La verità, il coraggio e la nostra Resistenza

partigiani

 

di Ivana FABRIS

Quando parliamo di Resistenza, di partigiani, di lotta, noi, gente di sinistra, non riusciamo a non provare un moto di commozione.
I nostri detrattori ci sberleffano tacciandoci di essere nostalgici, di voler rimanere ancorati ad un passato che non è più e che non tornerà mai più.

Vabbè, tocca rassegnarsi a queste pochezze perchè altri argomenti non ne hanno e si attaccano all’unica meschineria che hanno a portata di mano, considerato che chi fa queste affermazioni di politica evidentemente sa davvero poco per non dire niente.

Il punto però, che a me interessa valutare per farci una riflessione, è un altro.
In questi giorni, per il 70° Anniversario della Liberazione, nella nostra pagina Facebook, abbiamo raccontato molto della Resistenza e di come si sia articolata nel corso di almeno 50 anni di storia repubblicana, proprio perchè volevamo far capire a quante più persone possibili, che la Resistenza non si è fermata col 25 Aprile del 1945, ma è proseguita anno dopo anno, attentato dopo attentato, strage dopo strage, ingiustizia sociale dopo ingiustizia sociale, conquista dopo conquista. Ed è proprio su questo dato storico che si smentiscono tutte le amenità sul nostro essere nostalgici.

Inoltre mi preme dire che non dobbiamo vivere nel passato e neanche ci interessa farlo, ma che, se non comprendiamo il nostro passato, non potremo capire il presente ed immaginare e progettare il futuro.

Dalle reazioni, dalle interazioni e dalla partecipazione che ci sono state (e di cui ringrazio di cuore tutti quelli che ci hanno seguiti qui e su Facebook) a me è parso evidente che la commozione che in generale provano moltissimi, è frammista ad un senso di orgoglio per ciò che si è stati capaci di fare, alla rabbia per ciò che si è consumato in questi ultimi vent’anni e al rimpianto della nostra capacità di lottare che si mescola al senso di impotenza che di questi tempi affligge la gente di sinistra che non ha più rappresentanza e assiste allo sfacelo di quelle conquiste ottenute anche col sangue.

Personalmente trovo giustificati questi sentimenti, penso però, che sia arrivata l’ora di incanalarli e trasformarli in energia per riuscire a svoltare.
Penso che sia arrivato il tempo.

Oggi sulla nostra pagina Facebook e qui, abbiamo voluto affrontare il tema della Trattativa Stato-mafia che si è rivelata essere la chiave di volta di ciò che viviamo oggi. Lo Istituzioni sono state messe platealmente sotto scacco perchè era venuto a mancare il referente politico al governo (la DC) e alla mafia serviva un nuovo capo, serviva costringere il centro e la sinistra di questo Paese, ad accettare l’entrata in politica di Silvio Berlusconi.

Il prosieguo degli eventi lo conosciamo tutti, quindi inutile tornarci e se leggerete i documenti postati sulla nostra pagina Facebook oggi, potrete approfondire quanto e come più vi piace.
Quello che mi preme di quegli anni, però, è sottolineare il fatto che se ci siamo ritrovati Berlusconi che è stato prodromico all’instaurarsi del governo Renzi – e con quelle modalità – è proprio perchè la nostra dirigenza, ha abdicato anch’essa alla mafia, probabilmente vedendo una pericolosità estrema per la tenuta democratica del Paese in quegli attentati e perchè la base della sinistra storica, ha accettato che fosse finito il tempo delle ideologie. In pratica, è venuta meno la nostra capacità di essere Resistenza del nostro tempo.

Se ci pensate, progressivamente abbiamo smesso di andare in piazza a protestare, progressivamente abbiamo abbandonato la nostra capacità di pensare di politica e di fare politica, di andare nei territori, di stare a contatto con le persone e raccoglierne le istanze, abbiamo lasciato le sezioni che oggi sono dei meri ufficetti elettorali, abbiamo cominciato a pensare, tutti, che il tempo delle contrapposizioni, del conflitto, della militanza e della Resistenza, fosse finito già col crollo del muro di Berlino.

