Una donna scienziato. Margherita Hack

margheritahack

 

di Claudia BALDINI

Forse fu quando quell’esser intermedio fra la scimmia e l’uomo assunse l’andatura eretta, circa cinque o sei milioni di anni fa, che alzò gli occhi al cielo e si accorse delle stelle.
La cupola che avvolgeva il suo mondo era costellata di innumerevoli puntini luminosi, la cui funzione non era comprensibile. È da quell’epoca remota che in embrione comincia l’avventura umana di capire l’universo che vi accoglie. Probabilmente la scienza non riuscirà mai a far luce piena su quello smarrimento, che appartiene al territorio irriducibile del mistero dell’esistenza. Nè vuole provarci questo libro, che ha invece uno scopo più concreto: raccontare brevemente come si è evoluta la nostra capacità di leggere il cielo, scoprendo, all’aumentare e raffinarsi delle conoscenze, quali nuove domande sono emerse e quali vecchie risposte sono entrate in crisi, ampliando sempre di più le frontiere dell’infinito“.

Qui, in questo paragrafo che ho fotocopiato dal suo ultimo libro ‘Il mio infinito‘ si racchiude forse la grandezza di Margherita come scienziata, come donna, come pensatrice.

Nata nel 1922, era molto più anziana di me quando ebbi occasione di incontrarla.

La prima volta fu alla Festa Nazionale dell’Unità a Bologna dove venne proprio a parlare di stelle. E a rispondere a tante domande. Mi piacque da morire. Tempo dopo, mi fu chiesto dalla cooperativa di cui ero consulente di progettare una parte di software che doveva comandare la rotazione angolare dell’immenso telescopio di Trieste, dove Margherita era direttrice. Fu così che divenne indispensabile sentire esattamente quello che serviva e solo lei poteva spiegarlo. Molte furono le bozze prima di giungere ad accontentarla, e poi, finalmente perfetto.

Andammo così a festeggiare alla trattoria “Bella Trieste”. E parlammo due ore, stavolta di politica.
Io ero nel PD, lei in Sel. Ne presi di ogni, la critica era pure giusta, ma io non me ne rendevo conto (come tanti eh, mica sono sola!).
Però le piacevo, per l’onestà del riconoscere le cose e la volontà di confrontarmi.

Poi parlammo della nostra passione comune, gli animali. Lì nessuna divergenza.
Lei usava i soldi per far del bene, a persone e animali. A tanti canili e gattili donava e mandava cibo e medicinali.
Grande persona. Buona d’animo con tutti.

Aveva persino ‘adottato’ la figlia della loro governante e l’aveva fatta laureare. Non è stata ripagata bene.
Quando da Trieste passava per Bologna, telefonava e spesso ci trovavamo a Bologna.
Per parlare, aveva i calcoli che le davano noia, ma rifiutava di operarsi e aveva il cuore che alla fine la tradì.

Bella donna, bella amicizia e grandi risate. La ricordo sempre.

 

(immagine dal web)

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