La Resistenza delle fabbriche del nord per sconfiggere il fascismo del sud: i moti di Reggio Calabria

reggio_calabria_1972

Reggio Calabria, 22 ottobre 1972. Foto tratta dall’archivio storico della CGIL

 


A Reggio Calabria, tra il ’70 e il ’72, corse ancora l’eversione con scontri di piazza feroci che durarono mesi e mesi, con le aggressioni fasciste e la repressione delle Forze dell’Ordine.
Ma Reggio reagì, il nord reagì. E si mosse. I treni attraversarono l’Italia per consentire a impiegati ed operai di andare a portare il loro sostegno ai compagni, agli amici, ai loro conterranei che lottavano.
E il fascismo dovette chinare la testa davanti alla risposta dei 50.000 che determinazione arrivarono, malgrado le bombe sulle linee ferroviarie, a manifestare a Reggio Calabria.
Ancora Resistenza!

La Redazione di ESSERE SINISTRA


 

14 Luglio 1970. Esplode a Reggio Calabria una violenta rivolta popolare. A innescarla è la scelta di Catanzaro a sede dell’Assemblea Regionale, ma i moti hanno radici lontane, in mali antichi e in nuove vistose contraddizioni: la disoccupazione, la precarietà, l’esodo verso il Nord industrializzato. Il giorno precedente il sindaco, appoggiato da tutte le forze politiche con l’esclusione di PCI e PSI, aveva proclamato lo sciopero in città contro la penalizzante decisione. Il giorno 15 succede qualcosa: un gruppo di giovani reggini va alla stazione per occupare i binari. La polizia carica con decisione, con violenza, ci sono parecchi feriti e una decina di arresti. Intanto nascono le prime barricate nel centro storico e viene bloccata l’autostrada. Una folla enorme si riversa in Piazza Italia, la piazza principale di Reggio, e chiede l’immediato rilascio degli arrestati.

La polizia carica nuovamente, anche in maniera più decisa e la città esplode. La sera si conteranno circa 45 feriti, quasi tutti frale forze dell’ordine, poiché i Reggini non andranno in ospedale per paura di essere identificati. Nella drammatica giornata successiva c’è il primo morto: Bruno Labate, ferroviere e iscritto alla CGIL, viene trovato agonizzante nei pressi di corso Garibaldi dopo una carica della polizia.

[…]

Barricate, occupazioni, nei giorni successivi la violenza aumenta, bombe molotov,attentati dinamitardi,incendi,cariche della polizia,pestaggi e 5 morti e centinaia di feriti. Il comitato di lotta inasprisce la rivolta proclamando la lotta con le armi,esplosivi e finanziamenti,alcuni industriali Reggini vengono sospettati di favoreggiamento verso i rivoltosi.

La rivolta di Reggio durerà fino al Febbraio del 1971 quando il presidente del Consiglio Emilio Colombo annuncia che a Reggio Calabraia sorgerà il 5 centro siderurgico nazionale con un investimento di 3 mila miliardi e oltre 10 mila posti di lavoro. La città e i Reggini accettano la proposta, e dopo pochi giorni l’esercito entra in città con i carri armati che sgomberano le strade dalle barricate diventate in alcuni casi veri e propri muri innalzati dai rivoltosi.

[…]

Nell’ottobre 1972, a due anni dai fatti di Reggio, su uno dei treni pieni di operai e di sindacalisti diretti nel capoluogo calabrese per la Conferenza del Mezzogiorno, esploderà una bomba: cinque i feriti. Due ordigni scoppieranno sulle rotaie in vicinanza di Lamezia Terme. Altre bombe inesplose verranno rinvenute lungo la stessa linea ferroviaria.

Pierre Carniti, in un affollatissimo comizio, dice: “Quel treno che portava via gli emigranti…non volevano consentire che tornasse per farli partecipare a questa grande manifestazione. Siamo in presenza, amici e compagni, e non la sottovalutiamo affatto, siamo in presenza di una criminalità organizzata, che è anche indicativa, però, del suo isolamento. Si tratta di gente disperata, perché ha capito che l’iniziativa di lotta dei lavoratori, di questa stessa manifestazione sindacale, rappresenta un colpo durissimo.
Ecco perché reagiscono con rabbia, reagiscono con disperazione.
E oggi, come cinquant’anni fa, questa reazione conferma che il fascismo con il manganello e il tritolo è al servizio dei padroni e degli agrari contro i lavoratori e contro il proletariato. Ma dunque compagni, debbono sapere che non siamo nel ’22 e che la classe operaia, le masse popolari, le forze politiche democratiche hanno la forza ed i mezzi per difendere le istituzioni democratiche dall’attacco e dall’aggressione fascista.
E ciascuno farà la sua parte in questa direzione. Oggi non sono calati a Reggio, amici e compagni di Reggio, i barbari del Nord, ma con gli impiegati e con gli operai del Nord sono tornati a Reggio i meridionali!

