Libertà di stampa. La vittima sacrificale di ogni regime

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di Luca SOLDI

Siamo di fronte all’ennesima alleanza trasversale che spinge verso la richiesta di una resa incondizionata, all’arbitrio del potere politico e finanziario, delle tutele alla garanzia di un diritto fondamentale: la libertà di stampa.

Un diritto, uno dei baluardi della libertà, che possiamo annoverare ancora fra i pochi che ci consentono di considerarci parte nel consesso delle comunità democratiche di questo povero mondo.

Un diritto sancito con forza da quella cara e vecchia Costituzione che in molti vorrebbero riformare per renderla coerente con i tempi.
Renderla, purtroppo, coerente con l’andazzo del momento che spesso mira a “disturbare” il meno possibile il quieto vivere dei poteri forti.
E si vuole intaccare, svilire, sopprimere quell’Articolo 21 della Costituzione che recita, con forza e senza alcuna ombra di dubbio che:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“.
Questa volta, però la richiesta del bavaglio alla libertà di stampa non è arrivato da qualche potente politico di turno, ma bensì da due autorevoli voci della Magistratura alle quali, con qualche distinguo, se ne sono aggiunte subito altre.
Facendo pensare, in vista della ormai prossima riforma, ad una partita che sembra venga a giocarsi su più fronti.
Partita nella quale sembrerebbe di intravedere una non nuova alleanza fra il potere politico ed una parte consistente della Magistratura stanca della troppa curiosità del giornalismo d’inchiesta.
Dunque non ha sorpreso più di troppo l’uscita di Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone.
I capi degli uffici inquirenti di Milano e Roma, hanno proposto alla Commissione Giustizia della Camera di approntare un testo definitivo nel quale si renderebbe pubblicabili solo le ordinanze di custodia cautelare, con un divieto assoluto di far finire invece nelle pagine di cronaca giudiziaria tutto il materiale che solitamente un giudice per le indagini preliminari ha nella sua disponibilità.


Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, avrebbe addirittura proposto la necessità del blocco totale alla pubblicazione degli integrali nei provvedimenti giudiziari.
Gratteri e’ stato subito raggiunto dal procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, che si è dichiarato favorevole a limitare le intercettazioni nella fase preventiva di indagine ed a non attribuire ad esse un valore probatorio.
Ma quello che appare ancora più triste, in questa distesa di un vero e proprio tappeto rosso verso la riforma del premier Renzi, per bocca del Ministro per la Giustizia, Orlando, non sono le minacce di arresti o lo spauracchio di procedimenti penali.
Troppo evidente risulterebbe l’affronto alla libertà d’informazione.
Quello che si vorrebbe scegliere sarebbe, invece, la più subdola strada delle sanzioni pecuniarie nei confronti di quei giornalisti che andrebbero a macchiarsi della colpa di aver reso pubblico notizie ed atti “sfuggiti” ad una giustizia poco attenta.
Incapace, essa stessa, di rendere conto delle proprie azioni, delle azioni e dell’affidabilità dei propri membri.
Rendendo palese una sorta di nuova “alleanza” fra certi poteri forti dello Stato.
Con la libertà di stampa ridotta a vittima sacrificale nel nome di una efficienza fatta solo di parole.
Unica voce fuori dal coro, emersa in queste ore, quella presidente dell’ Authority Anticorruzione, Raffaele Cantone per il quale e’ apparso evidente che “l’equilibrio tra le esigenze della stampa e tutela della privacy non può incidere sulle indagini” ed ha quindi difeso il diritto dei giornalisti a rendere pubbliche le intercettazioni com’è avvenuto nel caso che ha visto protagonista l’ormai ex ministro Lupi.
Come poter dargli torto?
E soprattutto come poter credere, andando solo alla cronaca recente, che fatti come quelli sugli scandali Expo, Mose, su Mafia Capitale, sugli appalti di Firenze, sino alle miserie dell’Isola D’Ischia e sulla Coop Concordia, sarebbe apparsi nella loro drammatica realtà?

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