E liberiamoci dal male…

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di Luca SOLDI

Con Libera, la battaglia di liberazione continua combattendo contro le illegalità e la corruzione.
Ma anche per il diritto al lavoro. Per un reddito di cittadinanza che restituisca la dignità.

70 anni sono molti per una società che corre frenetica, sempre in avanti, ma che diventa anche ben poca cosa quando andiamo a frugare in quella memoria che è la storia recente di una democrazia ancora incompiuta.

Una democrazia che si trova a confrontarsi con un potere segreto, diffuso ed impalpabile che si aggira in quelle stanze istituzionali che si vorrebbero sempre più arbitrarie, svincolate dai necessari controlli, verifiche e tutele. Fuori controllo da quelli che si considerano i lacci di una Costituzione che qualcuno ritiene ormai superata ma che in realtà propone una visione di Stato ben più “moderna” di quella dei suoi stessi detrattori.
Rendendo così inconciliabile ed incompatibile ogni tentativo di risollevare il destino di una nazione che perde di vista il bene comune della trasparenza e dell’etica del suo popolo.
Confinando l’esposizione di questi valori ad una qualche lezione universitaria.

Così, per riaffermare il diritto a questi principi che si pone, davanti a tutti, la questione di combattere una nuova guerra di liberazione.

E questa guerra di liberazione che ci viene chiesto di combattere, non richiede di perseguire atti di coraggio oppure di eroismo come quelli dei partigiani che si gettavano alla “macchia” sulle colline, sui monti intorno alle nostre città.
Quello che viene chiesto è di combattere a viso aperto contro la rassegnazione, contro l’indifferenza dilagante.
Contro un nemico subdolo che si insinua nei centri di potere pubblici e privati, ma che mette alla prova anche ognuno di noi nelle piccole cose della vita quotidiana.

Come ha avuto a dire Don CIOTTI, l’anima fondatrice di Libera che poco più di un mese fa, a Bologna durante la Giornata della Memoria del 21 Marzo, di fronte ad oltre
centocinquantamila persone:
La corruzione e’ un reato mascherato e la più grave minaccia per la democrazia. Toglie risorse al Paese.” Ed ancora rincarando la dose, ” Non possiamo più parlare di infiltrazione, dobbiamo parlare di occupazione“.

E di fronte ad una “occupazione” del potere, da parte di un sistema che corre il rischio di essere esso stesso, ormai a livello nazionale, sistema mafioso, la risposta non può essere che forte, decisa.
Occorre una nuova liberazione, questa volta verso quella presenza criminale che si è insinuata nelle istituzioni.
Una resistenza fatta di una nuova visione sociale, morale ed etica che trasversalmente attraversi quei fondamentali che sono, ancora, innanzitutto i partiti politici.
Testimonianza, altrettanto forte che arriva anche dalle frasi del Presidente della Repubblica, Mattarella, a Milano, in occasione delle cerimonie per il 70esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Per noi democrazia vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione. Vuol dire contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali. Sono una piaga aperta nel corpo del Paese”.
Parole che ribadiscono così un concetto caro e che già aveva espresso con forza anche durante il discorso d’insediamento.

E così continuando, tramite un filo ininterrotto che parte dall’esempio delle formazione partigiane che ci liberarono dalle dittature e gettarono le basi della nostra Repubblica e che arriva ai nostri giorni.
Con la richiesta accorata a colpire, con determinazione, i nuovi centri di potere che vivono solo dell’interesse personale, della gestione lobbistica, ma anche della rassegnazione di un popolo che si fa’ “suddito” verso tutti i mali che hanno intrecciato la vita politica e la cronaca criminale di questi ultimi mesi.
Così per gli scandali del Mose, dell’Expo, di Roma Capitale, della Firenze corrotta, ma anche dei traffici delle ecomafie, dei rifiuti tossici, delle Terre dei Fuochi, del gioco d’azzardo, del traffico di vite umane.
Della triste pagina della trattativa Stato-Mafia.
Ponendo attenzione verso questi temi ma anche verso una “riforma” delle coscienze che crei le condizioni a quella terra fertile nella quale prevalga la nuova resistenza morale, sociale ed etica.

Ecco, così che proprio da Libera e da tutti i movimenti di quella costellazione che la circondano che arrivano segnali di vere e proprie “campagne” di lotta e presenza viva.
Da quel fondamentale strumento che sono le proposte di sensibilizzazione nelle scuole, la fattiva riappropriazione, da parte della collettività, dei beni confiscati alle mafie, affidati poi ai giovani di Libera Terra, fino al sostegno ai familiari delle vittima di mafia.
E poi le campagne di “Riparte il futuro”, contro i reati ambientali, contro le Narcomafie.
Fino ad arrivare all’ultima. Di pochi giorni addietro.
Quella per il reddito di cittadinanza o meglio dignità.
Contro quel male che è la peggiore delle malattie: la povertà.

Per costringere a mettere al centro delle agende di una politica, colpita da mille distrazioni, quelli che sono i problemi che riguardano la dignità, la sopravvivenza di milioni di persone di fronte ad una povertà letteralmente fuori controllo.
Persone pronte, se abbandonate a loro stesse, ad ingrossare una platea sempre più vasta di manovalanza, sempre più disponibile, per sopravvivenza, a passare sopra principi e valori che un tempo sarebbero stati indiscutibili.
A tale proposito, il grido d’allarme di Libera, che riunisce al suo interno una realtà di oltre 1500 associazioni, viene rafforzato, proprio in queste ore, dal Rapporto europeo sugli investimenti nel sociale, che denuncia, nel ” Social investment in Europe” la difficile situazione del welfare italiano.
La ricerca che si concentra proprio sul livello di protezione sociale di tutti i Paesi europei, inserisce, proprio il nostro, fra quelli che NON hanno fatto i passi significativi in direzione di una strategia complessiva verso le politiche verso l’indigenza e l’esclusione sociale.
Anzi si evidenzia la preoccupazione per quei tagli al sociale del 32% nel raffronto del periodo fra il 2010 ed il 2014.

Libera dunque, rivendicando il suo diritto ad essere libera da ogni tipo di strumentalizzazione, si fa portatrice di valori e diritti che in molti sembrano voler abbandonare.
Allo stesso tempo, travalicando, superando, quei suoi fondamenti ispiratori nati dalle stagioni delle stragi che erano di lotta ad una mafia fatta dei vecchi capi, boss o capi-bastone, per trasformarsi, come abbiamo visto in questi venti anni dalla fondazione, in un movimento di azione contro quanto di peggio questo nostro Paese mette in campo.
Per attuare, invece, i valori che ha dentro: germogliati in quel 25 Aprile.

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