Abbiamo smesso di fare proposte politiche di sinistra, ci siamo votati all’antiberlusconismo militante che, paradossalmente, ha dato ancora più visibilità allo stesso Berlusconi, ancor più autorevolezza e, nelle persone di centro, spessissimo lo ha fatto percepire come un martire.

So che molti non saranno d’accordo con me, ma basterebbe rileggere la storia di questi ultimi vent’anni e confrontarla col passato per capire.
Vorrei anche affermare che, se guardo quello che Renzi col suo governo sta facendo, la destra conosce molto molto bene la storia di questo paese, a differenza di noi di sinistra, considerato che sta ripercorrendo tappe già vissute nella nostra storia.
Perchè loro lo fanno e noi no? Perchè la base della sinistra non si spende per documentarsi e capire il nostro passato?
Qualcuno sa rispondermi?

A me pare che noi ci illudiamo continuamente, che vogliamo illuderci perchè ci atterrisce e smarrisce l’idea che i nostri dirigenti ci abbiano abbandonato e consegnato a Berlusconi e a Renzi, mentre ritengo che sia esattamente ciò che è successo nei fatti e a questo punto mi pare doveroso citare Gramsci, anche per ricordarlo oggi che ricorre l’anniversario della sua morte e perchè a distanza di quasi ottant’anni è ancora attualissimo: “L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva”.

Una delle tante illusioni, per esempio, è che ci raccontiamo che la sinistra a livello dirigenziale, non ha saputo interpretare il presente che viveva.
Beh, no. Mi spiace dirlo, ma oggi, alla luce di quanto vedo e nel mio piccolo riesco a capire, mi sento di dire che non ha voluto.
Non entro nel merito delle motivazioni che possono essere molteplici, lascio che ognuno provi ad esperirle in proprio e, se ha piacere, a proporle per confrontarle, rimane il fatto, però, che nel popolo della sinistra il senso di orfanità aleggi e incomba come un fantasma.

Molti, quindi, han preferito e preferiscono pensare che il partito che oggi vediamo, contenga ancora tracce di quello che era il PCI, molti altri non riescono a comprendere esattamente cosa sia successo, altri ancora han abbandonato il campo e son convinti che non ci sia speranza. Insomma, le facce di questa medaglia sono tante e sono variegate ma il denominatore comune è ancora lo stesso: la sinistra esiste, nel Paese, ma non trova chi sia capace di organizzarla e dinamizzarla.

Facciamoci quindi coraggio, anzi, ritroviamo quel coraggio che ci è sempre appartenuto e accettiamo la realtà, diciamoci le verità più amare anche a costo di farci male, cerchiamo NOI di capire, poi confrontiamoci, discutiamone insieme, infine riaggreghiamoci e andiamo avanti, non facciamoci fermare dallo sconforto, dalla rassegnazione, dalla delusione perchè è quello che Renzi, Berlusconi, la mafia e tutti i loro sodali, vogliono.

Lo dico anche ai compagni che abbiamo perso per strada: non fatevi fermare dalle incomprensioni, non smettete di credere che possa essere possibile, tornate a lottare insieme a noi.
Per questa nuova Resistenza c’è bisogno di tutti coloro i quali hanno il cuore di colore rosso, come quello dei ragazzi e delle ragazze che per noi, senza farsi mai scoraggiare e intimidire, hanno sfidato il fascismo e le difficoltà, hanno lottato per la nostra Libertà e per la nostra Democrazia.

 


 

Tengo molto, oggi, a fare un ringraziamento particolare a due persone, da qui.

A Filomena Bertone Citti che ieri ci ha salutati così: “ragazzi e ragazze del cuore rosso siete veramente in gamba e non ho parole per ringraziarvi, per tutto quello che state facendo per la nostra lotta. Grazie

Ad Anna La Greca Dentale che oggi sulla nostra pagina Facebook ha lasciato questo bellissimo commento: Essere di Sinistra…molto difficile spiegarlo…molto facile esserlo”

Grazie a voi e a tutti quelli che non smettono di crederci.

 


 

(immagine dal web)

 

 

 

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