Scelba, la repressione e la reazione. Ancora Resistenza

Strage di Portella della Ginestra - 1° maggio

Strage di Portella della Ginestra – 1° maggio

 


Una delle figure più oscure della storia del secondo dopoguerra, è di certo Mario Scelba.
Il suo ruolo da ministro degli Interni e da Presidente del Consiglio, raccontano la storia di un pervicace reazionario anticomunista. E’ proprio durante la sua carica al Viminale, che avviene la strage di Portella della Ginestra per mano di Salvatore Giuliano contro comunisti che festeggiavano il 1° maggio.
Racconta, quindi, la storia di un altro periodo di repressione a cui l’Italia antifascista e democratica, rispose ancora nel solo modo possibile: Resistenza!

La Redazione di ESSERE SINISTRA


 

Scelba nasce in Sicilia, a Catagirone nel 1901 da una famiglia piccolo borghese: suo padre è il fattore di un possidente del Catanese, il barone Silvestri. Da ragazzo conosce e frequenta don Luigi Sturzo di cui diventa ben presto segretario.

Caduto il fascismo, Scelba è in prima linea nella Dc accanto a De Gasperi che lo chiama a ricoprire l’incarico di ministro delle Poste. Quando il leader democristiano decide di cacciare dal governo socialisti e comunisti, Scelba lo appoggia in pieno da convinto antifascista ma anche da anticomunista . Nei governi successivi Scelba sarà per sei anni il ministro degli Interni di cui De Gasperi si fida. Il primo provvedimento che adotta è quello di estromettere dalla polizia gli ex partigiani che vi erano confluiti.

Per volere di Scelba si formò un vero e proprio esercito, senza paragoni nella storia d’Italia: gli effettivi della Polizia, dal Luglio ’47 al Gennaio ’48, aumentarono più di 30 mila unità, fino a raggiungere una forza complessiva di 70 mila uomini, Il titolare dell’interno impegnò la macchina organizzativa del ministero e delle questure nel lavoro per la costituzione e la dislocazione nelle aree nevralgiche del territorio nazionale di reparti mobili e di pronto intervento dotati di speciali mezzi e armamenti.

I reparti della Celere erano unità assai organiche e coese la cui complessità e consistenza quantitativa variavano in funzione dei problemi d’ordine pubblico previsti. Non fu però lui l’inventore di questi reparti, già introdotti dal socialista Romita.

Il ministro democristiano fu solo il primo, più accorto e abile stratega. Per il loro impiego occorreva l’autorizzazione diretta, trasmessa all’occorrenza per via telefonica, del ministro stesso. In questo lavoro di riorganizzazione, diede spesso incarichi di rilievo a personaggi dal discusso passato fascista, come il generale dei carabinieri Giuseppe Pieche (assunto alla direzione affari riservati), che ricostituì il casellario politico centrale, strumento crispino di controllo e schedatura degli oppositori.

Nel Paese si susseguirono scioperi, manifestazioni di protesta, scontri con la polizia. Scelba temeva che da un momento all’altro i comunisti potevano imboccare la strada della rivoluzione ed è per questo che la polizia, per sua disposizione, non andava per il sottile nel reprimere le agitazioni.

Secondo i dati della segreteria nazionale del Partito Comunista, mai smentiti, negli anni della gestione Scelba del Ministero degli Interni, gli scontri lasciano sul terreno oltre cento morti e migliaia di feriti. A questi bisogna poi aggiungere gli arrestati: 148.269; fra questi 61.243 condannati per un totale di 20.426 anni di carcere. Per questa sua durezza socialisti e comunisti lo bollano come “fascista”. Ma in realtà si deve proprio a Mario Scelba la legge che vieta la ricostituzione del partito fascista e che porta proprio il suo nome.

 

(fonte: http://www.occupazioneterre.altervista.org/ministro-scelba.html)

 

(immagine dal web)

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