Sempre e solo propaganda

ipnosi

di Vincenzo G. PALIOTTI

E quindi la riforma elettorale è andata in porto: a meno di strascichi costituzionali, che sono certo ci saranno, Renzi ha portato a casa la seconda riforma del suo “impero” (basso). Anche questa ottenuta con lo strumento ricattatorio della fiducia.
A nulla sono serviti gli “appelli”, le argomentazioni delle opposizioni, anche di quelle interne al PD futuro Partito della Nazione: lui è andato avanti come un treno che ferma solo nelle stazioni principali, o quelle che lui ritiene tali. Questa volta ha saltato anche Arcore, almeno secondo quanto dichiarava Brunetta alle dichiarazioni di voto, dimenticandosi che al Senato la legge è passata solo per voti di Forza Italia.
Dopo il Jobs Act e l’Italicum, in questo suo gioco al massacro delle tutele del lavoro e delle istituzioni pubbliche, seguirà la riforma della scuola ed è quasi certo, viste le reazioni delle opposizioni ma anche delle bellissime piazze dello Sciopero Generale di oggi, finirà come al solito con un nuovo ricatto di fiducia. Verrà così eliminato ancora una volta il dibattito in Parlamento che ogni giorno che passa perde le sue funzioni. Si, certo. Dopo la folla oceanica di oggi, pare che finalmente il Presidente del Consiglio voglia ascoltare gli insegnanti. Ma io, visti i precedenti, non mi fido.

Leggendo i commenti su Facebook e su Twitter, ma anche quelli dei lettori sui principali quotidiani del Paese mi rendo conto del codazzo che ha Renzi e mi rendo conto come il nostro Paese sia il paese delle contraddizioni. Il paese dell’apparenza mediatica: una enorme facciata che nasconde abilmente la verità e tutti i difetti di questa volontà riformistica, che di riformismo socialista non ha nulla. Qualche esempio: tutti, indistintamente, si dicono liberali però poi li senti parlare, per esempio, dei sindacati come delle organizzazioni a delinquere che tutelano gli assenteisti, i parassiti, i perdigiorno e quindi questa “stretta” ai diritti arrivata con la Jobs Act è vista da tanti come un toccasana, e li senti dire “finalmente”.

Un toccasana che è tale fino a quando non li riguarderà direttamente. Allora forse ci si ricorderà che proprio grazie ai sindacati avevamo un contratto nazionale di lavoro che disciplinava i rapporti tra prestatore d’opera e datore di lavoro che un tempo imperava e considerava il lavoratore una sorta di suddito. Ci stiamo ritornando a quella condizione di servaggio proprio grazie alla riforma ed il contratto nazionale è carta straccia.
Certo ci sono le eccezioni che nessuno vuole nascondere, gli eccessi de soliti “furbi”, ma queste sono sempre un risultato del nostro costume: nel nostro Paese c’è gente che ha frainteso il senso della democrazia che non è fare il proprio comodo in dispregio delle leggi, è prima di tutto rispettare le leggi, le regole, è rispettare i propri simili per ricevere lo stesso rispetto. Manca quindi il senso della collettività perché chi approfitta delle tutele in modo truffaldino, come quelle contenute nel contratto nazionale di lavoro, non capisce che mette in pericolo l’utilità e la credibilità delle regole stesse e che poi il qualunquismo, altra “grande virtù” in voga, ne richiede l’abolizione, come poi è stato fatto. Ma le eccezioni non possono diventare il paravento dando la possibilità, e l’alibi, di giustificare riforme del lavoro liberticide come il Jobs Act che di fatto penalizza non quella piccola parte negativa che andava sì sanzionata, ma la stragrande maggioranza di persone oneste che fanno il loro lavoro con dedizione ed attaccamento al lavoro stesso. Eppure, come ho detto, c’è gente che plaude perché finalmente chi ne approfittava verrà punito, non calcolando, nell’immediato, che quei diritti cancellati riguardano anche lui: che anche a lui sono stati strappati via.
E basterebbe solo questo per capire che aria tira nel Paese.

Purtroppo non è tutto perché, con la nuova legge elettorale, oltre ai diritti come lavoratori perderemo anche quelli di elettore e così come è fatta ci metterà completamente nelle mani del populista di turno: oggi è Renzi, ma domani potrebbe essere anche peggio.
Immaginatevi quindi cosa ci aspetta in futuro. Entrambe le leggi devono però passare per la Consulta perché sia il Jobs Act che l’Italicum contengono elementi che vanno in contrasto con diversi articoli della nostra Costituzione e la speranza di tutti è che queste irregolarità vengano presto messe a nudo in modo da riscrivere tutto. Sto parlando di Corte Costituzionale, senza riferirmi al Presidente della Repubblica, perché credo che, pur essendo un esperto costituzionalista riconosciuto firmerà entrambe le riforme.
L’appello fuori luogo e senza garbo Costituzionale di Napolitano a non perdere più tempo in discussioni credo abbia fatto già decidere il “garante” della Costituzione.
Queste due riforme, a mio avviso mettono in evidenza quanto poco sta facendo il governo, quanto stia evitando molto furbescamente di affrontare i reali bisogni del Paese. Le priorità, anche quelle espresse dall’Europa, non erano certo quelle alle quali si è “dedicato” il premier/segretario. Queste sono solo propaganda. Lo ribadisce per tutti noi l’ISTAT che rileva un aumento della disoccupazione e con ciò mette in discussione tutte le assicurazioni del premier/segretario, con la complicità di quello Squinzi di Confindustria che con il governo Letta era critico fino all’eccesso e che oggi si arrampica sugli specchi per non dover riconoscere che il Jobs Act è tutto fuorché un mezzo per creare occupazione, come ha riconosciuto anche l’economista Boeri chiamato alla presidenza INPS.
Quindi solo propaganda, ma di concreto nulla: debito pubblico in aumento, PIL fermo, politiche industriali che perdono ancora punti e sono ferme come tutto il resto e come nel mezzo di una bonaccia dove non soffia nemmeno un alito di vento, la nave è ferma, al contrario di quello che affermava due giorni fa trionfante il premier/segretario.

Eppure si plaude per il decisionismo ed il fare di Matteo Renzi, spero che quando tutta questa “Frontline”, narrazione di facciata, crollerà non ci resteranno da amministrare le macerie di un Paese che vive di annunci, di cinguettii, di vittorie che poggiano sul niente assoluto.

Aspetto tutti quelli che mi danno del conservatore perché vedo in Renzi un pericolo, perché secondo loro bisogna correre, bisogna velocizzare, li aspetto come i tanti antifascisti aspettarono che quelle folle oceaniche che inneggiavano al populista di turno, dal 1922 al 1943, aprissero gli occhi e si accorgessero i danni arrecati al Paese nell’appoggiarlo e seguirlo. Questi non si fecero pregare più di tanto all’alba del 25 Luglio 1943 quando il populista di turno fu spodestato ed allora quasi tutti salirono sul carro dei vincitori, come sempre usano fare gli italiani, affiancando chi aveva combattuto contro tutto questo avanzando gli stessi diritti e dichiarandosi “anti”, dimenticando le giornate spese in adunate rumorose e deliranti sotto un balcone in Piazza Venezia a Roma.
Li aspetto al varco e, vista la situazione italiana, non credo di dover attendere ancora molto.

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