iscritto a qualche gruppo politico. Ma sì, entro pure io. Fatica un po’ a entrare nei post, a dire la sua, ma sempre meglio che quei tromboni che vede in tv. Ah, la politica, discutono sempre tra loro e si dimenticano di noi. Poi comincia a vedere che gli iscritti litigano, e dalla discussione politica si passa alle interminabili discussioni su chi la pensa in un modo e chi in un altro. Non che uno sia di sinistra e l’altro di destra. No, ma secondo lui discutono su dettagli strategici. E non capisce bene se questi stanno già governando o se si stanno preparando a diventare un partito. Gli spiegano che nulla di tutto ciò, sono discussioni su atteggiamenti diversi. Il ragazzo non capisce che fare lì e si sposta verso un altro gruppo in cui tutti sono d’accordo nel dire peste e corna di chi governa. Pensa che finalmente qui ci posso stare. Per almeno sfogare il malcontento.

L’ultima cronaca quotidiana la ascolto concretamente stamattina. R., due anni, ha una ciste sospetta. Deve fare una ecografia con un’attrezzatura specifica adatta all’uso pediatrico e con sonde minimali per il luogo in cui si trova la ciste. Sempre nella Regione considerata d’eccellenza (che ha l’attrezzatura) l’appuntamento le viene fissato per il 27 Novembre.
Forse per favorire la vendita di ansiolitici agli adulti. Ovviamente la nonna, che è sicuramente molto ansiosa, se ne è altamente fregata della Sanità pubblica ed ha preso appuntamento in una clinica privata per Venerdì. Al modico costo di 320 euro.

Istituzioni sempre più lontane dai cittadini, gruppi che seguono i partiti di appartenenza, cittadini che ormai si affidano, quando possono e se possono ai servizi privati (è questo che si voleva). Aspettando Godot.

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