Il giorno del “redde rationem”

Matteo Renzi

di Vincenzo G. PALIOTTI

Il governo, quindi, pone la questione di fiducia sulla legge elettorale.
Ci si può, ci si deve indignare ma ce lo dovevamo aspettare. Non c’è stato provvedimento, riforma che non sia finita in questo modo. Questo è un segno di debolezza che dovrebbe far pensare tutti, un segno di debolezza di un governo che vuole diventare forte perché forte non è, ci sono troppe “resistenze” e quelle interne – seppur minime – sono dannose, fastidiose all’immagine di Conducător di Renzi.

Allora si ricorre alla fiducia perché i “minoritari” sono sensibili alla “casa”, alla “ditta” ma noi cittadini oggi abbiamo tutto il diritto di aggiungere: “sono sensibili alla poltrona”.

E’ arrivato quindi il “momento della verità”, è arrivato il momento in cui ognuno deve interrogare la propria coscienza civica e scegliere il privilegio o il rispetto delle ideologie e dei valori che si sono, tra l’altro, sempre predicati.
Ora le chiacchiere stanno veramente a zero: quelli che conteranno saranno solo i fatti.

Non dico questo speranzoso in un “colpo di reni” da parte di chi ci ha delusi fino ad oggi, è solo un modo per ribadire il concetto che, di fronte a questioni così gravi e decisive per il Paese, ognuno deve interrogare la propria coscienza al di la di ogni ideologia, di ogni partito, di ogni “ditta” o “casa” che sia e lasciar approvare qualcosa che mina seriamente la nostra democrazia significa essere di fatto complici, lo dico per chi ancora in questi giorni ci voleva convincere che c’è rimasto del buono dal salvare in questo partito.

Io da tempo ho abbracciato la causa di Landini, di Don Ciotti, e da quella mi aspetto qualcosa di concreto non le solite chiacchiere, i soliti tatticismi che oggi sono alla resa dei conti.

Aspetto di vedere quindi cosa accade, senza molte speranze e con molte preoccupazioni perché se dovesse passare questa riforma, e Renzi lo sa benissimo e per questo ha messo la fiducia, da debole e incapace qual è questo governo diventerebbe forte come ho detto all’inizio del post e potrebbe continuare nella sua opera di smantellamento dello Stato e della forma parlamentare e rappresentativa della democrazia. A tutto questo non basta più solo indignarci, bisogna agire.

Bisogna organizzarci per far fronte a questo ulteriore colpo che Renzi ha dato alla democrazia ed allo Stato Repubblicano. Chi spera che intervenga il signor “meno peggio”, si illude proprio come si è illuso fino ad oggi che la minoranza PD si facesse sentire: il Presidente della Repubblica non interverrà. Se ne aveva intenzione l’avrebbe già fatto prima che Renzi ponesse l’ulteriore fiducia su una legge che fonda l’architrave democratico dello Stato. Proprio lì dove il governo dovrebbe tacere. E in questo modo taglia per sempre fuori, se dovesse vincere, il Parlamento.

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