La sinistra rissosa e le motivazioni speciose

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dalla Redazione di Essere Sinistra

Si parla tanto della rissosità della sinistra che si divide, si separa, si frammenta, si sbriciola fino a polverizzarsi in nome della difesa del leader, dell’appartenenza ad un gruppo, ad un movimento o ad un partito ma, alla luce di molteplici esperienze fatte, ci siamo resi conto che molto spesso le argomentazioni e le motivazioni addotte a spiegare le varie divisioni si possono definire solo come speciose.

Tanto per ricordarlo, speciose sta a significare che sono motivazioni apparenti. Lo sono, secondo noi, perchè non tengono conto di una variabile che il più delle volte è determinante a fare la differenza sull’evitare proprio la tanto temuta rissosità: il fattore umano.

Chi oggi si riconosce nei valori della sinistra quasi sempre ha un background politico e umano/personale, ormai consolidato da parecchio tempo.
Spesso ha accumulato delusioni di sorta che l’hanno portato ad isolarsi per il non avere più identità e rappresentanza, meccanismo che favorisce, così, lo strutturarsi sia della disillusione sia di posizioni personali che il più delle volte si rivelano autoreferenziali del tipo: “io ho vissuto queste esperienze ed ho maturato queste convinzioni e per me si deve fare solo così.

E il più delle volte, dato il percorso fatto, sono argomentazioni monolitiche, inscalfibili proprio perchè attingono ad un vissuto individuale dove, metterle in discussione, significherebbe perdere certezze se non addirittura autorevolezza e credibilità presso le persone che si sono conosciute e frequentate politicamente in passato.

È lì, solo lì e tutto lì, il vero problema, ossia l’assoluta assenza di capacità osmotica da parte di cellule le cui membrane sono talmente ispessite e irrigidite da non consentire scambi: ed ecco che, così, si determina la morte dell’organismo. La sinistra, in questo caso.
Quindi, pur di conservare le proprie granitiche certezze e sicurezze o per la difesa dei propri piccoli o grandi privilegi e della propria autorefenzialità, si sceglie di esercitare il proprio Io a scapito del Noi, laddove Noi significa anche il progetto per il bene di un intero paese.

È noto a tutti che la sinistra discute tanto e finché la discussione e il dissenso sono puramente espressione di un pensiero politico, ben venga.
Il problema vero, invece, nasce nel momento in cui ogni singolo cerca di esercitare la propria area di influenza sugli altri solo per affermare il proprio Io.
In un qualunque gruppo politico e fino al partito, se non si comprende che si debba andare oltre se stessi, allora è certo, si arriva a scindersi perchè non è possibile un confronto sano e aperto e un cambiamento politico, partendo dalle singole volontà personali.

Argomentare sulla rissosità della sinistra senza tener conto di tutto questo, non solo è specioso ma addirittura è un errore nell’analisi se davvero si vuole superare il problema che è anche, arrivati a questo punto, culturale.

Culturale di una élite politica tra le teste pensanti nella base della sinistra, bravissima a ragionare in astratto, a fare della pura ricerca, senza però la capacità di comprendere che in questo preciso passaggio serva maggiormente tesaurizzare conoscenza e capacità acquisite nel passato dinamizzandole sull’attuale.
Questo comporta anche agire, essere operativi, ma la prima scelta di queste persone, solitamente è sempre quella di mantenere posizioni, ferree, anche sul non fare il poco nobile lavoro di manovalanza, quale espressione del retaggio del proprio passato politico.

Culturale di una fascia più larga nella base, che conosce pochissimo sia la politica sia il modo di farla, che manca quasi totalmente di esperienza, anche a seguito dell’alienazione della politica attiva sui territori durante l’arco di questi ultimi vent’anni ma che, forte del proprio personale sapere, pervicacemente non accetta di mettersi in discussione e di sacrificare un pezzo del proprio modo di intendere l’azione in favore dell’obiettivo.

Culturale perchè la sinistra oggi, attinge anche ad esperienze spontaneiste e/o movimentiste che non conoscono e quindi non riconoscono, la necessità di organizzare fino in fondo l’attività politica proprio per rendere efficace l’azione. Tra l’altro va molto di moda, attualmente, definirsi anarchici senza sapere esattamente cosa significhi politicamente e il più delle volte solo per potersi sentire autorizzati a fare quel che si ha voglia di fare secondo il proprio metro di giudizio e sentirsi anche nella posizione di poter dire cosa non funziona senza dover proporre soluzioni alternative, senza doversi adoperare fattivamente per attuarle e sanare i vari gap.

È evidente che in un confronto su queste tematiche si inneschino poi conflittualità tali che portino ad incagliarsi fino a sfinirsi per l’incapacità di abbandonare schemi e posizioni personali, e solo per non recedere da se stessi e dalla difesa statica del proprio passato.
Tutto ciò, inevitabilmente, fa scadere la qualità della discussione fino al punto di scivolare in comportamenti per nulla edificanti che ledono irrimediabilmente anche i rapporti di relazione.

Culturale perchè in generale non risulta chiaro che il senso di appartenenza non è mai imposto, bensì dovrebbe nascere spontaneo.
Se ciò non accade è solo perchè in ogni singolo, sulla valutazione obiettiva del progetto, prevale non più, a questo punto, l’individualità bensì l’individualismo, ma anche per ciò che afferma magistralmente Albert Camus in questo passaggio da Il mito di Sisifo:

“Il conquistatore dice: “No! Non crediate che per amare l’azione abbia dovuto disimparare a pensare. Al contrario; posso definire perfettamente ciò che credo, in quanto lo credo fortemente e lo vedo con una vista chiara e sicura. Diffidate di coloro che dicono: ‘Questa cosa la so troppo bene per poterla esprimere’; poiché, se non possono farlo, è perché non la sanno o perché si sono fermati alle apparenze.”

Se abbiamo davvero consapevolezza di ciò che siamo come individui e di ciò che vada fatto, non ci serve che qualcuno ci induca all’appartenenza, avviene spontaneamente. Altresì non si verificano quelle rissosità che tanto ammorbano la sinistra.
Il pensare serve a questo e una misura del raggio d’azione, la dà inevitabilmente.

Tutto il resto dell’analisi, se manca di queste considerazioni, diventa solo speciosità che è ancora un modo di essere autoreferenziali attribuendo motivazioni anche ben argomentate ma solo apparenti, al dissociarsi e al preservarsi da verità che non si vogliono dire per non dover ammettere a se stessi e agli altri, di non essere in grado di partecipare alla costruzione di una nuova sinistra.

Niente di male, nel non essere in grado, a condizione di averne consapevolezza così che il proprio agire non limiti o tolga energie e speranze a chi invece è pronto a spendersi per costruire.

 

 

(immagine dal web)

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