 

 


 

Giovanna Marini scrisse una bellissima canzone, molto emozionante che racconta magnificamente quel viaggio in treno con le bombe sulle traversine che non li fermò. La dedichiamo a tutti coloro i quali sanno cosa significhi la parola Resistenza.


 

 

 

I TRENI PER REGGIO CALABRIA

Andavano col treno giù nel Meridione
per fare una grande manifestazione
il ventidue d’ottobre del ‘Settantadue
in curva il treno che pareva un balcone
quei balconi con la coperta per la processione
il treno era coperto di bandiere rosse
slogans, cartelli e scritte a mano
da Roma-Ostiense mille e duecento operai
vecchi e giovani e donne
con i bastoni e le bandiere arrotolate
portati tutti a mano sulle spalle
il treno parte e pare un incrociatore
tutti cantano Bandiera Rossa
dopo venti minuti che siamo in cammino
si ferma e non vuole più partire
si parla di una bomba sulla ferrovia
il treno torna alla stazione
tutti corrono coi megafoni in mano
richiamano «andiamo via Cassino
compagni da qui a Reggio è tutto un campo minato
chi vuole si rimetta in cammino»
dopo un’ora quel treno che pareva un balcone
ha ripreso la sua processione
anche a Cassino la linea è saltata
siamo tutti attaccati al finestrino
Roma Ostiense Cisterna Roma Termini Cassino
adesso siamo a Roma Tiburtino
il treno di Bologna è saltato a Piverno
è una notte è una notte d’inferno
i feriti tutti sono ripartiti
caricati sopra un altro treno
funzionari responsabili sindacalisti
sdraiati sulle reti dei bagagli
per scrutare meglio la massicciata
si sono tutti addormentati
dormono dormono profondamente
sopra le bombe non sentono più niente
l’importante adesso e’ di essere partiti.
ma i giovani hanno gli occhi spalancati
vanno in giro tutti eccitati
mentre i vecchi sono stremati
dormono dormono profondamente
sopra le bombe non sentono più niente
famiglie intere a tre generazioni
son venute tutte insieme da Torino
vanno dai parenti fanno una dimostrazione
dal treno non è sceso nessuno
la vecchia e la figlia alle rifiniture
il marito alla verniciatura
la figlia della figlia alle tappezzerie
stanno in viaggio ormai da più di venti ore
aspettano seduti sereni e contenti
sopra le bombe non gliene importa niente
aspettano che è tutta una vita
che stanno ad aspettare
per un certificato mattinate intere
anni e anni per due soldi di pensione
erano venti treni più forti del tritolo
guardare quelle facce bastava solo
con la notte le stelle e con la luna
i binari stanno luccicanti
mai guardati con tanta attenzione
e camminato sulle traversine
mai individuata una regione
dai sassi della massicciata
dalle chine di erba sulla vallata
dai buchi che fanno entrare il mare
piano piano a passo d’uomo
pareva che il treno si facesse portare
tirato per le briglie come un cavallo
tirato dal suo padrone
a Napoli la galleria illuminata
bassa e sfasciata con la fermata
il treno che pare un balcone
qualcuno vuol salire attenzione
non fate salire nessuno
può essere una provocazione
si sporgono coi megafoni in mano
e un piede sullo scalino
e gridano gridano quello che hanno in mente
sono comizi la gente sente
ora passa la notte e con la luce
la ferrovia è tutta popolata
contadini e pastori che l’hanno sorvegliata
col gregge sparpagliato
la Calabria ci passa sotto i piedi ci passa
dal tetto di una casa una signora grassa
fa le corna e alza una mano
e un gruppo di bambini
ci guardano passare
e fanno il saluto romano
Ormai siamo a Reggio e la stazione
è tutta nera di gente
domani chiuso tutto in segno di lutto
ha detto Ciccio Franco “a sbarre”
e alla mattina c’era la paura
e il corteo non riusciva a partire
ma gli operai di Reggio sono andati in testa
e il corteo si è mosso improvvisamente
è partito a punta come un grosso serpente
con la testa corazzata
i cartelli schierati lateralmente
l’avevano tutto fasciato
volavano sassi e provocazioni
ma nessuno s’è neppure voltato
gli operai dell’Emilia-Romagna
guardavano con occhi stupiti
i metalmeccanici di Torino e Milano
puntavano in avanti tenendosi per mano
le voci rompevano il silenzio
nelle pause si sentiva il mare
e il silenzio di quelli fermi
che stavano a guardare
e ogni tanto dalle vie laterali
si vedevano i sassi volare
e alla sera Reggio era trasformata
pareva una giornata di mercato
quanti abbracci e quanta commozione
“il Nord è arrivato nel Meridione”
e alla sera Reggio era trasformata
pareva una giornata di mercato
quanti abbracci e quanta commozione
gli operai hanno dato una dimostrazione.

 

(per leggere l’articolo completo clicca qui)

 

 

 

(immagini dal web)

 

 

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