A chi giova bruciare un SUV?

scontri-manifestazione

di Andrea PROVVISIONATO

E’ curioso come ieri a Bologna siano state spaccate teste senza tanti problemi agli studenti e insegnanti che contestavano Renzi pacificamente, da quegli agenti che sono stati lodati a Milano per la loro “professionalità” e “moderazione”.
E’ curioso come un corteo di 20/30mila persone che ha sfilato per le strade di Milano pacificamente e con concrete proposte, al grido Noexpo, sia stato mediaticamente oscurato da 300 persone che hanno messo a ferro e fuoco, non una città, come è stato scritto da tutti, ma solo una o due vie del capoluogo lombardo.

E’ inutile bollare i Black Bloc come “vandali figli di papà”, come ha fatto i nostro solerte e sempre attento presidente del Consiglio. Non lo sono e non aiuta ad inquadrare il problema.
I ragazzi vestiti di nero, che spaccano vetrine e bruciano suv, non vengono dai quartieri bene della Milano da bere. E neanche dalle officine metalmeccaniche delle fabbriche torinesi. Sono quello che una volta era considerato il sottoproletariato, che è il vero proletariato di oggi. Sono giovani europei che vivono di lavori sottopagati in nero. Sono ragazzi che vivono in appartamenti occupati o dividendo in 6 l’affitto di un appartamento di 3 stanze, nelle periferie più grigie delle nostre città, per la modica cifra di 1000 euro mese. Sono persone che vivono di lavori stagionali o giornalieri. Sfruttati, senza norme di sicurezza. Uno di loro una volta mi ha detto: “Sai come ci pagano gli straordinari a noi che montiamo palchi per i grandi concerti delle superstar americane? In cocaina. Capisci? Ti drogano così poi sputi ancora più sangue”.

Queste persone non assomigliano neanche lontanamente all’operaio della Fiat nel ‘68. Queste persone sono più simili, come condizione sociale, all’operaio della Ford di Chicago agli inizi del ‘900. Da qui la rabbia incondizionata per tutto quello che è ricchezza e benessere. Ma non sono neanche i casseurs de banlieue di Parigi. Sono persone politicizzate. Che respirano politica. Nei Centri Sociali, nelle occupazioni delle case. Sono in prima fila nelle lotte contro i CIE. Facevano solidarietà con i migranti scampati al Mediterraneo e inchieste sui morti affogati, quando i Tg di Rai uno si occupava solo del culo della Ferilli.

Certo. Questo non giustifica la loro pratica politica. Non condivido la loro violenza indiscriminata contro tutto e tutti. Quando li ho visti bardati di nero e armati di bastoni alle manifestazioni mi hanno sempre un po’ spaventato. Ma si, lo ammetto: non li ho mai fermati. Perché? Perché sono più simili a me di quanto lo sarà mai un Saviano o un Civati. Perché sono solidale con la loro classe sociale. Perché sono più vicino al loro pensiero che a quello di Renzi o Di Battista. Questo tuttavia non li esime da una critica politica forte e incondizionata. Le loro pratiche di piazza sono strumentali e strumentalizzate. Vengono usati.
Come i tifosi ultrà dalle squadre di calcio.

Ed allora mi pongo delle domande.
A chi giova lasciare che una massa indistinta di 300 scalmanati scorrazzi per la città indisturbata, bruciando e distruggendo tutto? A chi giova che un corteo invece pacifico di 30mila persone passi del tutto inosservato? A chi giova mettere paura alla gente, che manifesta pacificamente, spaccando teste come è successo a Bologna oggi? Genova aveva tutti questi elementi racchiusi in sè. Il G8 di Genova 2001 e il successivo 11 settembre hanno decretato la morte del primo movimento mondiale, dopo quello comunista, nato dal basso che criticava il potere capitalista, senza idealismi, ma semplicemente preannunciando quello che oggi sta puntualmente avvenendo. Oggi il Capitale è in crisi economica, di valori, e rischia nuovamente il collasso. Provate a rispondere: a chi giova mettere in discussione ogni tipo di protesta e annientarla con la violenza?

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